Monthly Archives: luglio 2011

Cina, chiusi 1,3 milioni di siti web nel 2010

17 luglio 2011
Cina Un milione e 300.000 siti web sono stati chiusi in Cina nel corso del 2010. Il dato viene da una fonte ufficiale, l’ Accademia cinese di Scienze sociali che – come riferisce la BBC – ha precisato che alla fine dell’ anno scorso c’ erano il 41% di siti web in meno rispetto al 2009. Nonostante questo, la Cina popolare avrebbe un ‘’alto livello di libertà di espressione online’’ ha detto Liu Ruisheng, uno dei ricercatori dell’ Accademia, aggiungendo che nonostante il declino del numero di siti, quello delle pagine sarebbe cresciuto, toccando i 60 miliardi, durante il 2010, con un incremento del 79% rispetto all’ anno precedente. ‘’Questo – ha osservato – significa che i nostri contenuti stanno diventando più forti e la nostra supervisione è più stretta e regolata’’. Molte associazioni per i diritti umani – prosegue la BBC – da tempo protestano contro la censura del web da parte delle autorità cinesi, che hanno imposto una vasta e profonda rete di controlli. Un gran numero di siti online vengono quotidianamente bloccati, fra cui il servizio in lingua cinese della BBC, Facebook, Youtube e Twitter.

Crescono i lettori dei quotidiani, ma il paese è spaccato anche dal ‘’press divide’’

17 luglio 2011
Censis-Roma-1 Nonostante il secco calo ( meno 7%) di lettori dell' edizione cartacea, gli italiani che leggono i quotidiani nelle loro varie forme sono aumentati del 2,4% rispetto al 2009 (come quelli dei settimanali) - Internet sfonda  la barriera simbolica del 50% della popolazione italiana attestandosi al 53,1%  (+6,1% rispetto al 2009) – Ma si accentua vistosamente lo scarto fra chi utilizza la carta e chi no: nel 2006 le persone ‘’estranee ai mezzi a stampa’’ erano il 33,9%, nel 2011 sono diventate il 45,6% degli italiani. Quasi un italiano su 2 non  ha alcun rapporto con l’ informazione su carta – I dati del  9° Rapporto Censis-Ucsi sulla comunicazione in Italia – Internet e le fratture sociali – Italia al 22° posto per penetrazione della rete fra i 27 paesi dell’ UE - Giornalisti poco indipendenti e quindi inaffidabili ---------- Nonostante il calo netto delle vendite dei quotidiani cartacei a pagamento (meno 7%),  i lettori di quotidiani, globalmente, sono in crescita, mentre internet sfonda  la barriera simbolica del 50% della popolazione italiana, attestandosi al 53,1%  (+6,1% rispetto al 2009), e si accentua vistosamente il press divide nel nostro paese:

Quanto scrivono i precari in Campania…

17 luglio 2011
Campania1 Un monitoraggio compiuto dal Coordinamento giornalisti precari della Campania sui tre maggiori quotidiani napoletani mostra come il 72% degli autori degli articoli firmati apparsi nell’ arco di 2 settimane siano di collaboratori esterni, mentre solo il 24% delle ‘’firme’’ fa parte della redazione e il resto è di pensionati che continuano a lavorare per le vecchie testate – Più ‘’equilibrata’’ l’ analisi del numero di articoli, ma solo perché, spiega il Coordinamento, ‘’ogni giornalista può pubblicare soltanto un basso numero di articoli ogni trenta giorni’’ e ‘’questo spiega anche perché la retribuzione mensile dei collaboratori esterni si assesti mediamente sui 300 euro al mese’’ ---------- Il 72% degli articoli firmati apparsi sui tre maggiori quotidiani napoletani nell’ arco di due settimane di giugno erano stati scritti da collaboratori esterni (157 giornalisti), mentre solo il 24% delle ‘’firme’’ faceva parte della  redazione (53 giornalisti) e, infine, il 5%  era composto da pensionati che continuano il rapporto collaborativo con le vecchie testate. Sono i dati di un monitoraggio realizzato dal Coordinamento giornalisti precari della Campania e presentato qualche giorno fa a Napoli. Con un titolo molto efficace: ''Senza i precari il tuo

