Nel 2040 si estinguerà l’ ultimo giornale cartaceo (negli Usa ciò avverrà già nel 2017), secondo Francis Gurry, direttore dell'agenzia dell'Onu per la proprietà intellettuale – Intanto il sociologo belga collaboratore di Marshall McLuhan invita i governi a tutelare la carta perché, dice, ci protegge dall’ ''Alzheimer digitale''
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Se Derrick De Kerckhove è convinto che la carta va tutelata perché ci protegge ‘’dall’ Alzheimer digitale’’, dalla Svizzera arriva una nuova previsione sulla ‘’morte’’ della carta nel quotidiani.
Questa volta è Francis Gurry, direttore della World Intellectual Property Organisation (WIPO), l'agenzia dell'Onu per la proprietà intellettuale, a fissare per il 2040 l’ estinzione definitiva della versione cartacea dei giornali a favore di una vita unicamente digitale, avvertendo anzi che negli Stati Uniti ciò dovrebbe avvenire molto, molto prima, già nel 2017.
Gurry ha affidato queste sue previsioni a una intervista alla Tribune de Geneve, insieme a una osservazione all’ insegna della massima asetticità: ‘’Si tratta di un' evoluzione, non c' è niente di buono né di cattivo. Ci sono degli studi che lo dimostrano’’. Aggiungendo che negli Usa vengono già vendute molte più copie di giornali digitali che non quelle stampate e
Quotidiani, nuove previsioni sulla morte della carta, mentre De Kerckhove lancia un appello alla sua tutela
Nel 2040 si estinguerà l’ ultimo giornale cartaceo (negli Usa ciò avverrà già nel 2017), secondo Francis Gurry, direttore dell'agenzia dell'Onu per la proprietà intellettuale – Intanto il sociologo belga collaboratore di Marshall McLuhan invita i governi a tutelare la carta perché, dice, ci protegge dall’ ''Alzheimer digitale''
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Se Derrick De Kerckhove è convinto che la carta va tutelata perché ci protegge ‘’dall’ Alzheimer digitale’’, dalla Svizzera arriva una nuova previsione sulla ‘’morte’’ della carta nel quotidiani.
Questa volta è Francis Gurry, direttore della World Intellectual Property Organisation (WIPO), l'agenzia dell'Onu per la proprietà intellettuale, a fissare per il 2040 l’ estinzione definitiva della versione cartacea dei giornali a favore di una vita unicamente digitale, avvertendo anzi che negli Stati Uniti ciò dovrebbe avvenire molto, molto prima, già nel 2017.
Gurry ha affidato queste sue previsioni a una intervista alla Tribune de Geneve, insieme a una osservazione all’ insegna della massima asetticità: ‘’Si tratta di un' evoluzione, non c' è niente di buono né di cattivo. Ci sono degli studi che lo dimostrano’’. Aggiungendo che negli Usa vengono già vendute molte più copie di giornali digitali che non quelle stampate e
Altro che quarto potere: quando il giornalismo diventa serial tv
Giornalisti precari atto primo, contro la congiura del silenzio
Un eccellente esempio di buona informazione sul problema del precariato in campo giornalistico è stato offerto l' altra sera da Riccardo Iacona su Presa diretta (Rai3) -Due freelance di lungo corso, in particolare, hanno offerto nelle loro interviste un ideale vademecum, una sorta di ''avviso ai naviganti'', che proponiamo in vista della manifestazione contro il precariato e per la dignità del giornalismo in programma venerdì e sabato a Firenze
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di Marco Renzi
La precarietà nel giornalismo è uno di quegli argomenti che nessuno mai affronta, soprattutto sui mezzi di informazione, in particolare sui media mainstream. Eppure in questa nostra professione i colleghi "traballanti" sono la gran massa delle persone che "realmente" producono informazione nel Paese. L' esempio eccellente di buona informazione sul problema fornito da Riccardo Iacona domenica sera 2 ottobre su Rai Tre a Presa Diretta, potrebbe riuscire a far emergere una volta per tutte questa realtà insabbiata.
