Monthly Archives: ottobre 2011

Giornata europea contro il precariato
Nuovi dati sulla progressiva frammentazione della professione in Italia

30 ottobre 2011
Professione Continuano ad aumentare gli iscritti all’ Ordine, cresce (ma si impoverisce ulteriormente) il lavoro autonomo, cala il lavoro subordinato e sparisce il turnover nelle redazioni mentre gli ‘’attivi’’ continuano ad invecchiare. E’ la fisionomia della professione che emerge dall’ aggiornamento, con i dati del 2010, della Ricerca - ’’Giornalismo, il lato emerso della professione’’ - realizzata l’ anno scorso da Lsdi. Il lavoro sarà presentata nel corso di un incontro, organizzato da Fnsi e Lsdi, che si terrà la mattina del 4 novembre a Roma ,  in occasione della quarta giornata di ‘’Stand Up for Journalism’’, la Campagna lanciata nel 2008 dalla Federazione europea dei giornalisti, dedicata quest’ anno al problema del lavoro precario e della difesa dei freelance. All’ iniziativa parteciperanno, insieme a Franco Siddi e Roberto Natale, segretario e presidente della Fnsi, i presidenti degli altri quattro istituti di categoria, Andrea Camporese (Inpgi), Daniele Cerrato (Casagit), Enzo Iacopino (Ordine), Marina Cosi (Fondo Pensione Complementare dei Giornalisti Italiani) e la Commissione Lavoro Autonomo Fnsi. (continua...)

La lunga marcia dei media alternativi alla conquista dell’ egemonia

30 ottobre 2011
Montpellier A Montpellier, in Francia, un forum delle testate indipendenti ha fatto il punto sulla situazione dell’ ‘’altra stampa’’, chiarendo che se alcune testate  vengono qualificate come ‘’alternative’’, è soprattutto perché la stampa ‘’tradizionale’’ non svolge più la sua funzione nei confronti dei cittadini e pecca sempre di più di mancanza di indipendenza ------- I media cosiddetti ‘’alternativi’’ non devono essere una alternativa alla stampa dominante ma devono partire alla sua conquista e imporsi come stampa autorevole. E’ la tesi espressa da Nicolas Sené, giornalista di Fakir, una delle testate francesi considerate ‘’alternative’’, al Forum sui media indipendenti che si è tenuto nei giorni scorsi all’ Hôtel de région di Montpellier. All’ incontro – racconta Hautcourant – hanno partecipato 200 giornalisti di varie testate, fra cui CQFD, Fakir, Médiapart, Le monde diplomatique e Acrimed, discutendo dell’ ‘’altra’’ stampa. Una delle indicazioni emerse è che, se alcune testate vengono qualificate come ‘’alternative’’, è soprattutto perché la stampa ‘’tradizionale’’ non svolge più la sua funzione nei confronti dei cittadini e pecca di mancanza di indipendenza. Molti hanno sottolineato anche il vizio di un eccessivo ripiegamento su se stessa dell’ informazione alternativa. (continua...)

Come sarebbe dura oggi la vita del cronista Tintin

30 ottobre 2011 Tag:, , , , ,
Tintin#Tintinhoy, un hashtag su twitter lanciato da un giornalista spagnolo, ha raccolto in due giorni oltre 4.000 tweet, battute e commenti ironici che forniscono una immagine della professione giornalistica ‘’più incisiva di tante ricerche e convegni’’ ----- Coma sarebbe oggi la vita del cronista Tintin? ‘’Borsista fino a 25 anni, freelance al nero fino ai 30, teleoperatore fino ai 35 e proprietario di un bar fino ai 75’’. ‘’Tintin, ti tocca chiudere’’ ‘’Dai, passa una giornata lavorando per un articolo per cui ti danno solo 35 euro. Sì, telefonate a carico tuo’’. Sono alcune delle oltre 4.000 battute e riflessioni ironiche che in due giorni si sono accumulate su Twitter con l’ hashtag  #tintinhoy, inventato - come racconta Pier Luca Santoro sul suo Giornalaio, prendendo spunto anche da un recente sondaggio sul trattamento salariale dei giornalisti di lingua spagnola -,  in concomitanza con l’ uscita nelle sale cinematografiche del film diretto da Spielberg su Tintin, il famoso personaggio dei fumetti che di professione fa  il cronista. #Tintinhoy invitava in sostanza a giocare immaginando come sarebbe la vita di Tintin oggi. Ed è stato un successo. Un ampio flusso di tweet - un esercizio

