Giornalisti: un euro a pezzo o ‘’Quattro per cinque’’?

| 27 gennaio 2011 |

Emarketer Qui sopra, una inserzione apparsa in questi giorni su http://emarketerwebmedialab.it/job/. Parla da sola e non aggiungiamo altro.

4x5Qui accanto, il logo della campagna 4×5, che ci sembra giusto rilanciare.

Da terre libere:

“Non lavoro per meno di 50 euro” è la campagna dei giornalisti che rifiutano di scrivere gratis. Si ispira all`esempio dei braccianti africani che a Castel Volturno hanno scioperato contro i caporali con questo slogan.

Molti dei giornali, siti e contenitori di informazione sono prodotti sfruttando giornalisti collaboratori e precari. Con contratti da fame o senza uno straccio di contratto per anni. Pagati anche 4 centesimi a riga o pochi euro ad articolo, ricattabili e isolati. Si lavora senza sapere se, quanto e quando si verrà pagati.

Non chiediamo un contratto, chiediamo rispetto. Chi aderisce alla campagna promossa dall`ebook “Quattro per cinque” non accetta più di scrivere senza garanzie. “Io mi sono sempre rifiutato” – scrive Gabriele Del Grande nella prefazione. “Motivo per cui non ho mai scritto con una serie di quotidiani che Raffaella Cosentino cita nella prima parte del suo libro e che poi sono i quotidiani che fanno le loro battaglie ipocrite contro il precariato. Ma come ben spiega anche lei, il fenomeno è ben più vasto, e anche i principali quotidiani italiani non ne sono esenti”.

I nostri obiettivi:

  1. Riconoscimento del pagamento minimo per articolo o notizia coperta (50 euro minimo)
  2. Certezza dei tempi per il pagamento   (40 giorni massimo)
  3. Regole chiare per la proposta, l`approvazione, la pubblicazione.
  4. Iscrizione al sindacato dei giornalisti con una quota ridotta (20 euro e non 100 annuali)
  5. Rappresentanza sindacale per i collaboratori all`interno delle redazioni

6 Risposte “Giornalisti: un euro a pezzo o ‘’Quattro per cinque’’?”

  1. ciro pellegrino

    Iniziativa lodevole, ma in Italia ci sono tanti coordinamenti di giornalisti precari che da ormai 1-2 anni pongono il problema in sede pubblica.
    Parlo per la realtà che conosco e che contribuisco a costruire, quella della Campania: sul sito http://www.cronisti.info abbiamo fornito ampia dimostrazione con uno studio sul precariato regionale prima e con una inchiesta sui finti corsi per diventare giornalista (culminata in un esposto alla Procura) di quanto ci sia da lavorare.
    Gli studi sono in formato pdf, scaricabili ovviamente gratis.

  2. Redazione

    Grazie Ciro, secondo noi è giusto segnalare e sostenere queste iniziative per far capire, soprattutto alla Fnsi, che la questione del precariato ha ormai raggiunto una massa critica tale da non poter essere più elusa. Deve diventare il cuore dell’ iniziativa sindacale (ma anche ordinistica), come d’ altronde è emerso anche al recente Congresso Fnsi di Bergamo. Insomma, inutile fare come lo struzzo: la realtà è questa e bisogna affrontarla.
    la redazione

  3. free lance

    Il problema non e’ tanto il precariato della categoria, quanto quello che le redazioni di alcuni giornali sono disposte a pagare ad un free lance per un articolo. Io sono a favore della libera professione ma contro gli avvoltoi che approfittano dello status di debolezza di molti di noi,col sol fine di specularci su in maniera indegna. Scrivere e’ una passione incontenibile per chi lo fa sul serio; ma l’amore per questo lavoro a volte ci rende deboli e facili prede, soprattutto, per chi ne e’ divoratore abituale.

  4. Redazione

    Infatti: uno degli elementi chiave di questa situazione, probabilmente,è proprio il ruolo delle redazioni – in tutta la scala delle gerarchie – e quindi dei Cdr. Che invece di guardare con attenzione e disponibilità al ‘fuori’, si chiudono a riccio nel ‘dentro’…

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