L' inchiesta, a onor del vero, aveva un respiro più ampio e indagava a 360 gradi il mondo "tipicamente nostrano" dei contratti di lavoro atipici. E nella prima parte faceva bella mostra di sè, forse per la prima volta in un programma televisivo
Parlerà anche le lingue dell’ est l’ Osservatorio europeo di giornalismo
La nuova generazione di consumatori di notizie promuove (con riserva) i social network, con un occhio all’ attendibilità
- Guardare i notiziari Tv da una a tre volte o più: 77%
- Leggere un articolo online da una a tre volte o più: 54%
- Guardare i notiziari online da una a tre volte o più: 48%
- Leggere un articolo su carta da una a tre volte o più: 42%
I quotidiani sanno parlare tricolore, anche la Padania
La tesi di laurea di uno studente dell' Università di Padova (che Lsdi pubblica) analizza il modo con cui i giornali italiani hanno raccontato i 150 anni dell’ Unità, scoprendo che, a parte qualche ‘’insufficienza’’ (Manifesto, Dolomiten, Libero, Foglio), le altre testate hanno affrontato l’ evento con estrema serietà ed impegno - Compreso il quotidiano della Lega, che, pur avanzando dubbi sull’ importanza delle celebrazioni, ha offerto una informazione in ogni caso ‘’utile per avviare un dibattito e un confronto’’ – Una sorpresa è venuta anche dal fatto che testate ipoteticamente più ‘’nazionaliste’’, come Libero e Giornale, si sono rivelate invece piuttosto tiepide e disattente rispetto al compleanno della Nazione, mentre Repubblica e Unità hanno garantito un’ informazione più lineare e duratura, privilegiando cultura e approfondimenti – Altre sorprese di Avvenire e Gazzetta dello Sport
------ A parte qualche ‘’insufficienza’’, le principali testate italiane hanno affrontato le celebrazioni per i 150 anni dell’ Unità d’ Italia con grande serietà ed impegno. Compresa la Padania. Con un secco rovesciamento degli schemi secondo cui testate ipoteticamente più ‘’nazionaliste’’ e di ‘’destra’’, come Giornale o Libero, avrebbero dovuto dimostrare un entusiasmo
Libri: la precarietà come base del capitalismo contemporaneo
Con ‘’L’ Eclissi, Dialogo precario sulla crisi della civiltà capitalistica’’, Francesco Bifo Berardi e Carlo Formenti affrontano il tema dell’evoluzione tecnologica ai tempi del Web 2.0 mettendone in luce le implicazioni economiche, politiche, sociali - Dalla galassia Facebook, che ha reso la dimensione relazionale così veloce e vasta da farla divenire paradossalmente impossibile, al fenomeno WikiLeaks, che ha squarciato il velo di Maya della net-neutrality, fino alla discussione su democrazia e Internet, e alla questione della governance economica globale nell’attuale fase post-neoliberista
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La precarietà non è frutto di una crisi congiunturale ma è diventata il modello dominante dei rapporti di lavoro nella nuova fase del capitalismo contemporaneo.
E' una delle tesi di fondo di un dialogo sulla società e sulla Rete fra Franco Bifo Berardi e Carlo Formenti raccolto in un libro, ''L’ Eclissi'', appena pubblicato da Manni (pp. 96, euro 10).
Il tema della precarietà dà il segno anche al sottotitolo del volume, «Dialogo precario sulla crisi della civiltà capitalistica», che – racconta Benedetto Vecchi sul Manifesto - affronta direttamente molti dei nodi che la crisi globale ha messo in evidenza, fra cui, in particolare, quello della Rete che, secondo gli
Giornalismo digitale: la traduzione integrale di ”The story so far”
Giornalismo digitale. Lo stato delle cose
La trasparenza dei dati, un obbiettivo vincente
Alistair Croll, co-fondatore di Year One Labs, società specializzata nel lancio di startup, ed analista di Bitcurrent, focalizza l’attenzione sulla qualità del dato (True Data) piuttosto che sulla quantità (Big Data). In un intervento su PaidCOntent.org Croll evidenzia le difficoltà nel maneggiare i dati e la necessità di fruire di dati effettivamente reali, e non inquinati (per malizia, per omissione o per caso) alla fonte. Ecco il suo articolo.
----- di Alistair Croll (Paidcontent) (a cura di Andrea Fama) - Durante la recente Strata Conference di New York si è fatto un gran parlare della trasparenza dei dati. Poiché oggi grandi quantitò di dati facilmente disponibili e rapidamente analizzabili stanno trasformando le professioni, quegli stessi dati potrebbero modificare il modo in cui regoliamo e governiamo il mondo. La trasparenza dei dati è una promessa vincente. Teoricamente, dovrebbe sradicare la corruzione e livellare il campo da gioco. Piuttosto che regolamentare ciò che fa una società, potremmo regolamentare cosa dovrebbe condividere con il mondo – e poi lasciare che il mondo si confronti con le conseguenze, attraverso il boicottaggio, l’attivismo o la class-action. Si tratta di qualcosa che Michael Nelson