Giornalismo online: il non profit è sostenibile economicamente?

| 3 aprile 2011 |

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‘Sarà la comunità a decidere ”, dice Lisa Frazier, presidente e Ceo di The Bay Citizen, una delle principali testate Usa basate su donazioni di singoli e di fondazioni – Con 27 addetti fra giornalisti e specialisti nel campo dell’ innovazione tecnologica, il sito ”ancora non sa” se questo modello economico reggerà – Ma intanto parte della sua ‘mission’ è essenzialmente pubblica: coinvolgere i lettori nel dibattito sul futuro del giornalismo – I casi della Texas Tribune e di IDL-Reporteros (Perù), un sito di giornalismo investigativo specializzato in inchieste sulla corruzione e il traffico di stupefacenti

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Il giornalismo online non profit è sostenibile economicamente?

Nonostante i vari esperimenti condotti negli Stati Uniti, una risposta univoca non è ancora arrivata e i protagonisti di questo nuovo settore di editoria giornalistica si affidano al responso dei cittadini.

In sintesi è stato questo il risultato di un dibattito nell’ ambito del 12° Simposio internazionale sul giornalismo online (ISOJ), che si è svolto venerdì e sabato adAustin (Texas) e a cui hanno partecipato i responsabili di alcune delle principali testate giornalistiche nate sul fronte del non profit.

Fra di essi – racconta Reportr.net – Lisa Frazier, presidente e amministratore delegato di The Bay Citizen, una delle più note startups nell’ area di San Francisco, che ha risposto alla domanda che era alla base dell’ incontro in modo molto chiaro: ”Ancora non lo sappiamo”.

The Bay Citizen ha come impegno quello di fornire informazioni locali e, in seconda battuta, stimolare l’ innovazione nel campo del giornalismo. Ha 27 addetti fra giornalisti ed esperti di innovazione tecnologica.

Lanciata nel 2009, la testata ha raggiunto 150.000 visitatori unici al mese, a cui vanno aggiunti 61.000 lettori delle edizioni cartacee delle pagine locali del New York Times che vengono pubblicate il venerdì e la domenica a cui Bay Citizen fornisce molti articoli.

Fra i progetti innovativi in corso, Lisa Frazier ha citato un microsito dedicato agli avvenimenti letterari e un progetto sul problema degli incidenti stradali in cui sono coinvolte biciclette (dal 2006 i ciclisti sono cresciuti del 60%), che ha influenzato notevolmente i lettori inducendoli a cambiare percorsi per evitare incidenti.

La rappresentante del Bay Citizen ha sottolineato comunque che una parte della mission della testata è di coinvolgere i lettori nel dibattito sul futuro del giornalismo, tanto che le informazioni locali sono calate a vantaggio di servizi e articoli su questioni più generali.

Il Bay Citizen comunque può essere un test importante per il giornalismo, la tecnologia e i modelli economici. ”Ma per rendere il modello sostenibile ci vuole tempo, e – ha aggiunto – per fare soldi ci vogliono soldi”.

A questo punto ”sarà la comunità a decidere se il non profit può essere sostenibile”.

Progressi verso la sostenibilità

Un calo nella copertura giornalistica locale è una questione al centro anche dell’ attività del Texas Tribune, che era stato creato per aiutare i cittadini a compiere nella vita cittadina delle scelte più informate.

“I media pubblici saranno una parte più grande dell’ ecosistema dei media nei prossimi 20 anni”, ha detto John Thornton, presidente del consiglio di amministrazione della testata.

“Non abbiamo dimostrato la sostenibilità economica dell’ informazione non profit – ha aggiunto – ma stiamo guadagnando terreno”.

Il sito registra 50 milioni di pagine viste all’ anno, che portano da 1,5 a 2 milioni di dollari in pubblicità, mentre il costo annuale è attorno ai 3 milioni di dollari.

In più il sito ha raccolto più di 8 milioni di dollari da singole persone o fondazioni, ma la redazione spera di poter ridurre la propria dipendenza dalle donazioni.

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Giornalismo investigativo sostenibile

Una prospettiva diversa è venuta da Gustavo Gorriti, fondatore e direttore di IDL-Reporteros in Perù. Che ha parlato della possibile sostenibilità di un giornalismo investigativo non profit in un paese come il suo.

Hanno cominciato con quattro giornalisti più lui, pubblicando migliaia di articoli di inchiesta su corruzione, traffico di droga e poliziotti corrotti.

”Dobbiamo essere svegli ed agili – racconta Gorriti -. Il sito normalmente intercetta storie che possono essere affrontate in tempi relativamente stretti, se vogliamo pubblicare materiali con una certa regolarità”.

Il tutto con strumenti gratuiti come Vimeo, WordPress e You Tube e con un budget di 200.000 dollari l’ anno, in parte provenienti da fondazioni.

La sfida – dice – è che non ci sono possibilità di avere pubblicità o sponsor da aziende, né peruviane né internazionali, dato il tipo di informazione che facciamo.

Ma ritiene che il giornalismo investigativo sia un bene il paese e per la società se promuove ideali democratici di affidabilità.

Una opzione – suggerisce Gorriti – potrebbe essere ottenere un sostegno finanziario da aziende interessate a sostenere iniziative di promozione della società civile e a creare un clima economico più trasparente.

E paragona questo impegno al movimento per un commercio etico del caffè, sostenendo che forse, rispetto a quest’ ultimo, il movimento per una editoria giornalistica corretta è indietro.

”Il bisogno di un buon giornalismo investigativo è proprio qui”, conclude.

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