Con l’ Introduzione e il Primo capitolo, Lsdi inizia la pubblicazione della traduzione integrale di “The Story So Far: What We Know About the Business of Digital Journalism”, il Rapporto pubblicato recentemente dalla CJR e realizzato da alcuni docenti e ricercatori della Columbia Journalism School – Il lavoro fa il punto sullo ‘’stato delle cose’’ dopo 15 anni di ‘’rivoluzione digitale’’ cercando di analizzare organicamente i problemi posti dall’ innovazione digitale, soprattutto sul piano economico-industriale, ma affronta anche gli aspetti che coinvolgono più direttamente la pratica e la professione giornalistica, come quelli della distribuzione e della ‘’confezione’’ dei contenuti e quindi, più in generale, del valore del prodotto
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Che tipo di giornalismo digitale il mercato potrebbe sostenere, e come?
Dedicato in particolare ai mercati Usa - con le sue non secondarie peculiarietà – il Rapporto pubblicato dalla Columbia Journalism Revue col titolo “The Story So Far: What We Know About the Business of Digital Journalism”, offre delle risposte interessanti e utili anche a livello globale, perché rappresenta il primo tentativo organico di analizzare i problemi posti dall’ innovazione digitale e il suo impatto, soprattutto sul piano economico-industriale.
Il lavoro - curato da
Giornalismo digitale: innovazioni e paradossi di una ‘’rivoluzione’’ ancora in cerca di un modello economico/1
Con l’ Introduzione e il Primo capitolo, Lsdi inizia la pubblicazione della traduzione integrale di “The Story So Far: What We Know About the Business of Digital Journalism”, il Rapporto pubblicato recentemente dalla CJR e realizzato da alcuni docenti e ricercatori della Columbia Journalism School – Il lavoro fa il punto sullo ‘’stato delle cose’’ dopo 15 anni di ‘’rivoluzione digitale’’ cercando di analizzare organicamente i problemi posti dall’ innovazione digitale, soprattutto sul piano economico-industriale, ma affronta anche gli aspetti che coinvolgono più direttamente la pratica e la professione giornalistica, come quelli della distribuzione e della ‘’confezione’’ dei contenuti e quindi, più in generale, del valore del prodotto
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Che tipo di giornalismo digitale il mercato potrebbe sostenere, e come?
Dedicato in particolare ai mercati Usa - con le sue non secondarie peculiarietà – il Rapporto pubblicato dalla Columbia Journalism Revue col titolo “The Story So Far: What We Know About the Business of Digital Journalism”, offre delle risposte interessanti e utili anche a livello globale, perché rappresenta il primo tentativo organico di analizzare i problemi posti dall’ innovazione digitale e il suo impatto, soprattutto sul piano economico-industriale.
Il lavoro - curato da
Giornalismo non-profit in Usa, oltre la metà dei siti chiaramente ideologizzati
Pubblicità: come ‘’guardano’’ uomini e donne
Il passaggio al digitale è già avvenuto (almeno per i lettori dei grandi media)
Una ricerca su 600 lettori delle 20 maggiori testate di informazione francesi ha scoperto che essi dedicano 37 minuti al giorno alle pubblicazioni digitali rispetto ai 22 minuti destinati alla carta stampata - ’’Questo numero incredibilmente alto dimostra che il passaggio al digitale è avvenuto - almeno per i lettori di grandi media nazionali’’, commenta Frédéric Filloux in una delle sue ultime Mondaynote, partendo dall’ analisi di come il linguaggio stia cambiando - Il termine lettori online si è trasformato in lettori digitali, osserva, spiegando che lo slittamento terminologico riflette due tendenze: l’ esistenza di una gamma sempre più ampia di strumenti e lo spettacolare aumento della mobilità – Altre ricerche sul campo
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The new faces of digital readers
di Frédéric Filloux
(Mondaynote)
(traduzione di Giusy Furlan)
Il linguaggio sta cambiando: il termine lettori online si è trasformato in lettori digitali.
Lo slittamento terminologico riflette due tendenze: l’ esistenza di una gamma sempre più ampia di strumenti e lo spettacolare aumento della mobilità.
Lo provano alcune recenti ricerche. La prima risale a fine giugno ed è stata diffusa a Parigi da Havas Media, la maggiore agenzia pubblicitaria europea (in Francia ha il 25% del mercato), che ha
Interviste collettive in crowdsourcing
Intervistato.com, un sito che si presenta dicendo ‘’ Qui non abbiamo paura a fare domande’’ lancia un interessante esperimento di crowdsourcing nel campo della ‘’costruzione’’ delle interviste - Il sito invita infatti i cittadini ad indicare chi interpellare e soprattutto a formulare le domande da porre - Per ora sono stati scelti Luca Conti (già intervistato) e Arianna Ciccone e Alberto D' Ottavi, che verranno intervistati nei prossimi giorni
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‘’Qui non abbiamo paura a fare domande’’. E' l’ assicurazione con cui si presenta Intervistato.com, un nuovo e interessante esperimento di crowdsourcing, teso in questo caso a costruire collettivamente e dal basso la scaletta di domande delle interviste.
''Chiunque può proporre chi intervistare e ciò che desidera gli venga chiesto. Questo per noi è crowdsourcing'', spiega il sito, creato e animato da Maria Petrescu e Jacopo Paoletti.
Diffondere la conoscenza partendo dal basso significa permettere una libera informazione. Questo per noi è social journalism.
L'intervistatore può essere ciascuno di noi. L'intervistato puoi sceglierlo anche tu.
E' semplice, come la libertà di espressione.
