Monthly Archives: settembre 2011

L’ 11 settembre in dieci anni di memorie raccolte dagli studenti di giornalismo di Padova

10 settembre 2011
11settembrePer ricordare il decimo anniversario di un giorno ‘’che ha cambiato il mondo’’ il sito del Corso di Teorie e tecniche del linguaggio giornalistico dell’ Università padovana, tenuto da Raffaele Fiengo, presenta 150 testimonianze raccolte in questi 10 anni dagli studenti nel corso dei laboratori annuali – Ne viene fuori una significativa memoria dell’impatto che l' avvenimento ha avuto sulle persone e sul senso comune ---------- Nell' autunno del 2001, quando le immagini vive erano ancora davanti agli occhi del mondo, gli studenti del corso di Teorie e tecniche del linguaggio giornalistico dell' Università di Padova hanno raccolto, ognuno in quaranta righe, libere testimonianze dirette sotto il titolo “Il mio 11 settembre”. Ogni forma era ammessa per l'esercitazione: l'intervista, il racconto, la prima persona. Da allora, i frequentanti di “Linguaggio giornalistico” sono stati chiamati, in ogni anno accademico, allo stesso lavoro di laboratorio. Per ricordare il decimo anniversario di ‘’un giorno che ha cambiato il mondo’’ una parte di quelle testimonianze sono state raccolte e ordinate per anno, sul sito del web del Corso, corredate da analisi e commenti. E’ il nucleo di un lavoro che un laureando dell' Università di

Social media, oltre Facebook e Twitter

7 settembre 2011
Social1 Nonostante le apparenze, i social media non sono solo Facebook e Twitter. Pier Luca Santoro, sul suo Giornalaio, lo dice rivolgendosi soprattutto ai giornali, in un post dal titolo ‘’Anche per i quotidiani i social media non sono solamente Facebook e Twitter’’. Ma  in pochi giorni ne hanno parlato anche Ninjamarketing (I 10 Social Network che potresti esserti perso) e Mediabistro, presentando una bella infografia sulla Storia dei social media. (Lsdi ne aveva già parlato qui) (continua...)

Giornalismo digitale: alla ricerca di nuovi lettori e nuovi soldi
(Innovazioni e paradossi di una ‘’rivoluzione’’ ancora in cerca di un modello economico/8)

7 settembre 2011
Chron L' ottavo capitolo di ''The Story so far'', la Ricerca della Columbia dedicata al giornalismo digitale, analizza gli sforzi che le aziende editoriali stanno compiendo per trovare nuovi business: dall' organizzazione di eventi alla moda dei buoni sconto, dalla vendita ad altri editori di annunci che non pubblicheranno sul proprio sito alla trasformazione in service provider per piccole imprese - Per la maggior parte di queste società il ricavo proveniente da queste nuove iniziative è modesto; non comincia neanche a sanare i dollari persi nel business tradizionale - Ma ci sono segnali incoraggianti. A patto che presuppongano la piena accettazione di internet, piuttosto che un tentativo di soggiogarlo ai vecchi modelli economici – Ci sono però anche molti grossi problemi, etici e di credibilità, di fronte, ad esempio, a scelte come i tweet o i post ‘’sponsorizzati’’ ----- Le tattiche divergono, ma la strategia è comune: l'editoria giornalistica sta sviluppando nuovi business, non limitandosi a spingere quelli vecchi. E nel fare questo sta sfidando alcune delle ortodossie e dei tabù che hanno rallentato il loro passaggio al mondo digitale. In generale i ricavi provenienti da queste nuove iniziative sono modesti; non riescono

