Giornalisti: Iacopino, nessuna tregua agli editori ‘’ladri di verità e di sogni’’

| 27 aprile 2011 |

Iacopino

Il presidente dell’ Ordine replica alla lettera aperta pubblicata qualche giorno su  Lsdi (‘’Sicuri che lo scontro frontale con gli editori sia pagante?’’), a commento di un dibattito svoltosi al Festival di Perugia – Sentendo uno strano clima nei confronti dell’ Ordine e della Fnsi, racconta Iacopino, avevo ‘’sentito il bisogno di affermare che era bene chiarire chi è il nemico: gli editori’’ – In questa vicenda, secondo il presidente dell’ Ordine,  ci sono in campo due parti: una i giornalisti, in particolare i più giovani; l’altra gli editori, impegnati solo in logiche mercantili – ‘’Non mi chieda, né lei né altri, di stare in mezzo. La mia scelta è netta ed è con i primi, non perché sono gli ultimi (non mi condiziona il mio essere cattolico) e neanche per una logica di casta. Ma per ragioni morali’’ – Il presidente della Fieg, Carlo Malinconico, osserva Iacopino, ‘’parla solo e sempre di soldi, in tutte le occasioni. E’ stato inutile chiedergli una presa di distanze da quanti tra gli editori si comportano in maniera scorretta. Inutile. Per il presidente della Fieg non è mai ‘la sede giusta’ – E allora, conclude Iacopino, ‘’la strada è quella: gli editori vanno colpiti nel portafogli. E’ la sola musica che sono disposti ad ascoltare’’

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Il presidente dell’ Ordine nazionale dei giornalisti, Enzo Iacopino, replica alla lettera aperta che Marco Renzi gli aveva indirizzato qualche giorno tramite Lsdi.

Nessuna tregua ai ladri di sogni
Caro Renzi,

lei ha un’idea davvero curiosa di come farsi notare e di che cosa è il risentimento che mi attribuisce.

Il suo intervento mi ha indignato, altro che risentimento.

Lei, ora, cambia tono e sostanzialmente argomento rispetto a quelli che sono stati affrontati a Perugia. Non stavamo parlando, come lei tenta di far credere, del segmento digitale, ma del furto di verità che troppi editori fanno a danno dei cittadini, costringendo alla schiavitù del precariato migliaia di giovani ai quali rubano i sogni, retribuendo i loro servizi perfino con 0,50 centesimi (lordi) l’uno.

Ho, in quella occasione, registrando nella fase d’avvio del dibattito uno strano clima nei confronti dell’Odg e della Fnsi (tanto che Vittorio Pasteris. dopo il suo intervento, ha ritenuto di dover intervenire con parole affettuose nei confronti di Roberto Natale e del sottoscritto), sentito il bisogno di affermare che era bene chiarire chi è il nemico: gli editori.

E’ questo, per ragioni sue, che ha determinato il suo di risentimento, tanto che è su questo specifico punto che mi ha esplicitamente criticato (immagino non volesse censurare il rosario doloroso delle retribuzioni da fame che ho elencato).

Mi chiede a che cosa serva “uno scontro senza quartiere fra editori e istituzioni giornalistiche”. Si spinge a fare riferimento ai “soprusi o presunti tali da parte degli editori nei confronti dei giornalisti” aggiungendo un “li conosciamo da sempre”.

Ci dev’essere stato uno strano virus a Perugia. C’è stato chi, in un altro incontro, ha detto, prima , che i giornalisti sono troppi e, pochi istanti dopo, che l’Odg va abolito perché rappresenta un freno all’accesso della professione. Ora arriva lei, a definire “presunti” i soprusi (o parte di essi) degli editori, contestando alle istituzioni giornalistiche di non essere state “attente alle problematiche della categoria” in passato.

Guardi indietro, se vuole, trovando in quanto non è stato fatto consolazione per le evidenti difficoltà.

Mi chiede un segnale forte. Credo di darlo, so di darlo grazie al conforto che mi viene da centinaia e centinaia di giovani sfruttati da quei ladri di sogni e di verità che ci sono tra gli editori.

La risposta al suo quesito di fondo è NO. Un no netto, chiaro. Non baratterò il dovere della denuncia del comportamento vergognoso di molti editori, i loro furti di dignità che perpetuano con la schiavitù del precariato con il miraggio di una carota, il colloquio con gli editori.

In questa vicenda ci sono in campo due parti: una i giornalisti, in particolare i più giovani; l’altra gli editori, impegnati solo in logiche mercantili. Non mi chieda, né lei né altri, di stare in mezzo. La mia scelta è netta ed è con i primi, non perché sono gli ultimi (non mi condiziona il mio essere cattolico) e neanche per una logica di casta. Ma per ragioni morali.

In una sua recente performance, il presidente della Fieg si è gloriato di risultati che vanno un po’ meglio, sorvolando su una riduzione del costo del lavoro del 9,6 per cento. Siamo stati noi, con il sacrificio di centinaia di professionisti, rottamati senza ritegno, a dare un contributo fondamentale se non unico. Carlo Malinconico parla solo e sempre di soldi, in tutte le occasioni. E’ stato inutile chiedergli una presa di distanze da quanti tra gli editori si comportano in maniera scorretta. Inutile. Per il presidente della Fieg non è mai “la sede giusta”.

Confindustria Sicilia ha impiegato pochi minuti di una riunione per dichiarare che gli industriali che pagano il pizzo vengono espulsi dalla associazione. La Fieg? Non trova mai l’occasione per un richiamo morale ai ladri di sogni e di verità.

Non li rincorrerò sul loro terreno, non cercherò baratti più o meno volgari. Non ho vantaggi personali da chiedere, ma doveri morali da onorare. Mi spiace che lei non li condivida o non apprezzi il percorso, nonostante l’evidente esperienza che ha con i comportamenti disinvolti degli editori.

C’è una proposta di legge – che ha avuto il pubblico appoggio del governo ed è firmata da esponenti di molti partiti di maggioranza e di opposizione – che prevede vengano tolte tutte le laute provvidenze agli editori che non retribuiscono adeguatamente il lavoro dei giornalisti.

La strada è quella: gli editori vanno colpiti nel portafogli. E’ la sola musica che sono disposti ad ascoltare.

Si stia bene

Enzo Iacopino

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