Il 58% dei vecchi lettori del News of the World – il giornale del gruppo Murdoch chiuso a luglio dopo lo scandalo delle intercettazioni illegali – non sono passati a nessun altro domenicale.
Il 16% leggono il Sunday Mirror, l’ 11% sono passati al Mail on Sunday, il 9% al People e il 6% al Daily Star Sunday . Ma tutti gli altri sono letteralmente svaniti.
Lo ha scoperto una ricerca compiuta dal National Readership Survey (NRS) sulla base – racconta il Guardian – dei primi dati raccolti dopo il 10 luglio, giorno della chiusura della testata al centro dello scandalo.
Prima della chiusura il giornale aveva registrato, per 50 anni di fila, il record di lettori, che nel giugno scorso avevano toccato la cifra di 7.217.000.
Di questi, circa 4.342.000 non leggono più alcun giornale. Sono completamente spariti dal mercato.
Infatti, comparando i dati dell’ ultimo trimestre prima della chiusura del News of the
Milioni di lettori svaniti dopo la chiusura del News of the World
26 novembre 2011
Il 58% dei vecchi lettori del News of the World – il giornale del gruppo Murdoch chiuso a luglio dopo lo scandalo delle intercettazioni illegali – non sono passati a nessun altro domenicale.
Il 16% leggono il Sunday Mirror, l’ 11% sono passati al Mail on Sunday, il 9% al People e il 6% al Daily Star Sunday . Ma tutti gli altri sono letteralmente svaniti.
Lo ha scoperto una ricerca compiuta dal National Readership Survey (NRS) sulla base – racconta il Guardian – dei primi dati raccolti dopo il 10 luglio, giorno della chiusura della testata al centro dello scandalo.
Prima della chiusura il giornale aveva registrato, per 50 anni di fila, il record di lettori, che nel giugno scorso avevano toccato la cifra di 7.217.000.
Di questi, circa 4.342.000 non leggono più alcun giornale. Sono completamente spariti dal mercato.
Infatti, comparando i dati dell’ ultimo trimestre prima della chiusura del News of the
Con Al Jazeera una rete tv multinazionale nei Balcani
26 novembre 2011
Un canale televisivo di informazione per i sette paesi della regione - Ricostruire una jugosfera mediatica – Al Jazeera Balkans nasce a Sarajevo con 100 dipendenti, 40 dei quali giornalisti, e centri di produzione in Serbia, Croazia e Macedonia, con l’ obbiettivo di allargare lo spazio dell’ informazione all’ interno delle frontiere nazionali
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Con l' avvio delle trasmissioni via satellite di Al Jazeera Balkans dagli studi di Sarajevo, i Balcani hanno – da metà novembre - il primo canale televisivo regionale di informazione, racconta l’ Osservatorio sui Balcani.
La dissoluzione della ex Jugoslavia non ha prodotto solamente sette nuovi Stati indipendenti, ma ha anche limitato lo spazio dei media all’interno delle [nuove] frontiere nazionali. Benché fra Croazia, Bosnia Erzegovina (BiH), Serbia e Montenegro in sostanza non esista una barriera linguistica, lo spazio dei media è ancora saldamente fermo alle frontiere nazionali.
L’ obbiettivo della nuova struttura, invece, è di costruire proprio una rete con un punto di vista multinazionale.
(continua...)
La gravidanza di Beyoncé la notizia più ‘’twittata’’ del 2011
24 novembre 2011
La morte di Steve Jobs? L' uccisione di Bin Laden? Lo Tsunami in Giappone? La finale di Champion League?
No. La notizia più ‘’twittata’’ nel mondo quest' anno è stata quella relativa alla gravidanza di Beyoncé.
Il 28 agosto 2011, quando, durante una cerimonia di premiazione su MTV, la cantante nordarmericana annunciò di essere incinta, i suoi fan generarono un volume di twitter mai registrato sulla rete: 8.868 tweet al secondo.
