”Gazzette digitali”, l’ informazione locale sulla rete globale

| 30 giugno 2011 | Tag:, , , ,

Gazzette Andrea Bettini indaga a fondo il fenomeno dell’ informazione in rete con uno sguardo particolare sull’ editoria locale – Ecco ”Gazzette Digitali” (Ed.It),  da qualche giorno in vendita nelle librerie di tutta Italia – Lsdi ne ha già dato notizia e ora ha incontrato l’ autore – Ne è nata questa conversazione-approfondimento.

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a cura di Marco Renzi


Chi è Andrea Bettini?

– Veronese di nascita, ma mantovano a tutti gli effetti, faccio il giornalista per vocazione, e per lavorare sono spesso in giro. Nel senso che sebbene ancora molto giovane sia anagraficamente che professionalmente, mi sono già spostato più e più volte per cogliere le occasioni di lavoro fra diverse città del Belpaese. Battute a parte,  sono stato molto fortunato, e dopo una laurea in comunicazione e un master in giornalismo a Bologna,  sono subito riuscito a entrare a Repubblica.it prima con uno stage e subito dopo con un contratto di sostituzione. Nel 2008 sono diventato professionista e subito dopo ho partecipato e vinto un concorso in Rai, dove attualmente lavoro,  presso la sede di Aosta, occupandomi soprattutto di notizie locali ma con un occhio e una speciale passione per gli eventi sportivi, anche nazionali, ai quali spesso vengo “prestato” in qualità di telecronista.

Ti  definiresti un giornalista digitale?

– Direi certamente di sì. Anche se ora mi occupo più di televisione, ritengo di aver accumulato nella mia seppur breve “carriera” diverse esperienze di lavoro e di studio in campo digitale. Mi riferisco al lavoro per Repubblica.it, e ai miei studi e ai successivi  approfondimenti cui mi sono dedicato alla fine del mio percorso di studi, che mi hanno portato a scrivere due saggi: Giornali.it e Giornali.it 2.0,  questo è il terzo, tutti dedicati al giornalismo e all’ editoria digitale.

Tu dici che questo tuo ultimo libro, Gazzette digitali, è nato all’interno del Festival del Giornalismo di Perugia, che vuoi dire?

– Perchè è stato concepito  proprio a Perugia, nell’aprile dello scorso anno, durante un workshop organizzato dal collega e amico Vittorio Pasteris, cui sono stato chiamato a partecipare. L’incontro/dibattito era dedicato  alla “cronaca locale su internet” che è poi diventato l’ argomento centrale di Gazzette Digitali. Nel corso dell’incontro mi sono reso conto che c’ era un mondo intero che valeva la pena di raccontare. Una frontiera a cui rivolgere attenzione e dedicare articoli di approfondimento. Una miriade di progetti interessanti e spesso fortemente innovativi che si sviluppano in un ambito decentrato e ristretto che  volevo fossero conosciuti da tutti.

Proprio l’ evidente  differenza fra l’ attività dei media tradizionali e la vivacità del web è uno dei punti di forza del tuo testo…

– E’ indubbio che il ristagno, la crisi, l’ appiattimento che attanaglia i media tradizionali giocano in qualche modo a favore del giornalismo online.   Gli elementi di forte novità introdotti dall’editoria e dal giornalismo digitale in particolare in ambito locale hanno permesso a decine di piccoli editori di trovare spazi, storie da raccontare e in numerosi casi anche fondi per gestire al meglio questi nuovi media che operano sovente esclusivamente in rete.  Purtroppo l’ elemento di  “sana”  concorrenza sul campo introdotto da siti e portali editoriali online in ambito locale  molto spesso non è visto correttamente dai colleghi dei media tradizionali. Sovente i media analogici dopo aver ignorato snobisticamente i concorrenti del digitale  li contrastano con ogni mezzo possibile invece di cercare di collaborare. Io credo ci si trovi difronte ad una evoluzione  naturale del sistema editoriale, una opportunità da cogliere, e in fretta, anche e soprattutto nel nostro Paese,  se vogliamo che il giornalismo abbia un futuro.

Fra i media digitali che hai visitato ti sei occupato anche di giornalismo iperlocale?

