Come e quando è accaduto che la notizia, invece di essere uno strumento di informazione, sia diventata uno strumento per amministrare una comunità di lettori e promuovere ‘’una società cristallizzata in tifoserie avversarie’’?
Interrogativo chiave di questi tempi, a cui cerca di rispondere un saggio che Federica Sgaggio ha pubblicato con Minimum Fax: ‘’Il paese dei buoni e dei cattivi. Perché il giornalismo, invece di informarci, ci dice da che parte stare’’.
La prima di copertina sintetizza: ‘’Appelli-petizioni invece di approfondimenti , racconti emotivi e dibattiti tv al posto delle inchieste, personaggi-simbolo da esaltare o distruggere: l’ informazione in Italia si è ridotta a un infinito sermone in cui ci viene detto per cosa indignarci, per cosa commuoverci, per quale causa firmare. Capire questa degenerazione è il primo passo per arginarla’’.
Ai giornali – secondo l’ autrice, giornalista all’ Arena di Verona – ‘’non si chiede, da lettori, la dimostrazione della veridicità di un’affermazione, o dell’effettivo accadere di un evento. Piuttosto si chiede - e si ottiene, ed ecco perché viene da domandarsi se sia nato prima l’uovo o la gallina - una presa di posizione di principio che, per il suo
Libri: Il giornalismo che ci dice da che parte stare
30 settembre 2011
Come e quando è accaduto che la notizia, invece di essere uno strumento di informazione, sia diventata uno strumento per amministrare una comunità di lettori e promuovere ‘’una società cristallizzata in tifoserie avversarie’’?
Interrogativo chiave di questi tempi, a cui cerca di rispondere un saggio che Federica Sgaggio ha pubblicato con Minimum Fax: ‘’Il paese dei buoni e dei cattivi. Perché il giornalismo, invece di informarci, ci dice da che parte stare’’.
La prima di copertina sintetizza: ‘’Appelli-petizioni invece di approfondimenti , racconti emotivi e dibattiti tv al posto delle inchieste, personaggi-simbolo da esaltare o distruggere: l’ informazione in Italia si è ridotta a un infinito sermone in cui ci viene detto per cosa indignarci, per cosa commuoverci, per quale causa firmare. Capire questa degenerazione è il primo passo per arginarla’’.
Ai giornali – secondo l’ autrice, giornalista all’ Arena di Verona – ‘’non si chiede, da lettori, la dimostrazione della veridicità di un’affermazione, o dell’effettivo accadere di un evento. Piuttosto si chiede - e si ottiene, ed ecco perché viene da domandarsi se sia nato prima l’uovo o la gallina - una presa di posizione di principio che, per il suo
Cresce il distacco dai quotidiani per i giovani Usa
30 settembre 2011
La ricerca del Pew Research Center su internet e l’ informazione locale, di cui abbiamo dato notizia qualche giorno fa, è interessante, fra le altre cose, anche perché mostra il grado di forte rifiuto che gli americani con meno di 40 anni hanno ormai accumulato nei confronti dei quotidiani.
Lo rileva Alan Mutter su Reflections of a Newsosaur, spiegando che il Rapporto ‘’ha rilevato una frattura allarmante fra i giovani e gli anziani sul valore assegnato ai quotidiani come fonti di informazione sulle proprie comunità’’.
Quando, ad esempio, è stato chiesto al campione di indicare la loro fonte preferita per le notizie di cronaca nera, il 44% dei maggiori di 40 anni hanno indicato i giornali, mentre fra i più giovani la percentuale scende al 23%.
Come mostra la grafica in alto (cliccare per ingrandirla), la storia si ripete per tutti i 16 argomenti al centro del sondaggio, dalla cultura alle previsioni del tempo, tranne uno.
Forse a causa del pessimismo della popolazione in questi tempi di disoccupazione – commenta Mutter – l’ unica questione in cui giovani e anziani indicano i quotidiani come fonte primaria è la caccia alle
Twitter, uno strumento sempre più diffuso fra i giornalisti britannici
29 settembre 2011
#Tunnellgelmini, come i cittadini conquistano spazi di giornalismo tradizionale
29 settembre 2011
L’ ironia, la potenza di connessione e la visibilità permessa dall’uso degli #hashtag su Twitter segnano nuove strade con cui i media mainstream si relazionano con i contenuti web – Giovanni Boccia Artieri: ’i media inglobano l’uso tattico dei tweet dandogli voce, amplificandolo, e allo stesso tempo riconducendolo all’interno delle logiche informative dei media stessi’’, ma alla fine tutti questi fenomeni rappresentano ‘’il tentativo di riprendere nelle nostre mani la narrazione, il racconto di quello che proviamo a vivere nel nostro Paese’’
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L’ ironia, la potenza di connessione e la visibilità permessa dall’uso degli #hashtag su Twitter sono i tre ingredienti attraverso cui le persone si appropriano di un terreno proprio dell’ informazione giornalistica, segnando anche i nuovi modi con cui i media mainstream si relazionano con i contenuti web.
Giovanni Boccia Artieri dedica un ampio articolo su Apogeonline ( ‘’ Il tunnel della Gelmini, i tic dei giornalisti e noi’’) alle modifiche che si stanno registrando nella costruzione della realtà narrativa nel nostro paese.
(continua...)
I laburisti vogliono un albo dei giornalisti. Un’ idea ‘’stupida’’ e di sapore sovietico?