Una redazione integrata e tagli massicci per il Times di Londra

29 ottobre 2011 Tag:, , , ,
TimesLa ristrutturazione annunciata dal direttore del quotidiano londinese (150 posti di lavoro in meno su 700) dovrebbe modificare completamente il processo produttivo e produrre risparmi per circa il 12% del budget annuale – Ma, osserva Piero Macrì sul sito dell' Osservatorio europeo di giornalismo (Ejo), è difficile prevedere quanto queste misure si possano coniugare con una maggiore qualità dell’informazione ------- Una redazione unica e integrata e forti tagli al personale, con l’ eliminazione di almeno 150 posti di lavoro su circa 700 dell’ attuale organico. E’ la ristrutturazione prevista al Times di Londra, che dovrebbe modificare completamente il processo produttivo della testata e nello stesso tempo produrre risparmi per circa il 12% del budget annuale. Lo ha annunciato il direttore del quotidiano londinese,  James Harding, spiegando che anche il 2012 dovrebbe essere ‘’un anno difficile’’. La redazione integrata – racconta Piero Macrì sul sito dell’ Ejo (l’ European journalism Observatory) - prevede cinque diversi desk,  ciascuno dei quali avrà il compito di fornire una struttura coerente con i requisiti espressi dalle varie sezioni del giornale per le diverse versioni, carta, website e tablet. La redazione digitale, che fino a questo momento era una

Informazione online: al New York Times il paywall non basta a compensare 5 anni di perdite pubblicitarie

29 ottobre 2011
NytI ricavi ottenuti attraverso il paywall non sono ancora sufficienti a compensare il declino della pubblicità sull’ edizione cartacea del New York Times. Lo sostiene un analista di Citigroup, Leo Kulp,  che in un report inviato agli investitori ha declassato il rating sulle azioni del giornale da ‘’buy’’ (comprare) a "Neutral." I portavoce della società editrice, Times Co., non hanno rilasciato alcun commento. Il giudizio negativo di Kulp – segnala finance.yahoo.com - cade a pochi giorni dalla notizia di una crescita del 9% del valore azionario dopo i risultati del terzo trimestre dell’ anno, risultati meno negativi di quanto temevano gli azionisti. (continua...)

Informazione su iPad, i potenziali ricavi sembrano limitati

29 ottobre 2011 Tag:, , , , , ,
TagliaerbeI potenziali ricavi per l’ informazione su tabklet (iPad, ecc) sembrano limitati. Almeno questo è quanto emerge da una Ricerca condotta dal Pew Research Center’s Project for Excellence in Journalism in collaborazione con The Economist Group. Lo segnala il blog Tagliaerbe,  precisando che ad oggi solo il 14% degli utenti (Usa) ‘’ha pagato direttamente per accedere alle notizie e solo il 23% tramite un abbonamento abbinato ad un altro media. Solo il 21% afferma che sarebbe disposto a spendere 5 dollari al mese se questo fosse l’unico modo per accedere alle sue fonti preferite. E di coloro che utilizzano applicazioni per leggere news, l’ 83% dice che il fatto che siano gratuite o a basso costo è stato un fattore determinante quando si è trattato di decidere se procedere o meno al download’’. (continua...)

Giornalismo partecipativo: YouReporter, una redazione di 16.500 cittadini

28 ottobre 2011 Tag:
Youreporter130.000 contributi fra video e foto, 4 milioni pagine viste e un milione di utenti unici nell' ultimo mese. Questi i numeri  della piattaforma web italiana di video giornalismo partecipativo, on line dal 2008 – In una intervista a Lsdi Angelo Cimarosti, uno dei suoi fondatori, racconta l’ esperienza che ha portato YouReporter a diventare uno dei più grossi centri di giornalismo partecipativo in Europa, bacino di materiali anche per le grandi testate, come è avvenuto in occasione di avvenimenti drammatici come il terremoto in Abruzzo, la strage di Viareggio, l’  alluvione in Veneto – Una piattaforma di condivisione di materiali audio e video in cui il cittadino è realmente l’ editore di se stesso – Materiali che, osserva Cimarosti,  possono integrare, non certo sostituire il lavoro giornalistico: giornalismo "partecipativo" è la giusta definizione del servizio offerto da YouReporter, in caso contrario si tratterebbe di "giornalismo suppletivo". Non è la stessa cosa. ---------- di Marco Renzi 130.000 contributi fra video e foto, 16.500 utenti iscritti, 4 milioni pagine viste e un milione di utenti unici nell'ultimo mese. Questi i numeri di YouReporter la piattaforma web italiana di video giornalismo partecipativo on line

