Cronacaccia nera e tv del dolore, ecco lo ‘spirito del tempo’ dell’ informazione in Italia

17 dicembre 2011

ZeitgesitColpisce la classifica delle ricerche effettuate nel nostro paese su Google: ma sarà colpa della domanda o dell’ offerta?

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Qui accanto la ‘’domanda’’ di informazione che c’ è in Italia.

Fabio Chiusi, su Agoravox Italia, fa notare che ‘’ci si lamenta spesso dell’offerta di informazione in Italia’’, ma ‘’ci si concentra meno sulla domanda. E si sbaglia. Perché, dice Google Zeitgeist 2011 (l’analisi di miliardi di ricerche effettuate su Google dagli italiani nell’ultimo anno – cioè lo ‘spirito del tempo’ appunto), la domanda è questa’’: cronaca nera e  tv del dolore,  un po’ di reti sociali e un po’ di calcio.

In Germania, per esempio – osserva Agoravox -, nella top ten rientrano argomenti ben più impegnativi: Giappone (1°), Fukushima (5°), Gaddafi (7°), Berlusconi (9°), Strauss-Kahn (10°). In Spagna all’ottavo posto c’è Democracia Real Ya, il movimento ispiratore per gli ‘indignati’ di tutto il mondo. In molti altri paesi l’attualità politica e internazionale fa capolino nelle ricerche più frequenti. In Italia, no.

Ecco forse una delle ragioni principali per cui siamo giunti al punto di equilibrio professionalmente ed economicamente instabile attuale: se l’informazione vuole soddisfare il grosso della domanda (e questo è necessario fino a quando non si trovi un modello di business valido alternativo alla raccolta pubblicitaria a click) è chiamata a concentrarsi sul Grande Fratello, più che sorvegliare attentamente il potere. Certo – osserva Chiusi -, non è detto che ciò dispiaccia a tutti, ma credo che se le richieste dei cittadini fossero diverse il buon giornalismo (che pure, naturalmente, già c’è) non potrebbe che trarne giovamento.

E se fosse invece il classico circolo vizioso?  Se la cosiddetta domanda fosse prodotta dal continuo martellamento che va in onda tutti i pomeriggi dagli schermi ‘’unificati’’ del duopolio? Cioè dall’ offerta?

Insomma, siamo sicuri che, dandoli per scontati e perfettamente attendibili, questi dati – si chiede infodem – non riguardino la qualità dell’informazione piuttosto della “qualità” degli informati?

3 Risposte “Cronacaccia nera e tv del dolore, ecco lo ‘spirito del tempo’ dell’ informazione in Italia”

  1. oreste pivetta

    Non prendiamoci in giro raccontando che l’offerta segue la domanda. Stiamo assistendo ad un devastante degrado culturale e alla rinuncia a qualsiasi tentativo di invertire la rotta. Il processo è storico. Io penso che tutto cominci genericamente con il trionfo del consumismo, in modo più specifico in Italia con la crisi dei partiti e prima ancora con la chiusura delle grandi fabbriche (dove un sindacato diffuso di varia formazione faceva comunque pedagogia dei diritti e delle rivendicazioni). Aggiungo il disastro della scuola,la fine della famiglia come luogo di formazione. La televisione si è sostituita alla scuola e alla famiglia, assecondando piuttosto che contrastando il peggio. I giornali, i “grandi” giornali, si sono adeguati. Vedere Repubblica e Corriere. Aggiungo ancora la scomparsa degli intellettuali: non dico Pasolini o Fortini o Sciascia ma anche i maestri elementari di una volta. Ormai è la televisione che dà la patente di intellettuale a chiunque partecipi ad un talk show (bisognerebbe considerare anche l’effetto negativo alla lunga di quelle trasmissioni alla Santoro “dalla piazza”:altro che democrazia… ma il discorso diventerebbe troppo lungo). Saluti

  2. Redazione

    Credo che tu abbia ragione per molti versi. L’ agenda – vedi ad esempio i pomeriggio dedicati per forza, alla ”neraccia”, anche quando non ci sono notizie – la fa la macchina del duopolio e non certo i cittadini-telespettatori. L’ utilizzo dei giornalisti come surrogati degli esponenti politici e quindi portatori di discorsi di parte è stata accettata dalla professione senza batter ciglio. E anche all’ interno della Rai la funzione ”pedagogica” (in senso alto) è totalmente sparita per lasciare il posto a una melassa di info-intrattenimento in cui tutto è grigio e tutto è confuso e tutti sono esperti di tutto: in questo l’ Usigrai ha una notevole responsabilità perché mentre la vigilanza è massima sul piano degli assetti dei Tg o dei GR, i territori dell’ infotainement nelle Reti, dove pure la funzione dei giornalisti è rilevante, sembra che siano stati del tutto abbandonati. (p.r.)

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