Tv pubblica, futuro incerto: un confronto fra Italia e Usa

7 settembre 2011
Pbs Anche negli Stati Uniti la tv non commerciale non se la passa molto bene, ma la discussione sui possibili interventi è accesa, dall’ ipotesi di un servizio informazione finanziato dal denaro pubblico all’ idea di sfruttare le potenzialità delle reti di emittenti locali – In ogni caso viene dato per scontato il processo che porterà alla convergenza di linguaggi e piattaforme – In Italia invece l’unico settore dell’informazione in cui si investe più che negli altri Paesi è quello delle sovvenzioni pubbliche alla carta stampata, con risultati, prevedibilmente, pessimi ---------- di Andrea Fama La televisione pubblica italiana è malata. I bilanci sono acciaccati e le entrate pubblicitarie sono stranamente in calo nonostante gli ascolti spesso tengano (a parte quelli del TG1). L’antidoto? Cancellare il programma con il maggiore share e le maggiori entrate pubblicitarie (Annozero), e mettere sulla graticola qualcuno scelto a caso tra i migliori della classe – vedi Che Tempo che Fa, Report e Parla con Me. Il tutto attraverso una nebulosa infantile di virgolettati, smentite e comunicati stampa. Un antidoto masochista per un malato a tratti immaginario, dunque. Ma nonostante tutto, alla fine della fiera – e congedato

Pubblicità: per i quotidiani Usa 20° trimestre in calo

6 settembre 2011
Naa I ricavi dei giornali (off e online) sono scesi del 7% rispetto ad aprile-giugno del 2010 – Anche in Italia la crisi colpisce duramente, con un calo nel primo semestre di quest’ anno del 5,7% - Solo l’ online in crescita (+14%) ----- La crisi finanziaria dell’ industria giornalistica negli Stati Uniti ha raggiunto un altro risultato negativo, pesante anche sul piano simbolico: il periodo aprile-giugno è stato il 20° trimestre in cui i ricavi pubblicitari dei quotidiani (la principale fonte di reddito) sono calati rispetto allo stesso periodo dell’ anno precedente. Il fatturato (off e online) del secondo trimestre 2011 è sceso del 7% rispetto al 2010, per un ammontare di poco inferiore ai 6 miliardi di dollari, contro i 6,438 mld del 2010, secondo i dati diffusi dalla NAA. In crescita solo l’ online (+8%, contro il 13,9 dello stesso periodo dell’ anno scorso). Un andamento analogo anche in Italia, dove,  tranne che – appunto – nel digitale, la pubblicità  chiude il primo semestre in calo del 4,2%, a quota quattro miliardi e mezzo di euro (4.451.387.000). (continua...)

Commotion, una Rete a prova di censura

6 settembre 2011
CommotionUna ventina di ricercatori stanno lavorando a Washington a un’ internet molto diversa da quella a cui siamo abituati, a banda larghissima, che vive soltanto sulle frequenze Wi-Fi, senza appoggiarsi ad alcuna infrastruttura di telecomunicazioni esistente, e a prova di intercettazioni perché criptata ---------- di Pino Bruno (pinobruno.it) Nel cuore di Washington, a pochi isolati dalla Casa Bianca, al quinto piano di un palazzo accogliente e anonimo, c’è chi lavora a un’internet molto diversa da quella a cui siamo abituati. Una rete a banda larghissima, che nasce e vive soltanto sulle frequenze Wi-Fi, senza appoggiarsi ad alcuna infrastruttura di telecomunicazioni esistente, a prova di intercettazioni perché criptata. Sono una ventina gli scienziati che stanno per realizzare l’utopia libertaria di hacker e cyberattivisti di tutto il mondo. Nome in codice Commotion[1], il progetto è portato avanti da Sascha Meinrath, precursore delle reti civiche e da sempre sostenitore della Free Internet, con il collettivo di giornalisti per la controinformazione Indymedia. (continua...)

Wikileaks: Assange a carte scoperte, ma l’ esito della partita è incerto

4 settembre 2011
AssangeCon la scelta di affidarsi al crowdsourcing per leggere e interpretare i 250.000 documenti appena diffusi, Wikileaks tenta di ridare lustro alla sua immagine agli occhi del grande pubblico tornando allo spirito originario “hacker” – in stile information wants to be free, tanto per capirci – con caratteristiche di maggior apertura e minore intermediazione. Lo sostiene Infoaut.com un sito dell’ area delle lotte sociali, in un articolo dal titolo ‘’Le carte scoperte di Wikileaks’’.  Il fatto che anche alcuni importanti media tradizionali come Al Jazeera stiano sperimentando questa possibilità sembrano sostenere tale lettura. La verità comunquesostiene Infoaut - è che i rapporti di forza tra Wikileaks e grandi testate giornalistiche negli ultimi tempi si sono troppo sbilanciati a vantaggio di queste ultime; le quali hanno cominciato a non rispettare gli accordi (per esempio sui tempi di pubblicazione) decisi di concerto con Assange. (continua...)

