Pubblicità: calano i clic sui banner, una ricerca di Google
25 agosto 2011
Libia: l’ assenza di fonti di comunicazioni ufficiali dei ribelli complica la lettura degli avvenimenti
24 agosto 2011
‘’ Twitter diventa uno strumento inutile, per non dire dannoso, se lo si prende in blocco come fonte primaria d’informazione, non sapendo o fingendo di non sapere che la stragrande maggioranza dei ‘cinguetta tori’ in situazioni come queste rimane nelle retrovie e non fa altro che riportare voci più o meno incontrollate o addirittura dispacci di agenzia: salvo che i cinguettatori a volte possono farsi prendere dall’entusiasmo, o non capire bene quello che stanno riproducendo’’
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di Pino Bruno
(da pinobruno.it)
Dopo 171 giorni di blackout, in Libia hanno riacceso internet. “Welcome back to the Internet, Libya”, titolava ieri il Washington Post. Già, ma a Bengasi la rete non si è mai spenta, e non si può dire che il Consiglio Nazionale per la Transizione ne abbia fatto buon uso. Al suo esordio, cinque mesi fa, il sito ufficiale prometteva bene, ma poi ha razzolato male. Basta scorrere la sezione Press Room, per rendersi conto del deserto della comunicazione.
Non è questione di poco conto, in un paese in cui l’informazione alternativa a quella del regime ha sempre latitato, mentre quella ufficiale ha proposto,
I quotidiani e internet, prove di sopravvivenza
23 agosto 2011
I giornali (quotidiani) possono sopravvivere solo con Internet ?
La risposta sintetica è "no".
Come ogni cosa, la risposta più articolata è "dipende"...
Vediamo di approfondire:
La risposta un filino meno sintetica è "nella loro forma attuale, pochi". Devono cambiare.
Così Sefano Quintarelli introduce una riflessione molto interessante sulle condizioni e le prospettive dei giornali (quotidiani). Una riflessione particolare anche perché nel flusso continuo e a volte ridondante di notizie , di ricerche e di dati sulla stampa si sente un forte bisogno di un’ analisi pacata ed ‘’elementare’’ – che colga appunto gli elementi costitutivi di questo processo di trasformazione.
Nella rigorosa semplicità delle sue argomentazioni l’ articolo di Quintarelli che pubblichiamo su Lsdi ci offre la possibilità di individuare i primi lineamenti del mondo nuovo. Un mondo in cui, per fare solo due esempi, non sarebbe più corretto ‘’parlare di ‘giornali’ online o ‘quotidiani’ online ‘’ e in cui anche la parola ‘editore’ starebbe ‘’cambiando significato’’.
Quindi?
Il ruolo tradizionale di produrre e/o aggregare contenuti con una redazione, impacchettarli e distribuirli venendo pagati dal cliente e dalla pubblicità, è destinato ad essere abbastanza presto un ricordo legato a tecnologie passate –
I content marketplace, forse salveranno i blog dal ‘Panda’ di Google, ma non gli autori dal bisogno
23 agosto 2011
Paywall a catena negli Stati Uniti
23 agosto 2011
La tendenza dei quotidiani a far pagare i contenuti online si raffrorza, come dimostrano le decisioni di gruppi editoriali grossi e piccoli, da MediaNews Group a Lee Enterprises, ed arriva anche nelle Hawaii –Ma il paywall, da solo, non basterà: oltre al sostegno dei lettori fedeli, le testate hanno bisogno di innovazioni nella pubblicità, nel marketing, nei prodotti per la mobilità, nella creazione di eventi e nei servizi b2b
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La tendenza dei quotidiani a far pagare i propri contenuti online continua, almeno negli Stati Uniti, come dimostrano i programmi per l' istituzione di paywall messi a punto da MediaNews Group, secondo quanto riporta PaidContent.Org reports.