Lo ha accertato la CNBC.com, che ha elaborato una classifica delle 10 notizie più twittate dell' anno.
La cosa paradossale - sottolinea 233grados.com - è che, pur avendo quasi due milioni di followers, l' artista non ha mai pubblicato un tweet.
Al secondo posto come volume di tweet la finale della Coppa mondiale femminile di calcio (7.196 tweet al secondo), seguita dall' eliminazione del Brasile dalla Coppa America (7.166).
Agli ultimi posti invece l' uccisione di Osama Bin Laden (5.106); il terremoto sulla costa orientale Usa (5.449) e lo tsunami in Giappone (5.530).
Giornali di carta ‘’à la carte’’
24 novembre 2011
Un nuovo sistema di stampa digitale, progettato da una società francese, consentirà, a partire dal 2012, di stampare giornali variandone la composizione a seconda dei giorni, delle località e degli interessi delle varie fasce di lettori, producendo risparmi sia sui costi tipografici che sulla distribuzione
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Giornali di carta ‘’à la carte’’. Realizzati con un tronco centrale comune attorno al quale possono essere pubblicate sezioni e rubriche diverse a seconda dei giorni, delle località e degli interessi delle varie fasce di lettori.
E’ quello che consentirà di fare il ‘’Progetto SyNAPsE’’, che – racconta Lesechos.fr - dovrebbe essere avviato nel 2012 in Francia e che è stato realizzato da Rivet Presse Édition. La società di Limoges mercoledì ha annunciato di essere ormai in grado, dopo quasi 4 anni di ricerche, di far partire questo nuovo sistema di stampa digitale, che dovrebbe proporre ‘’un nuovo modello economico editoriale capace di sostenere il rinnovamento’’ della stampa scritta.
I costi di produzione dei giornali con questo nuovo processo dovrebbero scendere di almeno il 10% per quanto riguarda la stampa e portare altri risparmi rilevanti nel campo della distribuzione, visto che i giornali nazionali potrebbero ormai far
Diffamazione a mezzo stampa: una richiesta di risarcimento eccessivo viola la libertà di espressione
24 novembre 2011
Chiedere ai giornalisti risarcimenti per diffamazione eccessivi comporta la violazione della libertà di espressione garantita dalla Convenzione europea per la salvaguardia dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali – Una importante decisione della Corte europea per i diritti umani
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di Pino Bruno
(da Pinobruno.it)
Se il risarcimento per diffamazione richiesto al giornalista è sproporzionato, eccessivo, si vìola la libertà di espressione garantita dall’articolo 10* della Convenzione europea per la salvaguardia dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali. La decisione del 22 novembre scorso della Corte europea per i diritti dell’uomo (ricorso n. 41158/09, Koprivica contro la Repubblica del Montenegro) non piacerà ai querelatori di professione. Cioè i pezzi grossi dell’establishment politico, economico e finanziario avvezzi alla richiesta di risarcimento danni a prescindere nei confronti dei giornalisti che fanno inchieste sulle loro magagne.
Alla Corte – riassume la giurista Marina Castellaneta – si era rivolto un giornalista montenegrino che, sul settimanale di cui era capo redattore, aveva pubblicato un articolo nel quale si sosteneva che 16 giornalisti montenegrini sarebbero stati processati dal Tribunale penale per i crimini nell’ex Iugoslavia per incitamento alla guerra.
(continua...)
