Monthly Archives: luglio 2011

Giornalismo digitale, l’ illusione dei grandi numeri
(Innovazioni e paradossi di una ‘’rivoluzione’’ ancora in cerca di un modello economico/2)

31 luglio 2011
Cjr Pensare che i grandi numeri portino per forza soldi è una illusione, perché le redazioni ‘’normali’’ non potranno mai crescere tanto da poter contrastare i numeri realizzati da giganti come Google e Facebook. E, anzi, proprio la corsa al traffico ha fatto sì che i giornali online avessero grandi utenze e piccole entrate - Le testate giornalistiche invece devono offrire qualcosa in più, che ribalti quella logica puntando non tanto sulla quantità ma sull’ engagement, l’ attenzione, l’ interesse, il tempo dedicato al proprio sito - Perché solo in questo modo si potranno ottenere delle audience stabili e ‘’fedeli’’, da far pesare  nei rapporti con gli inserzionisti e sulla fissazione delle tariffe pubblicitarie – ‘Il problema del traffico: perché una grande audience non sempre è redditizia’’, il secondo capitolo di “The Story So Far: What We Know About the Business of Digital Journalism”, il Rapporto realizzato da alcuni docenti e ricercatori della Columbia Journalism School (che Lsdi sta pubblicando in traduzione italiana), è dedicato al problema del rapporto fra numeri e ricavi sul web e analizza anche le strategie più interessanti adottate da alcune testate Usa ---------- Pensare

Comunicazione, un caso di plagio per il nuovo logo del Viminale?

30 luglio 2011
Ministero La Rete, ancora una volta, mostra la sua potenza sollevando un caso che, oltre alle polemiche, ha messo in  moto anche la fantasia e la cattiveria dei grafici: un esempio è questo logo immaginario coniato per l’ occasione, uno dei tanti prodotti in questi giorni e raccolti in una divertente antologia ---------- Il nuovo logo del Viminale al centro di un caso di plagio? La Rete, ancora una volta, mostra la sua potenza sollevando un caso che, oltre alle polemiche, ha messo in  moto anche la fantasia e la cattiveria dei grafici, che si sono scatenati sulla vicenda. Un esempio è il logo immaginario che pubblichiamo qui sopra (e che fa parte di una serie di viariazioni satiriche sul tema visibili sul sito di Draft, nel post ‘’L’ ironia dei grafici si scatena sul viminale’’), mentre il logo ‘’vero’’, quello scelto come il migliore da una apposita commissione, è questo qui sotto. Ministero0Il problema è che questo logo – prodotto da società Inarea strategic S.r.l., che si è aggiudicato i 3mila euro del concorso - somiglia in modo sconcertante ad

200.000 parole per un ritratto

30 luglio 2011
Osborne Duecentomila parole per comporre un ritratto. E’ la tecnica usata da Juan Osborne, un artista spagnolo a cui Ninjamarketing ha dedicato un ampio articolo. L’ immagina qui sopra mostra con efficacia il sistema utilizzato da Osborne, migliaia e migliaia di parole di diversa altezza, larghezza e colore. Parole che – aggiunge - non sono mai casuali, ma hanno sempre una stretta attinenza con il personaggio ritratto. Possono essere adesempio i titoli e le strofe delle sue canzoni, o le parole più ripetute nei suoi libri o nei suoi discorsi pubblici. Per esempio – racconta Annamaria Fontanella nell’ articolo - Il ritratto di Barack Obama è formato dai frammenti degli oltre 100 discorsi pronunciati dal Presidente prima della sua elezione, mentre per quello di Michael Jackson sono stati utilizzati circa 4.000 commenti lasciati dalle persone dopo la sua morte. Per il suo lavoro l’ artista spagnolo utilizza un software da lui stesso creato, per non sentirsi legato a software commerciali – dice -, e con il vantaggio che se avverte il bisogno di qualche particolare effetto, deve soltanto creare un’ altra applicazione.

Non usare il nome di WikiLeaks invano

30 luglio 2011
Assange Pigrizia e sciatteria professionale nell’ uso di paragoni del tutto scorretti nella sostanza – Un intervento di Agoravox ripreso anche dal sito ''Support Julian Assange'' ----- Non è bastato leggere incredibili paragoni tra Julian Assange e Spidertruman. Ora l’espressione «WikiLeaks all’italiana» viene impiegata per l’hackeraggio del Cnaipic ­– il Centro nazionale anticrimine informatico della polizia di stato - da parte di un gruppo legato ad Anonymous’’ La stupidità, la pigrizia e la sciatteria professionale di chi conia e utilizza questi paragoni è stata sottolineata anche da questo intervento di Fabio Chiusi su Agoravox, Non usare il nome di WikiLeaks invano, e ripreso integralmente da Support Julian Assange, un sito indipendente che si batte per la libertà di espressione e contro la censura, in un post dal titolo titolo identico. (continua...)

La crisi dei giornali tocca anche i Nativi dell’ Alaska

29 luglio 2011
AlaskaSei settimanali di una catena che fa capo a una società degli eschimesi Yupik interrompono il mese prossimo le pubblicazioni per l’ aumento dei costi di produzione e delle materie prime - I giornali erano ''una casa per giornalisti che avevano abbracciato la vita avventurosa in Alaska'' e che spesso, per lavoro, dovevano utilizzare anche le slitte con i cani ---------- La crisi dei giornali  arriva sempre più lontano e colpisce anche nelle tundre dell’ Alaska. Sei piccole testate settimanali pubblicate da un’ azienda editoriale che fa capo alle comunità degli eschimesi Yupik verranno chiuse ad agosto a causa dell’ aumento dei costi di produzione e delle materie prime. Lo ha annunciato la Calista corp., una delle 12 società regionali indigene dello stato, spiegando che l' azienda di cui è stata decisa la chiusura è la Alaska Newspapers Inc, che pubblica anche un magazine sulla vita delle comunità native,  ‘’First Alaskans’’. (continua...)

