In un incontro a Firenze organizzato da Lsdi e Associazione stampa toscana è stata proposta la costituzione di un gruppo di lavoro misto, formato da giornalisti, ricercatori e sviluppatori in grado di affrontare le tematiche dell’ open data journalism - Le direttive Ue per mettere in moto un mutamento culturale anche nel settore pubblico
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Il grande assente nella partita del movimento degli Open Data in Italia continua ad essere il giornalismo professionale, caratterizzato ancora da una profonda arretratezza culturale.
E’ quanto è emerso anche dall’ incontro sul tema del Giornalismo dei dati e dell’ Open data che si è tenuto venerdì scorso a Firenze a cura di Lsdi e Associazione della Stampa Toscana.
Nel corso del seminario, oltre ad affrontare i temi principali contenuti nell’e-book “Open Data – Data Journalism. Trasparenza e informazione al servizio delle società nell’era digitale”, curato da Andrea Fama, è stato fatto il punto sugli ultimi sviluppi nel campo della normativa comunitaria in materia, alla luce della nuova Strategia per l’Open Data presentata la scorsa settimana dal Commissario Kroes.
(continua...)
Il giornalismo professionale grande assente nella partita dell’ Open Data in Italia
19 dicembre 2011
In un incontro a Firenze organizzato da Lsdi e Associazione stampa toscana è stata proposta la costituzione di un gruppo di lavoro misto, formato da giornalisti, ricercatori e sviluppatori in grado di affrontare le tematiche dell’ open data journalism - Le direttive Ue per mettere in moto un mutamento culturale anche nel settore pubblico
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Il grande assente nella partita del movimento degli Open Data in Italia continua ad essere il giornalismo professionale, caratterizzato ancora da una profonda arretratezza culturale.
E’ quanto è emerso anche dall’ incontro sul tema del Giornalismo dei dati e dell’ Open data che si è tenuto venerdì scorso a Firenze a cura di Lsdi e Associazione della Stampa Toscana.
Nel corso del seminario, oltre ad affrontare i temi principali contenuti nell’e-book “Open Data – Data Journalism. Trasparenza e informazione al servizio delle società nell’era digitale”, curato da Andrea Fama, è stato fatto il punto sugli ultimi sviluppi nel campo della normativa comunitaria in materia, alla luce della nuova Strategia per l’Open Data presentata la scorsa settimana dal Commissario Kroes.
(continua...)
Argentina: la carta per i giornali diventa un bene di interesse pubblico
18 dicembre 2011
Il parlamento ha approvato un progetto di legge che i gruppi editoriali privati del paese hanno ostacolato ritenendolo, anzi, una minaccia per la libertà di stampa – Il governo aveva accusato i maggiori editori di essersi appropriati illecitamente, durante la dittatura militare, dell’ unica azienda produttrice di carta da giornale
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La Camera dei deputati dell’ Argentina ha approvato un progetto di legge che dichiara di interesse pubblico la fabbricazione, commercializzazione e distribuzione della carta per i giornali, osteggiato dai principali gruppi editoriali del paese.
I deputati – racconta 233grados.com – hanno approvato il progetto governativo contro il parere della Sociedad Interamericana de Prensa (SIP) , che rappresenta gli editori e che l' aveva fortemente avversato, ritendolo una possibile minaccia per la libertà di stampa in Argentina.
(continua...)
Il giornalismo come nuovo ecosistema di cui tutti possono diventare parte
18 dicembre 2011
Anche se non può definirsi giornalista il cittadino pakistano che su Twitter diede la notizia del raid in cui venne ucciso Bin Laden mentre l’ azione era ancora in corso, quello che lui e altre migliaia di persone hanno fatto e continueranno a fare quando sono testimoni accidentali degli avvenimenti è uno degli elementi chiave del giornalismo contemporaneo – Atti di giornalismo casuale - Ma questo, secondo Mathew Ingram, non deve indurre ''alla tentazione di restringere la nostra definizione di giornalismo'': anche se fuori di esso ci può essere del cattivo giornalismo (ma ce n’ era in grande quantità anche prima che arrivasse internet)
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Quando un cittadino pakistano pubblicò su Twitter le prime notizie sul raid, mentre era ancora in corso, in cui fu ucciso Osama Bin Laden, nacque una discussione sul fatto se quella attività fosse qualificabile come giornalismo.
Andy Carvin, un giornalista della National Public Radio che ha usato Twitter intensamente durante la rivoluzione in Egitto (ma non solo), osservava che esistono una grande quantità di esempi di quelli che lui chiama ‘random acts of journalism’ (atti di giornalismo casuali) da parte di persone che
Gli abbonamenti online al Financial Times supereranno nel 2013 quelli all’ edizione su carta
18 dicembre 2011
Entro il primo trimestre del 2013 il numero degli abbonati all’ edizione online del Financial Times supererà quello degli abbonati all’ edizione cartacea.
Lo ha annunciato Rob Grimshaw, Managing Director di FT.com, intervenendo alla Conferenza annuale sui Media organizzata da Les Echos.
