Anche Al-Jazeera lancia una piattaforma per la diffusione di ‘soffiate’

| 26 gennaio 2011 |

AlJazeera

Dopo la pubblicazione dei ‘’Palestine Papers’’, parte AJTU, un sistema analogo a quello di WikiLeaks,  che consente di sottoporre materiali riservati – Le ‘’soffiate’’ verranno analizzate e filtrate da un gruppo di giornalisti per la eventuale pubblicazione – L’ azienda assicura che le fonti saranno protette al massimo e che tutti i dati sensibili verranno depurati

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La diffusione dei “Palestine papers” (1700 documenti riservati sul conflitto israelo-palestinese pubblicati congiuntamente col Guardian di Londra) non sarà un episodio isolato.

Al-Jazeera ha infatti messo a punto una nuova piattaforma online – AJTU, Al-Jazeera Transparency Unit –  che, analogamente a quanto fa WikiLeaks, consente a qualcunque cittadino di sottoporre materiali da diffondere: video, foto, documenti e informazioni riservate, che saranno analizzate e filtrate da un team editoriale per la eventuale pubblicazione.

L’ obbiettivo – riporta Journalismo.co.uk – è ‘’consentire ai sostenitori di Al-Jazeera  di dar conto delle attività rilevanti dei governi e delle aziende che altrimenti verrebbero trascurate dai media. Dalle questioni dei diritti umani alla povertà, alla corruzione dei pubblici ufficiali, AJTU valuterà correttamente e seguirà ogni argomento e ogni contento che le verrà presentato, senza preconcetti geografici, politici, culturali o religiosi’’

I responsabili della piattaforma assicurano che ogni contenuto sarà sottoposto ‘’a una verifica rigorosa’’, all’ insegna della ‘’rigida adesione al nostro impegno di fare un ‘giornalismo approfondito’ ‘’.

I file sono criptati a mano a mano che vengono trasmessi; poi vengono depositati sui server di Al-Jazeera e solo i giornalisti che lavorano per la piattaforma saranno abilitati ad accedervi.

‘’Riconosciamo che, a dispetto delle migliori tecnologie – rileva onestamente Al-Jazeera –, i nostri interlocutori potrebbero correre dei rischi facendoci avere materiali, soprattutto quelli che vivono in paesi in cui rivelazioni di quel genere non sono coperte dalla legge. I nostri giornalisti comunque assicurano che le identità delle fonti saranno protette al massimo e che le rivelazioni saranno purgate di tutte le informazioni sensibili, come i ‘metadata’ che contengono informazioni sulla preparazione dei testi, prima di essere diffuse pubblicamente’’.

Per chi fosse interessato, alcune questioni tecniche vengono affrontate in un articolo sul blog di Antonella Beccaria che cita Paolo Brini.

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