Il 38,4% dei giornalisti di America latina e Spagna guadagnano meno di 350 euro al mese

28 ottobre 2011
SalariIl 38,4% dei giornalisti spagnoli e dei paesi di lingua spagnola di America Latina e Caraibi guadagnano meno di 500 dollari (353 euro) al mese; il 37,8% ricevono un salario fra i 500 e i 1.000 dollari e il restante  23,8% hanno uno stipendio fra i 1.500 e i 3.000 dollari. Sono i dati di una ricerca realizzata da Clasesdeperiodismo.com, un sito spagnolo dedicato all’ informazione e al giornalismo. Ma – mostra la ricerca - anche gli editori non se la passano meglio. Il 52,7% ricavano meno di 1.500 dollari al mese, il 39,9% fra i 1.500 e i 3.000 e solo il 7,4% superano i 3.000 dollari mensili. Il 30% del campione interpellato (463 giornalisti di 22 paesi, il 90% dei quali lavorano in redazione) hanno ricevuto un aumento nell’ ultimo anno; una percentuale analoga (29,6%) lo ha ottenuto negli scorsi sei mesi mentre il 3% non ha aumenti di stipendio da 10 anni. Il paese dove il salario è maggiore in generale è la Spagna, dove i giornalisti con più di 1.000 dollari mensili sono il 63%, contro il 42,9% dell’ Argentina. I paesi dove i salari sono più

Data journalism: una nuova razza di giornalisti?

28 ottobre 2011
VideoLe associazioni per la trasparenza dei dati e l’ amministrazione pubblica sembrano essere in questo momento parecchio più avanti del giornalismo professionale (oltre che dello stesso ceto politico) – Anche se il traguardo di una legislazione che assicuri la trasparenza e l’ accesso pieno dei cittadini ai dati è ancora lontano e richiede il rilancio di un impegno comune di tutti i soggetti interessati – I temi al centro dell’ incontro-seminario sul Data journalism e l’ Open data  che si è tenuto ieri nella sede della Fnsi in occasione della presentazione di un ebook pubblicato da Lsdi (cliccare sulla immagine per il video con interventi e interviste) ------- La società civile e la pubblica amministrazione – almeno in alcune sue parti - sembrano essere molto più avanti, nel campo della diffusione dei dati,  del giornalismo professionale oltre che dello stesso ceto politico. Ma il traguardo di una legislazione che assicuri la trasparenza e l’ accesso pieno dei cittadini ai dati pubblici è ancora lontano e richiede il rilancio di un impegno comune di tutti i soggetti interessati, dalle associazioni che animano il movimento per la ‘’liberazione’’ dei dati, ai giornalisti e agli esponenti

Dopo Wall Street perché non occupare le redazioni?

26 ottobre 2011
Occupy Perché dopo Wall Street non occupare anche le redazioni? Non è l’ invito di qualche mediattivista del movimento Occupy Wall Street, ma la proposta provocatoria lanciata dal columnist David Carr sul New York Times. Carr – osserva Pier Luca Santoro sul suo Giornalaio - tratteggia gli effetti della crisi del mondo editoriale per i giornalisti d’oltreoceano, dipingendo una situazione che pare molto simile a quella della finanza e delle banche. Perdita di posti di lavoro e, per chi resta, condizioni sempre più difficili di precarietà basata su ritmi lavorativi crescenti e compensi calanti sono la norma alla quale fanno invece da contraltare bonus stellari per i manager che hanno, sostiene Carr, generato questa situazione. Dal parallello nasce l’ idea di adottare le stesse modalità del movimento partito da Occupy Wall Street occupando le redazioni per essere ascoltati.