Il sito del Financial Times conta più di 250.000 abbonati ed è interamente a pagamento. Gli internauti hanno accesso gratuito solo a 8 articoli ogni mese.
Un europeo su 4 non ha mai usato internet
18 dicembre 2011
Il 2011 attraverso lo sguardo dei citizen-reporter della CNN
17 dicembre 2011
La CNN ha diffuso in questi giorni un interessante filmato in cui ricostruisce un bilancio del 2011 sulla base dei contributi dei suoi citizen journalist, i famosi iReporters, che durante tutto l’ anno alimentano la produzione di iReport. Dalle manifestazioni di Piazza Tahrir al movimento Occupy Wall Street, passando per la Libia e il Giappone, questa collezione di immagini rivela nello stesso tempo l’ approccio inedito a certi avvenimenti che l’ esperimento di iReport consente e uno sguardo estremamente personale che viene portato sui fatti. (via lefigaro.fr)
Cronacaccia nera e tv del dolore, ecco lo ‘spirito del tempo’ dell’ informazione in Italia
17 dicembre 2011
Colpisce la classifica delle ricerche effettuate nel nostro paese su Google: ma sarà colpa della domanda o dell’ offerta?
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Qui accanto la ‘’domanda’’ di informazione che c’ è in Italia.
Fabio Chiusi, su Agoravox Italia, fa notare che ‘’ci si lamenta spesso dell’offerta di informazione in Italia’’, ma ‘’ci si concentra meno sulla domanda. E si sbaglia. Perché, dice Google Zeitgeist 2011 (l’analisi di miliardi di ricerche effettuate su Google dagli italiani nell’ultimo anno – cioè lo ‘spirito del tempo’ appunto), la domanda è questa’’: cronaca nera e tv del dolore, un po’ di reti sociali e un po’ di calcio.
In Germania, per esempio – osserva Agoravox -, nella top ten rientrano argomenti ben più impegnativi: Giappone (1°), Fukushima (5°), Gaddafi (7°), Berlusconi (9°), Strauss-Kahn (10°). In Spagna all’ottavo posto c’è Democracia Real Ya, il movimento ispiratore per gli ‘indignati’ di tutto il mondo. In molti altri paesi l’attualità politica e internazionale fa capolino nelle ricerche più frequenti. In Italia, no.
(continua...)
Solo 5 anni di vita per gran parte dei quotidiani Usa su carta
17 dicembre 2011
La previsione è del Center for digital future della Annenberg School, secondo cui saranno in grado di sopravvivere solo le quattro maggiori testate americane (New York Times, USA Today, Washington Post e Wall Street Journal) e la miriade di pubblicazioni ultralocali - Spariranno anche i pc, sostituiti dai tablet (in 3 anni)
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“La diffusione dei quotidiani su carta continua a precipitare e a questo punto crediamo che i giornali che riusciranno a sopravvivere saranno soltanto ai punti estremi della scala dei media: o quelli più grandi o quelli più piccoli’’. L’ ennesima previsione seccamente pessimistica sul futuro dei quotidiani è di Jeffrey I. Cole, direttore del Center for the Digital Future, secondo cui, la maggior parte dei giornali su carta moriranno entro 5 anni.
‘’E’ probabile che solo le quattro testate maggiori continueranno a potersi permettere una edizione cartacea: New York Times, USA Today, Washington Post e Wall Street Journal – ha aggiunto Cole-. Mentre all’ altra estremità sopravviveranno le testate locali’’.
La previsione si basa su una Ricerca condotta dal Centro, che fa capo alla Annenberg School, dal titolo Is America at a digital turning point?
Lo studio, che raccoglie
Una scuola di giornalismo dei dati
17 dicembre 2011
Organizzato da Agorà Digitale, Associazione di giornalismo investigativo e Radio Radicale, è nato in questi giorni a Roma un Corso che punta a formare reporter e comunicatori in grado di utilizzare le tecniche dell’ Open Data Journalism per produrre reportage, analisi giornalistiche, dossier e infografiche
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Formare reporter e comunicatori in gradi di utilizzare le tecniche dell’Open Data Journalism per produrre reportage, analisi giornalistiche, dossier e infografiche.
E’ il principale obbiettivo del Corso di formazione in Data journalism appena lanciato da Agorà Digitale, l’Associazione di giornalismo investigativo e Radio Radicale.
La sempre maggiore disponibilità di dati – spiega il sito di Open Data journalism – pone ai giornalisti e a quanti si occupano a vario titolo di comunicazione (amministrazioni pubbliche, uffici relazioni con il pubblico, uffici stampa, no profit, movimenti civici) diverse sfide che rendono necessarie nuove e complesse acquisizioni come gli strumenti informatici per maneggiare grandi database di dati, le tecnologie per la visualizzazione degli stessi, nozioni di matematica e statistica per l'elaborazione dei dati, basi di finanza e contabilità per l'analisi dei bilanci, fino alla conoscenza delle maggiori banche dati italiane e delle procedure giuridiche per l'accesso ai dati grezzi.
