Carta di Firenze, ma il giornalismo digitale dov’ era?

| 12 ottobre 2011 |

Digitali‘’Un solo intervento ha accennato al web e al giornalismo digitale – È possibile che nessuno si ponga la questione del cambiamento profondo della professione e della necessità di rivedere i criteri di accesso?’’

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di Claudia Dani

(giornalista freelance, momentaneamente prestata alla comunicazione d’impresa e alle PR, collabora con Lsdi e scrive sul suo blog di giornalismo e fotografiaTo-shoot )

Non sono partita per Firenze con delle grandi aspettative e non sono stata contraddetta. A fine della due giorni è stato approvato un testo che, secondo me, nulla di nuovo contiene e che, non ha disilluso le mie aspettative. Gli strumenti, per fare il nostro lavoro in modo corretto ed essendo pagati in modo dignitoso, già ci sono. Il problema è tutto italiano: non si utilizzano, non si mettono in pratica.

Il valore da dare all’incontro è quello di aver creato una rete di persone che ha qualcosa in comune, che vuole farsi sentire. È importante che si parli di giornalisti precari, è una presa di coscienza della vera situazione. In un periodo in cui, ogni giorno, c’è qualcuno in piazza che protesta, è bene che a farlo siano anche quelli che, non più a ragione, sono definiti una casta. Intendiamoci perlomeno la maggior parte, perlomeno quelli che sudano sugli articoli che ogni giorno leggiamo.
La grande mancanza che ho percepito nelle discussioni, a volte violente, è la completa mancanza di consapevolezza di cosa sia davvero oggi la professione giornalistica. Un unico intervento per nulla considerato, fra l’altro, ha accennato al web e al giornalismo digitale. È possibile che nessuno si ponga la questione che forse la professione e il suo accesso va rivisto? È possibile che nessuno si chieda come si informa il pubblico via web? I giornalisti che oggi scrivono non sono più come quei pochi (che hanno il coltello dalla parte giusta) aggrappati alle loro poltrone. Ma d’altronde siamo in Italia no?

Tanto si è detto di non accettare pagamenti ridicoli, ma forse non è chiaro che si troverà sempre chi li prende i mitici 50 cent? Che l’unica soluzione è fare in modo che questi compensi non possano essere legalmente emessi.

Vorrei evidenziare alcuni punti della Carta approvata. Approvata? Io, a dir la verità, a chiusura lavori, ho sentito  lamentele e richiesta di modifiche alla carta e solo un timido applauso di approvazione alla Carta.

Ecco gli unici accenni al giornalismo digitale:
… tutte le tipologie di lavoro giornalistico ( stampa… web…)

… la professione giornalistica… ha subito profondi cambiamenti e molti altri ne dovrà SUBIRE con il progredire della tecnologia…

… la costituzione di un osservatorio permanente…anche in rapporto alle innovazioni tecnologiche.

… giornalisti… chi include questo termine oggi?

…vengano favoriti…contratti a tempo indeterminato… ma chi crede ancora a questa possibilita concreta? ha davvero ancora senso?

…gli iscritti all’ordine sono tenuti a non accettare corrispettivi inadeguati… mi ripeto: spesso se non si accetta si viene tagliati fuori.

Le uniche proposte concrete, secondo me, sono contenute nell’allegato ‘ordine del giorno'(che però non compare nella pagina del sito del precariato, perchè? dove si può trovare?) stilato dopo i lavori di venerdì pomeriggio grazie ai contributi dei giornalisti presenti.

In conclusione, quello che la carta di Firenze dice è bisogna essere corretti e buoni fra noi giornalisti, lo devono essere gli editori. Beh? Era davvero necessario ribadirlo ancora una volta?

Un’ ultima domanda: web writer, blogger, web content editor e così via sono sinonimi di giornalista?

– Vari materiali sulla due giorni fiorentina, fra cui anche un video sul presidio in Piazza della Signoria, sono su Reportblog.it
http://www.reportblog.it/#.TpQ0ru-WLPE.facebook

Un passo avanti e due indietro, di Amedeo Ricucci (Senza Bavaglio)
http://it.groups.yahoo.com/group/senzabavaglio/message/5534

– Il sito del Gruppo di lavoro sul precariato dell’ Ordine nazionale dei giornalisti
http://precariato.odg.it/

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