Monthly Archives: maggio 2011

Perché le news digitali non ”pagheranno” mai come quelle cartacee

6 maggio 2011
[caption id="attachment_8033" align="alignleft" width="300" caption="(clicca per ingrandire)"](clicca per ingrandire)[/caption] Un minuto e 12 secondi al giorno sulle news online contro i 29 minuti al giorno dell' informazione scritta - Una differenza ''abissale'', illustrata dagli ultimi dati della Newspaper Association of America (NAA), che spiega bene la differenza nella capacità (e nella possibilità) di monetizzazione di online e cartaceo ----- La capacità di un editore di monetizzare le news digitali è differente dalla capacità di monetizzare le notizie cartacee. È quanto emerge da una splendida infografia basata sui dati forniti dalla Newspaper Association of America, secondo cui a marzo l’utente medio americano ha trascorso 1 minuto e 12 secondi leggendo news online. Si tratta dello 0,6% delle 3 ore e 25 minuti rilevate da eMarketer come tempo trascorso online da un utente medio nel 2010. Se si rapportano tali dati a quelli relativi al tempo medio dedicato all’informazione cartacea, le notizie digitali ammontano al 4,1% dei 29 minuti giornalieri rilevati dal Nielsen Media Research Study del 2006. E, come se il ridotto engagement, non fosse abbastanza, il Web – sostiene il blog Scoutanalytics - ha uniformato e generalizzato i tassi pubblicitari e, allo stesso,

The Daily: 10 milioni di dollari di perdite per News Corp

6 maggio 2011
Daily

Solo 800.000 finora i download per il tablet newspaper di Murdoch, ma la società sostiene che i dati sono diversi e che le perdite sono dovute , come previsto, ai costi legati all' investimento iniziale – Che comunque è già salito a 30 milioni di dollari – Nessuna notizia ufficiale sul passaggio di un mese fa dal periodo di prova gratuito al sistema a pagamento - ''Il mercato del tablet è ancora in tenera età”, sostiene il presidente Chase Carey – I costi del lancio del Daily sono una delle ragioni per cui, nel corso del terzo trimestre, News Corp. ha visto crollare le entrate del comparto editoriale di ben 82 milioni di dollari, attestandosi su un modesto + 36 milioni – Un' analisi di paidcontent

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“Nel corso del trimestre abbiamo perso circa dieci milioni di dollari con The Daily”. A sostenerlo è il presidente della News Corp., Chase Carey, nel corso della teleconferenza tenuta con gli analisti in riferimento ai risultati finanziari del gruppo per il terzo trimestre fiscale.

Secondo fonti giornalistiche, poi, il tablet newspaper del colosso di Murdoch ha registrato 800.000

Pubblicità clandestina: in Germania per 6 giornali su 10 è normale

5 maggio 2011
Westdeutsche Una inchiesta sul campo della TagesZeitung ha messo in luce come alcune testate accettino tranquillamente che le aziende, in cambio di investimenti pubblicitari, trattino sulla scelta degli argomenti da affrontare e sul taglio da dare ai redazionali – Uno ‘’speciale banche’’ di quattro pagine per 117.550 euro e un inserto turistico con un mix di inserzioni e materiali di pubbliche relazioni per 30.000 euro a pagina ---------- Alcuni quotidiani tedeschi accettano che le aziende, in cambio di inserzioni pubblicitarie, contribuiscano alla scelta e al rilievo da dare agli argomenti affrontati. Pubblicità clandestina insomma… E’ il risultato di una indagine condotta da Sebastian Heiser, della TagesZeitung (TAZ [1]). Il giornale, attraverso il suo redattore, che si presentava alle altre testate a nome di inserzionisti interessati ad acquistare dei ‘’redazionali’’, ha cercato di verificare come i pubblicitari possono influenzare il loro contenuto [2]. Ecco i principali risultati dell’ inchiesta [3], che Lsdi ha ricavato da Acrimed, attraverso una sintesi in francese dell’ inchiesta della TAZ, condotta da Heiser. * Un addetto della Westdeutsche Zeitung ha proposto un inserto su temi bancari, senza inserzioni, per consentire al settore di comunicare il suo punto di vista sulla gestione della crisi