Non risultati scollegati ma ‘’risposte’’, il futuro dei motori di ricerca

17 luglio 2011
Google-Simpson Larry Page vorrebbe che Google offrisse risultati più organizzati e rilevanti, anche prima che l’ utenti li cerchi, e fornendo un contesto migliore – E Steve Ballmer, per Bing, punta a  ‘’trasformare queste macchine in modo che capiscano noi e le nostre domande’’ – Un post sul Tagliaerbe ----- Non solo risultati, ma risposte, inoltrate anche prima che l’ utente le cerchi intercettando i suoi interessi (sulla base della sua ‘’fisionomia’’ digitale costruita attraverso le migliaia di ore di navigazione), e fornendo un contesto migliore. Ecco come Larry Page, uno dei fondatori del più famoso motore di ricerca del mondo, vorrebbe il Google del futuro. Lo segnala Tagliarbe, in un post sul futuro dei motori di ricerca, utilizzando un intervento di Alan Eustace, uno dei capi della divisione search di Google. Page, in particolare, ‘’non è soddisfatto del fatto che Google fornisca solo un insieme “scollegato” di risultati, e vuole che vengano forniti risultati più organizzati e correlati’’.  Immagina la possibilità di offrire risultati rilevanti PRIMA che l’utente cerchi. E infine vorrebbe un contesto migliore. Ad esempio – ricostruisce Tagliaerbe – a una persona che vuole programmare un viaggio a New York

News of the World, i social media acceleratori delle crisi

16 luglio 2011
Newsoftheworld Le prime notizie sul gioco sporco del domenicale britannico dell’ impero Murdoch sono venute da un giornale mainstream (la vicenda è stata svelata dai cronisti vecchio stile del Guardian) ma sono stati i social media e internet a farne uno scandalo di enormi proporzioni, tanto da indurre perfino gli inserzionisti ad abbandonare il giornale per salvare la faccia – Una analisi della Reuters ---------- La vicenda del News of the World è l’ ultimo esempio di come i social media possono agire come forti acceleratori delle crisi politiche, commenta Peter Apps, un giornalista che si occupa delle interazioni fra  politica, economia e mercati, in una analisi sulla Reuters dal titolo: ‘’ Press barons lose information monopoly in Twitter era’’. Lo sviluppo di internet e soprattutto i social media – osserva Apps – stanno rivoluzionando le strutture di chi controlla l’ informazione e, per certi versi, anche le strutture del potere. Mantenere la segretezza sta diventando più difficile, mentre la diffusione di dati riservati in grandi quantità e la disseminazione di informazioni in tutto il mondo è sempre più facile – come abbiamo visto con la vicenda WikiLeaks.. Insomma, brutte notizie per i mogul

E-book: crescita esponenziale in Italia

16 luglio 2011
Ebook1 (af) - Ad un anno dalla sua fondazione, la libreria digitale BookRepublic ha realizzato, in collaborazione con la società di consulenza  A. T. Kearney, uno studio sul mercato italiano dei libri elettronici. Ne parla, tra gli altri, il blog del Corriere.it, ehiBook, secondo cui, stando alle previsioni, le vendite nel gennaio 2012  dovrebbero toccare 1 milione e mezzo di unità, un volume 20 volte maggiore di quello del 2010. Una crescita vertiginosa che, tuttavia, “parte da un mercato esiguo, attualmente lo 0,3-0,4 per cento di quello complessivo del libro”, come sottolinea Giovanni Bonfanti, curatore della ricerca, secondo cui però “ si può prevedere che queste percentuali raddoppieranno di anno in anno”. Se le previsioni venissero confermate, il mercato degli e-book in Italia varrebbe 12 milioni di euro e assorbirebbe l’ 1% del mercato complessivo dell’editoria. (continua...)

Un giornalista diventato comunicatore racconta il mondo delle PR digitali

15 luglio 2011
chieffi0 In una intervista a Lsdi Daniele Chieffi , Media relations manager per Unicredit, parla di “On line media relations”, un saggio pubblicato in primavera da Sole 24ore, e dei nuovi meccanismi che regolano l’ ecosistema digitale – ‘’L' approccio di marketing è solo una conseguenza di una sana gestione in termini di reputazione. Cattiva reputazione fa cattivo marketing e la reputazione, sulla rete, te la costruisci interagendo bene con i media online, ovvero con tutti quei luoghi, siti, personaggi, influenti sul web e quindi in grado di influire sulla percezione del pubblico’’ ------ a cura di Marco Renzi «Pensate – disse un redattore di una grande testata online, fra i sorrisetti divertiti degli astanti – che gli uffici stampa che contatto mi  rispondono cose tipo “Ti richiamo nel pomeriggio”, “Ti faccio sapere domani... Non hanno capito proprio come funziona». La distanza fra mondo dell’informazione Web e uffici stampa è tutta qui: due mondi fuori sincrono, che non si conoscono, non si capiscono e parlano linguaggi diversi, con diverse linee temporali. In questo brano dal libro “On line media relations” di Daniele Chieffi, uscito per i tipi del Sole 24 Ore,  è pienamente riassunta