La violenza sessuale e i media: quando la vittima diventa un fantasma
23 novembre 2011
Il trattamento mediatico del fenomeno incide fortemente sul modo con cui esso viene percepito: confinati nelle pagine di cronaca gli episodi di violenza sessuale vengono presentati come una somma di storie individuali, come degli episodi tristi che accadono agli altri - Così lo stupratore seriale è largamente più presente del nonno che aggredisce i suoi nipotini. L’ eccezionale ha maggior peso - Quando una giovane donna viene violentata in un bosco mentre stava facendo del footing, tutti ne parlano. Un incesto non interessa quasi nessuno. I drammi che si consumano a bassa voce, frequenti ma poco visibili, non interessano i media. Perché quello che viene nascosto, dalla sfera familiare per esempio, è un argomento di inchiesta molto difficile. I giornalisti non hanno tempo e si precipitano su ciò che corre veloce – L’ analisi di Audrey Guiller e Nolwenn Weiler, due giornalisti francesi autori di ‘’Violenza sessuale, un crimine quasi ordinario’’, uscito un mese fa e di cui pubblichiamo la traduzione di un’ ampia parte, quella relativa ai media
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In occasione della Giornata mondiale contro la violenza sulle donne e come contributo al convegno in programma venerdì pomeriggio
Come Facebook registra tutte le nostre mosse
22 novembre 2011
Open Data – Data Journalism
22 novembre 2011 Tag:data, journalism, open
Il giornalismo così come lo conosciamo sta attraversando una lunga, salutare fase di crisi economica, ma a tratti anche di identità. Salutare perché se da un lato comporta licenziamenti, chiusura di testate anche storiche, abbassamento della qualità del prodotto giornalistico, dall’altro ingenera (soprattutto grazie alle opportunità tecnologiche a disposizione) un naturale, conservativo istinto di evoluzione, innovazione, rivoluzione, come spesso si sente dire in occasione dell’ingresso di questo o quel social network nell’arena dell’informazione.
Forse si potrebbe parlare di un mutamento genetico del giornalismo, una schizofrenia che ha prodotto un’ampia gamma di giornalismi possibili: alcuni viziosi, perché magari frutto di un gigantesco ‘copia e incolla’ globale per cui miliardi di bit schizzano avanti e indietro per il Web rimbalzando la stessa ridondante notizia; molti altri, invece, virtuosi poiché innovativi, partecipativi, iper-verticali, talvolta perfino sostenibili, e comunque sempre attaccati tanto alle calcagna dei poteri forti quanto all’orecchio del cittadino, ritrovando e ottemperando ai principi fondanti oggi un po’ bistrattati dell’indipendenza, l’obiettività e la trasparenza del giornalismo.
Un’evoluzione, dunque, che riscopre ed eredita la parte migliore che il giornalismo tradizionale ha da offrire, nel tentativo di depurarsi dalle scorie accumulate in decenni di compromessi e
Controllo collaborativo dei contenuti del web, come nelle riviste scientifiche
21 novembre 2011
Agenzie di stampa: redattori, attenti, non si danno ‘buchi’ al notiziario
20 novembre 2011
La vicenda di due redattori dell’ Ap che hanno usato Twitter per dare una notizia (sull’ arresto a New York di due loro colleghi) prima di diffonderla nel notiziario tradizionale ha provocato un dibattito intenso – Mentre dalla Rete qualcuno sostiene che, ormai, ‘’il notiziario è Twitter’’, le altre agenzie lanciano un richiamo alle regole – E in molte redazioni si fa fatica a capire l’ immediatezza e la velocità delle reti sociali
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Un’ agenzia di stampa può permettere che un suo giornalista trasmetta sulle reti sociali qualche informazione che non sia stata ancora diffusa dal notiziario tradizionale?
Dopo il caso dei due redattori dell’ AP seccamente rimproverati dalla direzione per un tweet in cui davano notizia dell’ arresto a New York di due loro colleghi che seguivano l’ attacco della polizia agli ‘’indignati’’ di Occupy Wall Street senza che l’ agenzia l’ avesse già passata sui canasli classici, il dibattito si è esteso a livello internazionale. Andando oltre la questione della priorità e investendo invece il problema della velocità intrinsecamente superiore dei media sociali rispetto ai meccanismi tradizionali (anche quelli più rapidi) delle agenzie.
La France Presse, su Mediawatch, fa