Il gruppo, a cui fanno capo 57 quotidiani in 11 stati, ha cominciato ad introdurre l' accesso a pagamento in 23 testate piccole e medie pubblicate in California, Pennsylvania, New Mexico, Massachusetts e Vermont, seguendo un modello ''metered'' (su misura), analogo a quello istituito dal New York Times. Gli abbonati all' edizione a stampa pagheranno 1,99 dollari al mese – o 19,99 dollari all' anno -, mentre per i non abbonati alla carta il costo sarà di 5,99 dollari al mese – o 59,99 dollari
Shortmail: la concisione di Twitter approda nella posta elettronica
23 agosto 2011
I 410 Labs, un’ azienda di software di Baltimora (Usa), hanno messo a punto un servizio di email che impone un limite di 500 battute a messaggio e respinge al mittente quelli troppo lunghi chiedendo di sintetizzare – Shortmail permette a tutti gli utenti di Twitter di trasformare il proprio account in un indirizzo di posta e ha raggiunto finora (da marzo scorso) 25.000 utenti - Secondo gli autori usando questo servizio si tagliano automaticamente tutti i messaggi commerciali, mentre si produce un aumento della conversazione fra le persone reali
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La concisione di Twitter (massimo 140 caratteri in un post) ha contagiato anche il settore della posta elettronica e molti si cominciano a chiedere se non sarebbe il caso di alleggerire le email inserendo un limite massimo di parole e cercando di semplificare un sistema di comunicazione appesantito sia dall' enorme quantità di spam che dai codici stessi di elaborazione dei messaggi.
I 410 Labs – un’ azienda di software di Baltimora - ci stanno provando e intanto hanno messo a punto un programma chiamato appunto Shortmail, un servizio che dovrebbe colmare il gap fra Twitter ed email.
Gli utenti di
Esperienze di lettura a confronto, nuove ”prove” sulla superiorità della carta
21 agosto 2011
Tre ricercatori dell' Università dell' Oregon hanno messo a confronto le esperienze di due gruppi di lettori del New York Times osservando che chi legge su carta ricorda un numero significativamente maggiore di articoli, di argomenti e di elementi importanti dei vari articoli rispetto a chi legge sul web - Secondo gli autori, fra l' altro, i quotidiani online tendono a dare pochi stimoli per suggerire l’ importanza di un articolo e, soprattutto, la funzione di ‘’agenda setting’’ del giornale svanisce nel corso del processo
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I lettori dell’ edizione stampata di un giornale ricordano un numero significativamente maggiore di articoli rispetto a quelli dell’ edizione online, un numero maggiore di argomenti e un numero maggiore di elementi importanti dei vari articoli. Ricordi alla pari invece per quanto riguarda i titoli.
E’ il risultato di una Ricerca condotta da Arthur D. Santana, Randall Livingstone e Yoon Cho dell’ University of Oregon. I tre ricercatori hanno costituito due gruppi di lettori dell’ edizione stampata e di quella online del New York Times. Ogni gruppo aveva 20 minuit di tempo per leggere il giornale e al termine doveva stilare un piccolo rapporto.
Sebbene
Giornalismo digitale: paywall, come cancellare il ”peccato originale” della gratuità
(Innovazioni e paradossi di una rivoluzione ancora in cerca di un modello economico/5)
20 agosto 2011
L' informazione di base ormai è gratuita e la gente si è abituata. E anche per questo gli editori stanno commettendo il solito sbaglio: basarsi sui costi di produzione per fare i prezzi, invece di guardare al valore dei contenuti online – Il quinto capitolo di ''The story so far'', la Ricerca della Columbia sul giornalismo digitale, è dedicato al problema dell' informazione a pagamento e analizza le varie strategie adottate – Un dato che emerge fra gli altri è che spesso i sistemi di pagamento del digitale sono studiati soprattutto come difesa dei ricavi dalla carta, cosa che in parte è vero anche per il NYT - Qualcuno comincia a convincersi comunque che per contenuti particolari bisogna pagare, spiegano gli autori, soprattutto con i dispositivi mobili, che sembrano essere uno degli elementi di quel modello di business che tutti stanno disperatamente cercando – ''Gli abbonati digitali potrebbero finire per pagare, negli anni, ma solo se i media li persuadessero ad utilizzare nuove piattaforme, come gli smartphone o i tablet, in modo da poter adottare dei diversi piani di pagamento'' - Ma anche se i meccanismi di pagamento riuscissero ad
56.000 dollari il salario mediano dei giornalisti economici Usa
20 agosto 2011
Cresce dell’ 11% in Europa il numero di visitatori unici sui siti online dei quotidiani
20 agosto 2011