Giornalismo digitale: sicuri che lo scontro frontale con gli editori sia pagante?

| 23 aprile 2011 |

jacopinoE’ la domanda che pone una lettera aperta inviata da Marco Renzi, giornalista digitale e componente della redazione di Lsdi, al presidente nazionale dell’ Ordine, Enzo Iacopino (nella foto), a proposito dell’ editoria online

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(p.r.) – In Germania un giornalista freelance percepisce in media 2.147,00 euro al mese (dato dell’associazione dei giornalisti in Germania) e 127 euro al giorno per un reportage; in Inghilterra si parla di 170 sterline a pezzo, in Svizzera per un normalissimo pezzo di cronaca, diciamo di 3.500 battute, siamo sui 78 euro, 200 euro o più se si tratta invece di un reportage.

Di fronte a questi dati, riportati da Natasha Fioretti in un articolo sul sito dell’ Osservatorio europeo di giornalismo, diventa un pugno nello stomaco ancora più forte la situazione che si registra in Italia, come è stato raccontato nel corso di “Se 5 euro vi sembran pochi” uno degli incontri del Journalism Lab, curato da Vittorio Pasteris all’interno del Festival di Perugia.

In quella occasione Iacopino ha elencato alcuni esempi decisamente sconfortanti  di compensi per attività giornalistica nel nostro Paese: ‘’ la giornalista dell’ansa che seguiva Prodi durante il suo mandato da Presidente del Consiglio prendeva 5 euro lordi a take, e se per caso Prodi un giorno fosse stato indisposto, la collega non avrebbe scritto alcun take e ci avrebbe rimesso anche la benzina del motorino; 2 mesi di lavoro al mattino di napoli 325 euro lordi; il quotidiano calabrese che fa capo alla Finanziaria Editoriale paga 6 euro e 50 lordi ad articolo e specifica che tale compenso non potrà in ogni caso superare mensilmente i 195 euro lordi;  Il Giornale di Sicilia, più di un mese di lavoro 422 euro lordi; Ciociaria Oggi pagava, credo non esista più, 150/200 euro; Finegil mese di marzo scorso, 119 pezzi per 512 euro media di 4,30 euro a pezzo lordi…’’ e così via.

E ha quindi annunciato che l’ Ordine aprirà un ampio fronte contro gli editori, utilizzando anche lo strumento delle procedure disciplinari contro ‘’i responsabili dei servizi che pagano i colleghi pochi spiccioli’’.

Nel corso dell’ incontro ci sono stati momenti di tensione per l’ intervento di Marco Renzi, giornalista digitale e componente della redazione di Lsdi che ora, con una lettera aperta al presidente dell’ Ordine, rilancia le questioni sollevate e cerca di chiarire la sua posizione. Sostenendo che in un momento come questo uno scontro senza quartiere fra editori e istituzioni giornalistiche servirebbe a poco. Il momento è tale – sostiene Renzi – che una presa di posizione solo in questa direzione, si rivelerebbe ‘’non solo fuori tempo massimo, ma anche inutile e poco interessante ai fini di una seria riorganizzazione, meglio, rifondazione,  del sistema dell’ informazione professionale’’.

Ecco la lettera di Renzi.

Caro presidente Iacopino,

Non si trattava di  volontà masochista, nemmeno di vocazione all’autolesionismo, ma essere riuscito a farsi notare al punto da aver provocato il  risentimento del Presidente dell’Ordine dei giornalisti Enzo Jacopino, a parer mio suona come un successo.

L’ intento non era dettato da scopi personali, ma dal tentativo di provare a portare  l’ intellighenzia giornalistico/istituzionale sulle tracce dei “giornalisti digitali”.

La professione è giunta ad un bivio. Un punto di non ritorno in cui gli scenari digitali stanno giocando, già da un poco,  un ruolo imprescindibile e dunque smettiamo, per carità, di girare attorno ai problemi e proviamo ad affrontarli! E se per riuscire a far sintonizzare meglio sulle gravi problematiche della categoria i vertici delle istituzioni giornalistiche è necessario richiamare l’attenzione in un modo più insistente,  non fate per favore la “faccia cattiva” ….. e nemmeno liquidate le nostre istanze come perdita di tempo, altrimenti la fiducia in siffatte  istituzioni, già fortemente compromessa,  finirà per estinguersi del tutto.

Il segmento digitale della professione giornalistica esiste, eccome, anche nel nostro Paese, e non è più – e il Festival Internazionale del Giornalismo di Perugia, appena conclusosi, lo ha dimostrato inequivocabilmente – una prospettiva futura, bensì il presente della nostra professione, forse  l’unica prospettiva plausibile.

Ma, caro presidente, a che cosa serve in un momento come questo uno scontro senza quartiere fra editori e istituzioni giornalistiche? Il momento è tale che una presa di posizione solo in questa direzione, si rivela non solo fuori tempo massimo, ma anche inutile e poco interessante ai fini di una seria riorganizzazione, meglio, rifondazione,  del sistema dell’informazione professionale.

I soprusi o presunti tali da parte degli editori nei confronti dei giornalisti li conosciamo da sempre, ma è anche vero che se le istituzioni del giornalismo italiano fossero state da sempre più attenti alle problematiche della categoria e meno agli interessi di “corte” forse non esisterebbero all’alba del terzo millennio editori che ancora si permettono di pagare pochi spiccioli per un lavoro di qualità, che non assumono da decenni, che non sostituiscono i colleghi andati in pensione, che non si preoccupano di fare sperimentazione, che non collaborano con le scuole di giornalismo….etc.etc.

Presidente Iacopino, per carità, dia un segnale forte alla categoria che certamente già plaude alle attività di indagine svolte  dall’Ordine per  smascherare  e porre fine alla massiccia opera di sfruttamento dei colleghi da parte di alcuni editori “analogici” scorretti.

Ma dia avvio in concomitanza con le altre iniziative ad un percorso di avvicinamento serio e sistematizzato per integrare al più presto nella nostra categoria il comparto digitale.

I tanto chiacchierati “nuovi modelli di business” del settore dell’informazione non possono che arrivare dalla sperimentazione in corso sul web. Lo studio e la divulgazione dei risultati raggiunti, e il consolidamento delle realtà professionali impegnate  nei  tanti progetti  innovativi  dedicati all’informazione e provenienti dalla rete, permetteranno alla nostra categoria di ritrovare prospettive, stimoli, e anche,   concrete occasioni  di lavoro.

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