29 settembre 2011
La proposta del ministro-ombra della cultura UK, il laburista Ivan Lewis, volta a creare un registro dei giornalisti, in modo da poter cancellare dall’ elenco quelli che si rendessero colpevoli di grosse violazioni al codice di condotta professionale, è stata accolta da molte critiche – In particolare Cory Doctorov la definisce ancora più insana dei tradizionali ‘’tesserini da giornalista’’ rilasciati nelle nazioni totalitarie, mentre Tom Chivers sul Telegraph chiede: e i blog? E Twitter? Non bisognerebbe fare solo un albo dei giornalisti ma anche un albo delle fonti giornalistiche, e decidere quando un blog diventa troppo ‘’informativo’’ per continuare a vivere senza supervisione governativa - E a questo punto saremmo pericolosamente vicini a un regime di approvazione governativa per tutte le fonti dei media. Che sa un po’ di Soviet
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E’ stata accolta da reazioni piuttosto sarcastiche la proposta del ministro-ombra della cultura UK, il laburista Ivan Lewis, di creare un registro dei giornalisti, in modo da poter cancellare dall’ elenco quelli che si rendessero colpevoli di grosse violazioni al codice di condotta professionale. La proposta viene dopo lo scandalo delle intercettazioni illegali e Lewis l’ ha lanciata nel
Messico, dove le reti sociali servono a salvare la pelle
28 settembre 2011
I social media stanno uccidendo il giornalismo online?
27 settembre 2011
Una ricerca di 'Experian Hitwise' mostra che solo un ventesimo del tempo passato in internet dagli internauti britannici viene dedicata all’ informazione giornalistica - Cioè tre volte meno di quello dedicato all’ intrattenimento e quasi cinque volte meno del tempo passato su Facebook e gli altri network
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I social media stanno ammazzando l’ informazione online?
Certo, se un internauta, nel corso di un’ ora passata sulla Rete dedica solo 3 minuti (1/20 del tempo) alle notizie, preferendo di gran lunga il ‘’cazzeggio’’ (9 minuti di entertainment e 14 minuti di social network), allora è legittimo osservare che, come fa Tagliablog, ‘’se l’editoria offline è morta, mi sa che anche per quella online è arrivato il momento di reinventarsi, se non vuol rischiare di finire vittima di Facebook & Co’’.
Tagliaerbe riporta l’ infografica che illustra un recente studio di Experian Hitwise condotto sugli internauti britannici, secondo cui questi ultimi, nello scorso agosto, hanno speso online 3,4 miliardi di ore, 800 delle quali – in pratica quasi 1/4 di tutto il tempo – sui social.
(continua...)
Internet fonte sempre più rilevante di informazione locale
27 settembre 2011
Giornalismo digitale: dopo le perdite arriveranno anche i guadagni
(Innovazioni e paradossi di una ‘’rivoluzione’’ ancora in cerca di un modello economico/fine)
25 settembre 2011
Si conclude con questo auspicio-convinzione ‘’The story so far’’, la Ricerca della Columbia sull’ editoria online – Gli autori elencano una serie di raccomandazioni, sulla base delle lezioni, soprattutto economiche, che 20 anni di storia del giornalismo digitale hanno fornito – Quanto al ruolo della professione giornalistica, il pubblico, secondo gli autori, continua comunque ad aver bisogno di ‘’giornalisti indipendenti e oggettivi, che scovano fatti, spiegano questioni complesse e presentano il loro lavoro in modo convincente. Crediamo anche che se i sostegni governativi e l’ intervento di soggetti filantropici possono essere d’ aiuto, fondamentalmente continua ad essere il mercato quello che deve fornire al giornalismo le basi economiche. Molte delle perdite del settore vengono dal digitale. E’ tempo di cominciare a raccogliere anche qualche guadagno’’.
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- Le piattaforme digitali non sono spazi dove pubblicare contenuti già esistenti.
- Va completamente ridefinito il rapporto tra audience e pubblicità online, che ora è spesso solo ‘’spazzatura’’
- E’ essenziale coinvolgere in maniera diversa gli inserzionisti: cosa che non significa consentire loro di imporre la linea editoriale o la priorità nelle notizie, ma capire che hanno molti altri modi per raggiungere i clienti di
Continua a calare in Usa la fiducia nei media, ma resta sempre più alta di quella nel governo o nelle corporation
25 settembre 2011
I dati del sondaggio annuale sui rapporti fra cittadini e informazione che il Pew Research Center conduce dal 1985 – Le fonti giornalistiche locali vengano percepite come più affidabili di quelle nazionali e la tv (soprattutto quella via cavo) continua ad essere il principale canale di informazione - Il 66% del campione accusa i media di scarsa accuratezza, il 77% li ritiene propensi a schierarsi e l' 80% si dice convinto che i giornali siano spesso influenzati dal potere - Ma quasi 7 su 10 persone del campione (69%) dicono di avere molta o qualche fiducia nell' informazione giornalistica locale, mentre il 59% nutre lo stesso atteggiamento nei confronti delle testate nazionali – Mentre solo poco più della metà dice di credere nelle informazioni diffuse dal governo statale (51%) e dall' amministrazione Obama (50)% - Ancora più basse le percentuali di fiducia nelle agenzie federali (44%), nelle grandi aziende (41%), nel Congresso (37%) o nei candidati che 'corrono' per qualche incarico (29%)- Cresce notevolmente intanto il ricorso a internet come principale fonte di informazione: Il 43% contro il 24% di quattro anni fa
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Continuano ad essere fortemente critiche le