– L’ informazione locale online, come ho già accennato, al momento rappresenta un settore di frontiera, i media iperlocali si occupano di raccontare bacini di utenza ancora più ristretti di quelli rappresentati da una città o da una provincia,  mi riferisco a giornali di quartiere o dedicati a piccoli paesi o particolari porzioni di territorio.  E’ un fenomeno che al momento in Italia è quasi totalmente inesistente, mentre sta prendendo piede e anche con una certa concretezza ad esempio negli Stati Uniti. L’ uso di Internet aiuta molto esperimenti editoriali di questo tipo, sia per la maggiore economicità del mezzo, che per la rapidità delle procedure per la creazione e la realizzazione dei progetti. Uno dei siti di informazione iperlocale che ho preso in esame nel mio libro è ad esempio  “YourHub.com”, un sito che fa capo al Denver Post, un  quotidiano statunitense.

Nel corso della realizzazione del libro hai incontrato e intervistato colleghi dei media locali online?

Certamente! Le testimonianze dei protagonisti di questo mondo sono una parte fondamentale del mio testo. Al punto che con l’ editore abbiamo pensato di dedicare alle interviste agli operatori dell’ informazione locale online una intera appendice del libro. Nel corso della realizzazione del libro ho incontrato responsabili di siti, direttori, redattori, tecnici informatici, grafici editoriali e anche editori selezionati per l’ importanza del loro sito, per la loro storia, e magari anche per le componenti innovative che ho riscontrato nel loro lavoro.

E, per chiudere, se mi permetti una piccola provocazione,  fra  i giornalisti digitali che hai incontrato quanti erano quelli pagati?

Al di là della provocazione, nel corso delle interviste qualche domanda su contratti e retribuzioni l’ ho fatta. Le risposte, devo ammetterlo, sono state spesso evasive, ma ho anche incontrato realtà interessanti e contrattualmente ineccepibili. Ad esempio Varese news, da quanto mi ha detto il direttore, ha dieci giornalisti regolarmente assunti e altrettanti collaboratori Co.co.co. Ci sono altri casi di redazioni con giornalisti professionisti che lavorano, però ci sono anche molte realtà che si muovono in un universo selvaggio e non governato e che spesso per mancanza di fondi, altre volte anche per mancanza di buona volontà da parte degli editori, sfruttano i propri collaboratori senza preoccuparsi del loro futuro e molto spesso nemmeno del loro presente!

Qual è a tuo avviso l’aspetto più importante del tuo libro, quello che vorresti che tutti cogliessero leggendolo?

Quello che vorrei sottolineare con il mio libro è quanto sia importante nell’ informazione il ruolo giocato  dalla cronaca locale. Che sia on oppure offline, la cronaca locale è determinante per la vita delle comunità cui si rivolge. Il racconto di quello che accade fatto dai cronisti fornisce gli strumenti ai cittadini per vivere in modo consapevole  il proprio territorio. Questo è vero in generale e poi si manifesta in modo più eclatante in alcune situazioni particolari, a volte anche di emergenza, che mettono l’ accento su quanto possa rivelarsi importante la presenza sul territorio di un sito che fa informazione locale. C’ è un esempio di queste dinamiche che cito in Gazzette Digitali. E’ accaduto nel novembre del 2010 in Veneto in occasione dell’ alluvione che ha sconvolto quelle zone: sul sito del Mattino di Padova gli utenti sfruttando i commenti agli articoli hanno iniziato a scambiarsi informazioni. I giornalisti del sito raccontavano in tempo reale quello che stava succedendo e nel frattempo i cittadini sfruttando gli spazi di commento in calce agli articoli si sono  creati uno spazio di incontro per scambiarsi in diretta informazioni, talvolta vitali per la comunità, come il rilevamento in tempo reale del livello dei fiumi,  oppure la percorribilità di alcune strade, richieste di aiuto e offerte di supporto e lavoro volontario. In pochi giorni e in modo quasi completamente spontaneo sul sito sono stati raccolti migliaia di messaggi di questo genere, oltre ad una serie di materiali audio/video di valore giornalistico che poi sono stati utilizzati dai redattori del sito per preparare uno speciale documento di approfondimento sulla vicenda.

In quei giorni il quotidiano grazie al proprio sito ha potuto fornire un servizio ai cittadini che non avrebbe potuto fornire ai propri lettori tramite il “consueto” supporto cartaceo  e – viceversa – i cittadini grazie alla testata on line hanno potuto  usufruire di uno spazio interattivo che si è rivelato strategico in quei drammatici momenti.  La presenza di tante voci in più che raccontano quello che accade nel nostro Paese,  che sta realizzandosi  grazie alla rete, è importante perchè alla fine, al di là di quello che egoisticamente interessa  noi giornalisti, si rivela fondamentale per noi in quanto cittadini poiché la pluralità di espressioni è garanzia di democrazia.

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