Il giornalismo non ci lascerà la pelle, la sta solo cambiando

5 maggio 2011
Scimmia ''La scimmia che vinse il Pulitzer. Personaggi, avventure e (buone) notizie dal futuro dell' informazione'', il libro di Nicola Bruno e Raffaele Mastrolonardo uscito da poco per Bruno Mondadori editore, è un appassionante reportage e testimonia come le previsioni sulla fine di giornali e giornalismi siano ''ampiamente infondate'' – Otto capitoli dedicati ad altrettanti innovatori che, come Steve Job e Bill Gates negli anni '70, ''sognano di fare l' impresa; reinventare le notizie del millennio digitale'' e ''rappresentano il primo tassello di un nuovo ecosistema dei media tutto da costruire'' ----- Distanti dalla cultura apocalittica che periodicamente semina annunci di morte di giornali e giornalismi e nello stesso tempo dalla mistica messianica di un mondo nuovo tutto orizzontale popolato di cyborg felici e connessi, Nicola Bruno e Raffaele Mastrolonardo* hanno ricostruito con ''La scimmia che vinse il Pulitzer'' otto esperienze di innovazione radicale nel campo dell' informazione descrivendo ''personaggi, avventure e (buone) notizie dal futuro dell' informazione''. La chiave è in quella parentesi del sottotitolo. Quel ''buone'', che dà anche il tono generale alla narrazione. Perché ''La scimmia che vinse il Pulitzer'' (Bruno Mondadori, 192 pagg,,16 euro) è un grande reportage dal futuro

Operazione Bin Laden, il dossier Lsdi sul waterboarding

5 maggio 2011
TortureMentre tutta la stampa mondiale riporta l' ipotesi che alcune informazioni utili per la cattura del capo di Al Qaeda siano state ottenute con gli interroghatori ''rafforzati'', riproponiamo il Dossier da noi dedicato nel gennaio 2010 alla questione delle torture nel penitenziario di Guantanamo, con la traduzione integrale dei Memorandum del dipartimento Usa di giustizia ----- Nel corso di una intervista concessa all’emittente televisiva NBC, l’attuale capo della CIA e prossimo segretario della Difesa, Leon Panetta, ha ammesso che alcune informazioni necessarie per scoprire il nascondiglio di bin Laden sono state ottenute con metodi duri di interrogatorio, compreso il “waterboarding”, il sistema di soffocamento del prigioniero con l’acqua al centro di un lungo dibattito negli Stati Uniti e ritenuto di fatto dalla maggior parte delle interpretazioni una tecnica di tortura, tanto da essere messo al bando da Obama nel gennaio del 2009, scrive ilpost.it. L’ uccisione di Bin Laden e i suoi presunti retroscena hanno riacceso in tutto il mondo il dibattito sulle tecniche di interrogatorio messe a punto dall’ amministrazione Bush per affrontare i sospetti di terrorismo e utilizzate soprattutto nella prigione di Guantanamo. Ricordiamo che Lsdi, insieme a ‘’Giornalismo

Internet e diritti d’ autore: i fornitori di accesso non possono fare filtro

4 maggio 2011
CorteSe, come generalmente avviene, la Corte europea di giustizia accoglierà la tesi del suo avvocato generale, diventerebbe illegittimo un provvedimento che obblighi il gestore del servizio Internet a predisporre sistemi di filtraggio e di blocco delle comunicazioni per tutelare i diritti di proprietà intellettuale ----- Un provvedimento che obblighi il gestore del servizio Internet a predisporre sistemi di filtraggio e di blocco delle comunicazioni per tutelare i diritti di proprietà intellettuale si porrebbe in aperto contrasto con i diritti fondamentali della Comunità Europea. E’ il parere espresso da Cruz Villalon, avvocato Generale della Corte di giustizia dell’ Unione europea, a cui alcuni giudici di appello belgi hanno trasmesso il fascicolo relativo a una causa fra la Sabe (corrispondente SIAE belga) e una società, la Scarlet Extended SA, fornitrice di accesso ad Internet, condannata in primo grado dal tribunale di Bruxelles a bloccare tutti i files di opere protette dal diritto d’autore scambiati tra gli utenti in internet. In altre parole, il tribunale aveva ordinato all’intermediario di adottare dei sistemi di filtraggio per impedire la violazione del copyright. Ma il giudice di seconda istanza – spiega l’ avvocato Angelo Greco su idome.com - ha ritenuto

Come i dati diventano giornalismo: le esperienze del New York Times e del Guardian