Per ora è già stato intervistato Luca Conti. Al centro delle prossime interviste Arianna Ciccone (una delle animatrici del Festival del giornalismo di Perugia
Google lancia il gioco dell’ informazione
L’ edizione americana di Google News propone il gaming news, una sorta di competizione che assegna più badge a chi legge più articoli – E mette in campo un ulteriore strumento di conoscenza e di archiviazione della ‘’storia’’ delle persone attraverso la registrazione del loro comportamento digitale
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Farmville sbarca nell’ informazione. Notizie come gioco, come competizione, gaming news.
Google lancia sul suo servizio di aggregazione editoriale ( Google News) la sfida dei ‘’badge’’ e mette in campo un ulteriore strumento di conoscenza e di archiviazione della ‘’storia’’ delle persone attraverso la registrazione del loro comportamento digitale.
‘’Più notizie uno legge e più badge importanti riceve - spiega Natasha Mohanty, ingegnere a Mountain View, all’ Huffington Post -. Fino ad ottenere il bronzo, poi l’ argento, l’ oro, il platino e, alla fine, il badge ‘sommo’ ”.
Associare dei badge a dei contenuti, osserva Benoit Raphael sul suo blog, non è una novità (lo stesso HuffPo lo propone) ma mostra l’ importanza che Google assegna al suo settore News. E – continua Raphael – ‘’quando i badge saranno integrati a Google+, la nuova rete sociale del gigante delle ricerche, si può
Pubblicità: internet non uccide la tv
Internet non ha ucciso la pubblicità in tv: crescono entrambe, anche se con ritmi diversi. Lo illustra molto chiaramente un grafico comparativo degli investimenti Usa nei due settori pubblicato da Advertising Age e ripreso da Roberto Venturini sul suo blog.
La tv non solo non è morta – osserva Venturini – ma ha una bella crescita. Così come internet.
Due le ipotesi a questo punto: o ‘’le aziende americane sono orrendamente stupide e buttano miliardi di dollari in campagne che non servono a niente (e quindi dette aziende dovrebbero essere già fallite). Oppure l' adv televisivo e l'online fanno mestieri diversi, probabilmente complementari’’.
Il basso grado di soddisfazione degli utenti di Facebook apre le porte a Google+
I dati dell’ American Customer Satisfaction Index (ACSI) indicano che, nonostante un piccolo incremento, FB è all’ ultimo posto della classifica del tasso di gradimento da parte degli utenti elaborate dalla società Usa in collaborazione con ForeSee Results – Wikipedia al primo posto fra i social media, mentre Google registra il massimo della ‘soddisfazione’ nel campo dei motori di ricerca, con l’ 83% - A questo punto Google+ potrebbe facilmente lanciarsi all' attacco e guadagnare spazi di mercato se riuscirà a dimostrare di poter fornire dei livelli di esperienza superiori
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Il mercato dei social media è pronto per un nuovo concorrente che permetta agli utenti di connettersi con i propri amici.Lo sostiene il Rapporto 2011 sull' American Customer Satisfaction Index (ACSI), realizzato in collaborazione con ForeSee Results.
Nonostante un piccolo incremento fra 2010 e 2011, Facebook (+3%, indice 66) è all' ultimo posto della classifica di 'soddisfazione', non solo nella sezione dei social media, ma rispetto a tutte le aziende analizzate nella Ricerca (che è stata realizzata a giugno, prima della mega-pubblicizzazione del maggiore concorrente di FB, Google+.
E il basso livello registrato da Facebook - spiega una
Un giuramento di Ippocrate per i giornalisti
Nel pieno delle polemiche che stanno squassando il mondo del giornalismo in relazione al caso News of the world, Marco Pratellesi, sul suo Mediablog, rilancia la proposta avanzata sul Guardian da George Monbiot e propone una prima bozza di ‘giuramento’, nel nome di un ritorno ai lettori e alla ‘’lezione’’ di Indro Montanelli
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“Il giornalismo politico britannico è un club a cui appartengono sia i giornalisti sia i politici”, ha scritto Janet Daley, editorialista del Sunday Telegraph. Questa contiguità si trasforma in familiarità, in condivisione di aspirazioni e interessi che sono inconciliabili con il ruolo di controllo dei poteri che i giornalisti dovrebbero esercitare.
In un post sul suo blog su Vanity Fair (Ripartire dai lettori: il News of the World e la lezione di Montanelli) Marco Pratellesi commenta così la vicenda che sta squassando il mondo del giornalismo (e della politica, almeno in Uk), invocando appunto un ritorno alla ‘’lezione di Indro Montanelli: sono i lettori i miei unici padroni’’ e suggerendo ai giornalisti, sulla scia di George Monbiot, una sorta di
Il Triangolo del Caucaso, un forte attivismo online difficile da tradurre nella vita reale
In una intervista a Lsdi Letizia Gambini racconta la sua esperienza con ''The Caucasus Triangle'', un documentario sul rapporto tra giovani, media e democrazia in Georgia, Armenia e Azerbaijan di cui abbiamo già parlato qualche giorno fa - Un lavoro che servirà anche per alimentare il dibattito sulla libertà di informazione e sul Caucaso
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''La rete è ancora una rete d' élite, non di massa. Continuano a farla da padroni i mass media tradizionali, televisione e giornali, ma le nuove generazioni sempre più si stanno riversando online e questo è un fattore molto positivo. Internet è meno regolato e ha barriere di accesso minori per le giovani generazioni per entrare e per creare forum di opinione anche apertamente in contrasto con il governo''.
In una conversazione con Lsdi, Letizia Gambini racconta il senso di ''The Caucasus Triangle'', un