Giornalismo grafico, la complessità spiegata da due grandi siti Usa

29 luglio 2011 Tag:, , ,

Il giornalismo, rimedio contro l’ info-obesità

28 luglio 2011
Scherer In una intervista ad Avvenire, Eric Scherer parla del suo ultimo libro (‘’C’ è ancora bisogno dei giornalisti?’’) e del concetto di ‘’giornalismo aumentato’’ ---------- «I cittadini provano oggi sempre più l’impressione sgradevole di essere sommersi da un’abbondanza, un’"info-obesità", quasi un caos d’informazione, ma c’è una soluzione a questo disorientamento ed è il giornalismo».  E’ uno dei passaggi di una interessante intervista che Avvenire ha fatto ad Erich Scherer, noto giornalista francese ed autore di ‘’A-t-on encore besoin des journalistes?’’ (C’ è ancora bisogno dei giornalisti?), un libro (ed. Puf) che in Francia ha suscitato interesse e polemiche (Lsdi ne ha parlato qui). Il libro è costruito intorno al concetto di giornalismo ‘’augmenté’’* che Scherer, nell’ intervista, definisce in questi termini: ‘’Non ci sono mai state così tante opportunità come oggi di far meglio il mestiere di giornalista. Ma occorre che i giornalisti accettino di allargare i propri recinti d’azione e di competenza per entrare in interazione con tutte le capacità e risorse esterne oggi esistenti. Ad esempio, quelle provenienti dalla partecipazione attiva del pubblico. La missione di diffusione dovrà trasformarsi in parte anche in una missione di conversazione.

Paywall: la strategia del New York Times sembra funzionare

27 luglio 2011
NYT A quattro  mesi dal giorno in cui il New York Times ha istituito l’ accesso a pagamento al suo sito online, sembra che la strategia adottata funzioni. Secondo uno studio della Columbia Journalism Review, riportata da ReadWriteWeb, il giornale sarebbe  riuscito a raccogliere nei primi tre mesi 224.000 abbonati (a 200 dollari l’ anno circa), senza contare i 57.000 abbonati iPad. A cui bisogna aggiungere gli abbonati all’ edizione cartacea, che dispongono di un accesso al web, e che sono 750.000. Questo primo periodo di attività ha dimostrato inoltre che il paywall del NYT non è troppo complicato. O, comunque, che la sua complessità permette al sito di restare sufficientemente ‘poroso’ per non  respingere i lettori gratuiti (la maggioranza), che passano attraverso le reti sociali e i motori di ricerca, e recuperare la piccola minoranza diposta a pagare. E tutto questo senza colpire i ricavi pubblicitari. Secondo Ryan Chittum, che ha realizzato lo studio, ‘’questo prova che, contrariamente a quello che  dicevano i disfattisti, i lettori sono pronti a pagare per aver accesso a una informazione di qualità. A coloro che erano contrari al paywall, sostenendo che esso sarebbe controproducente a livello

Vie nuove per il giornalismo

27 luglio 2011
Lemonde Il sito web di le Monde sta esplorando due vie promettenti: il Live, un difficile esercizio di equilibrio nel trattamento dell’ informazione a caldo, e una forma di ‘’giornalismo umano’’ attraverso una catena di otto blog iperlocali, lanciati in vista della campagna presidenziale, in un progetto denominato ‘’Un anno in Francia’’ - Due direzioni apparentemente opposte, visto che la prima lavora sull’ attualità immediata e la seconda è la riabilitazione di un giornalismo che si inscrive nel campo della ‘’durata’’, ma l’ esigenza di fondo è la stessa: il giornalismo evolve e deve continuamente reinventarsi – Un interessante articolo di Marc Mentré su Mediatrend.com ----------

Lemonde.fr explore deux formes de journalisme prometteuses

di Marc Mentré (Themediatrend.com)
Lemonde.fr è attualmente, in Francia, uno dei siti più innovativi. La redazione lavora lungo due direzioni promettenti, anche se a priori del tutto opposte, dal momento che una lavora sull’ attualità immediata e la seconda è la riabilitazione di un giornalismo che si inscrive nel campo della ‘’durata’’.

Il Live

Questa forma di narrazione permette di rispondere a quattro imperativi: (continua...)

Google+, come i giornalisti hanno cominciato ad usarlo

25 luglio 2011
Google+1 Thenextweb.com racconta come alcuni redattori di testate Usa abbiano già cominciato a utilizzare l’ ultima piattaforma di social networking per il loro lavoro – Pareri molto positivi sulle sue potenzialità,anche rispetto a Facebook e Twitter, ma pure qualche perplessità, soprattutto perché Google+, almeno finora, sarebbe abitato quasi esclusivamente da gente dei media e delle tecnologie, offrendo così pochi spunti per l’ attività giornalistica ---------- Google+ -  il nuovo social network lanciato da Google– è appena uscito (in meno di un mese, nonostante sia ancora in fase sperimentale,  ha già raggiunto i 20 milioni di iscritti)  e già qualche giornalista ha cominciato a utilizzarlo come strumento di lavoro, come già si sta ampiamente facendo con Facebook e Twitter. Lo racconta su  Thenextweb.com Martin Bryant, riportando alcuni casi di giornalisti che lo usano per condividere, discutere   o scoprire notizie.