Dashboard 1.0, un sistema di ‘’intelligence’’ sui lettori per il Washington Post

| 15 aprile 2011 |
La redazione fotografica

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Ogni tre ore un rapporto con i dati relativi ai principali parametri di lettura dell’ edizione online del giornale viene trasmessa alle principali strutture redazionali che possono così calibrare in corsa la strategia della testata – Il sistema consente anche una diretta visibilità dei risultati economici rispetto agli obiettivi definiti, indicando come il comportamento e le attività dei lettori si traducono in performance di fatturato pubblicitario

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Ogni tre ore 120 addetti del Washington Post ricevono un rapporto con i dati su numero di pagine lette, numero di visitatori associato alla singola notizia, provenienza del traffico, termini più ricercati. E’ il Dashboard 1.0, un ‘’sistema di intelligence’’ che dovrebbe consentire alle strutture operative chiave del giornale di seguire momento per momento l’ andamento dell’esperienza di lettura dell’utente e calibrare quindi la strategia editoriale.

Ne parla Piero Macri su EJO – European Journalism Observatory, partendo dalla convinzione che ‘’l’ analisi dei dati che riguardano il comportamento dei lettori è una delle attività cruciali che possono determinare una strategia editoriale di successo sulla componente online’’.

Una attività probabilmente sottovalutata dagli editori di giornali che, secondo Macrì, non si rendono ancora pienamente conto della necessità di ‘’investire in tecnologie e strumenti che permettono di acquisire informazioni essenziali sulle quali poter fondare processi decisionali coerenti con il proprio pubblico di riferimento’’.

E non si tratta di raccogliere dati relativamente semplici da determinare,per esempio tramite Google Analitycs, ‘’ma di vere e proprie soluzioni di business intelligence che possano analizzare in profondità il traffico web e garantire, da un punto di vista giornalistico, una migliore comprensione delle dinamiche di lettura dei propri utenti’’.

Come il Dashboard del Washington Post: un sistema ‘’creato anche per consentire una diretta visibilità dei risultati economici rispetto agli obiettivi definiti e quantificati in base a impression e pageviews, ovvero come il comportamento e le attività dei lettori si traducono in performance di fatturato pubblicitario’’.

Macrì fa riferimento in particolare a un articolo di Ken Doctor che, in una delle sue ultime note settimanali di Newsonomics su Nieman Lab, spiega come il Washington Post sia convinto che questo approccio sia ‘’di importanza strategica, il modo corretto per determinare le scelte e di politica editoriale’’.

‘’Grazie a questi investimenti – conclude Macrì – oggi il Post sa che più di un terzo del tempo di lettura complessivo è garantito da circa un terzo dei propri lettori, conosce in quale modo Facebook e Twitter influenzano gli accessi, informazioni che si rivelano essenziali sia per quanto riguarda le modalità di produzione giornalistica, sia per individuare il modello di business più valido nei confronti dei lettori e degli interlocutori pubblicitari’’.