Giornalismo digitale: dai dollari ai centesimi
(Innovazioni e paradossi di una ‘’rivoluzione’’ ancora in cerca di un modello economico/7)

4 settembre 2011
Cjr-cap7 Nell’ industria dei giornali c' era la regola che ogni 1.000 nuovi lettori si poteva assumere un altro redattore. Mentre, stando ai dati del settore, nei nuovi media online ci vogliono 150.000 lettori per un addetto redazionale -  Il settimo capitolo di ‘’The story so far’’ utilizza questo esempio per illustrare le grandi differenze economiche sul versante ricavi nei due settori, segnate dal passaggio dall’ unità di misura del dollaro a quella dei centesimi - Ma i costi del buon giornalismo, anche di quello digitale, restano alti e il problema è come fare a trasformare di nuovo i centesimi in dollari – Anche perché quelli che dovrebbero sembrare dei punti di forza redazionale e dei vantaggi finanziari del giornalismo in rete - come marchi affermati e staff redazionali notevoli - si stanno rivelando delle passività, perché sono accompagnati da una drastica riduzione dei margini di manovra sui prezzi sia per quanto riguarda la diffusione che la pubblicità. La pressione sui costi è intensa – E poi, anche la strada dell’ informazione locale si è rivelata più difficile del previsto ------ Uno dei tanti paradossi dello sviluppo del giornalismo digitale

Sovvenzioni pubbliche (inefficaci) ai vecchi media, dimenticando i nuovi

3 settembre 2011
Sovvenzioni1 Uno studio condotto da due ricercatori del Reuters Institute for the Study of Journalism della Università di Oxford, in cui si  analizzano flussi e sistemi di sovvenzioni pubbliche all’ editoria in 5 paesi europei, Finlandia, Francia, Germania, Italia, UK, e negli Stati Uniti, mostra come non emerge nessun meccanismo keynesiano che possa mettere in correlazione spesa pubblica e penetrazione dei giornali. Gli Stati Uniti spendono solo il 16% per abitante di quanto fa l’ Italia ma ha il 94% di lettori in più per 1.000 abitanti. Come per la Germania, che spende il 40% di quello che fanno gli italiani ma ha almeno tre volte i loro lettori - Praticamente si può dire che non c' è nessuna speranza di poter invertire il declino della diffusione dei giornali distribuendo sussidi e sovvenzioni - Dalla ricerca emergono anche alcune linee comuni, come l' assenza di riforme della normativa e il radicato pregiudizio a favore dei media tradizionali - I sussidi, diretti e indiretti, continuano insomma ad andare ai settori tradizionali della stampa e della radiotelevisione, mentre ‘’gli sforzi innovativi e i nuovi protagonisti del mercato basati essenzialmente sui new media ricevono poche

La condivisione sarà il vero volano degli e-book

2 settembre 2011
Ebook (a.f) - I vincoli imposti alla condivisione ed al prestito degli e-book stanno limitando l’adozione su larga scala dei libri elettronici. Rimuovendo tali barriere, il mercato degli e-book crescerà ancor più velocemente di quanto non stia già facendo. A rivelarlo sono nuove ricerche e dati statistici. Ogni settimana, ad esempio, - racconta Paidcontent - la giornalista Charlotte Abbot (@charabbot) conduce un dibattito di un’ora via Twitter (vedi hashtag #followreader ) coinvolgendo gli innovatori del settore editoriale. Recentemente, si è discusso del comportamento degli acquirenti di e-book, raccogliendo i contributi dei rappresentanti di due organizzazioni leader nella ricerca per il settore librario: Book Industry Study Group e Bowker PubTrack Consumer (qui su Twitter). (continua...)