Pubblicità e informazione: più inserzioni, più articoli

14 luglio 2011
Pubblicità Una Ricerca di due docenti universitari milanesi su 13 aziende quotate in borsa e 6 quotidiani italiani, ripresa da lavoce.info, mostra che un aumento di 50mila euro nella pubblicità mensile acquistata da una data impresa su un quotidiano si associa in media con tredici articoli aggiuntivi al mese che menzionano quell’ impresa – E che l' aumento di notizie dopo un comunicato stampa è significativamente maggiore sui quotidiani su cui l’ impresa X compra più pubblicità, con una ‘’sinergia interessante tra l’ acquisto di pubblicità e l’ attività di relazioni pubbliche’’ ---------- Un aumento di 50mila euro nella pubblicità mensile acquistata da una data impresa su un quotidiano si associa in media con tredici articoli aggiuntivi al mese che menzionano quell’impresa. E’ uno dei dati più significativi di uno studio sull’ influenza della pubblicità sulla copertura giornalistica - in particolare da parte dei quotidiani – che lavoce.info ha ripreso martedì in un articolo dal titolo ‘’ Quell’ informazione comprata con la pubblicità’’, anche in relazione alla vicenda della cosiddetta ‘’P4’’ e al ruolo di Luigi Bisignani. Il tema dell’ influenza della pubblicità sui media –

Perché chiudere News of the World è stata un’ottima decisione (economica)

12 luglio 2011
News Fra i numerosi commenti sulla vicenda del tabloid del gruppo Murdoch, spicca quella, su Poynter, di Rick Edmonds, secondo cui la chiusura rifletterebbe ragioni di business più che di coscienza – Si tratterebbe di una scelta strategica, compiuta per salvaguardare e allargare gli spazi del gruppo per altre azioni editoriali, e, soprattutto, per cercare di portare a casa l’ acquisizione della maggioranza delle azioni di BSkyB, un affare da 23 miliardi di dollari ---------- Why shutting down News of the World was a good business decision di Rick Edmonds (da Poynter.org) (traduzione di Claudia Dani) Non riesco, su due piedi, a pensare ad un caso di trasgressione dell’etica così pesante da costringere una testata a chiudere – almeno non riuscivo a farlo fino alla scorsa settimana. Ma News of the World, di cui News Corporation ha annunciato la chiusura con l’ edizione di domenica scorsa, è un caso particolare, per diversi aspetti, e la decisione di chiuderla potrebbe riflettere ragioni di business più che di coscienza. News Corp. non sta facendo un grosso sacrificio con questo tipo di acelta. News of the World ha una diffusione

Ancora in crescita la diffusione dei quotidiani nel mondo

10 luglio 2011
Fra il 2005 e il 2009, secondo uno studio dell’ Economist sull’ industria dell’ informazione, le vendite dei giornali sono cresciute del 6%, con i balzi in paesi come India (110 milioni di copie al giorno, +39,7%) o Cina (109 milioni; +10,4%) che compensano il calo dei paesi occidentali, Uk (-16%) in testa – Una intervista di Europaquotidiano all’ autore dello studio, ‘’Bollettini dal futuro’’ - Un futuro che, paradossalmente, ha molte analogie con la situazione del passato, prima dell’ avvento dei media di massa nel 19° secolo: con una informazione diventata più sociale e partecipata, differenziata e partisan, e un ecosistema mediatico più caotico, irruente e politicamente appassionato di quelli del 19° e 20° secolo ----- Economist0 Fra il 2005 e il 2009 la diffusione media dei quotidiani a pagamento nel mondo è cresciuta del 6%, nonostante i forti cali registrati nel Nord America (-11%),  in Europa (-8%) e  in Oceania (-6%).  Perdite ampiamente compensate dal forte aumento del numero di copie vendute avvenuto in Sud America (+5%), Asia (+13%) e Africa (+30%). Nel 2009 la diffusione globale di quotidiani a pagamento nel mondo era pari a 517 milioni di copie al