3 maggio 2011
Fama1 Il caporedattore grafico del NYT, Matthew Ericson, e il capo del Data Blog del quotidiano britannico, Simon Roger, spiegano le rispettive strategie nel campo della visualizzazione dei dati – Fornire un contesto, anche geografico, descrivere i processi, mostrare le strutture sono i principali obbiettivi del team che per la testata americana  si occupa della grafica, mentre il Guardian illustra il lavoro di raffinazione che dai dati grezzi porta al valore aggiunto giornalistico ----- (a cura di Andrea Fama) In occasione del Festival Internazionale del Giornalismo di Perugia, il caporedattore grafico del New York Times, Matthew Ericson, ha condotto un approfondito workshop sull’approccio del proprio team alla visualizzazione di alcuni dei dati che emergono dal flusso quotidiano di notizie della testata americana, che vanta una delle sezioni grafiche più all’avanguardia nel mondo giornalistico internazionale. Ericson ha spacchettato la strategia del proprio team suddividendola in quattro obiettivi primari. (continua...)

Bin Laden: traffico on-line verso soglie record

3 maggio 2011
Osama La vicenda della morte di Osama Bin Laden ha creato una forte impennata del traffico su internet, soprattutto negli Stati Uniti. Su Yahoo le ricerche relative a Bin Laden hanno superato il 100.000% rispetto ai giorni scorsi, mentre Twitter ha registrato tra le 22:45 e le 00:30 di domenica 1 maggio  “il maggior tasso di tweet mai registrato” con oltre 3.440 messaggi al secondo ---- di Andrea Fama I principali siti statunitensi stanno rendendo noti i dati relativi al traffico generato a partire da domenica sera dalle notizie sull’ uccisione del capo di Al Qaeda. In alcuni casi si parla di traffico record. Di seguito i principali esempi riportati da paidcontent.org. —Twitter: secondo i gestori la morte di Bin Laden ha generato “il maggior tasso di tweet mai registrato” con oltre 3.440 cinguettii al secondo tra le 22:45 e le 00:30 di domenica 1 maggio. Da sottolineare come il sistema non abbia alcun collasso o interruzione dei servizi. (continua...)

Dure lezioni per il mondo dell’ informazione

3 maggio 2011
Newspapers Colpito dall’ingenuità dei discorsi  relativi all’ economia dell’ informazione giornalistica che spesso girano in Rete, Jeff Jarvis ha raccolto una serie di indicazioni sulla dura realtà dell’ industria editoriale, sia cartacea che online – Un lavoro indirizzato prima di tutto ai suoi studenti della City University of New York (Cuny), ma che cade bene nel dibattito sulla questione dei nuovi business model nel campo delle news – Il suo post ha raccolto finora 139 commenti – Ne presentiamo la traduzione italiana (è stato tradotto anche in tedesco) ------ “Io voglio…” non è un modello economico. A nessuno interessa quanto ti sei dato da fare. L’unica cosa che conta per il mercato è il valore. Le tirature (dei quotidiani) continueranno a diminuire. Anche se i costi fissi saranno ridotti al minimo, prima o poi ricresceranno… Sono alcune delle ‘’regole’’ che Jeff Jarvis, giornalista e docente di giornalismo alla City University of New York (Cuny), ha raccolto per i suoi studenti affidandole anche ad un post sul suo blog, Buzzmachine, che è stato tradotto anche in tedesco. Lo presentiamo qui in traduzione italiana. Jarvis, in una brevissima introduzione, dice di continuare ‘’ad

Uzbekistan, il rischioso mestiere di giornalista in un paese al 163° posto della classifica di Rsf

1 maggio 2011
[caption id="attachment_7940" align="alignleft" width="300" caption="Questa foto di una giornalista dell' AP è stata ''interpretata'' come un gesto di diffamazione intenzionale del popolo uzbeko"]Questa foto di una giornalista dell' AP è stata ''interpretata'' come un gesto di diffamazione intenzionale del popolo uzbeko[/caption] Alla vigilia del 3 maggio, Giornata internazionale della libertà di stampa, pubblichiamo questa analisi di Valentina Barbieri sulla situazione dell’ informazione in Uzbekistan, uno dei paesi dove il giornalismo indipendente (come il lavoro degli attivisti per i diritti umani) è sempre più rischioso – Dal 2005, dalla rivolta nella città di Andijan, è prevalsa una linea sempre più dura –Un rigido controllo anche su internet, attraverso l’ ente governativo per le comunicazioni – Il controverso e interessante caso dell’ impennata di Twitter ---------- di Valentina Barbieri Non è un paese per giornalisti, l' Uzbekistan. E nemmeno per gli attivisti per i diritti umani. L' ultimo episodio risale a pochi giorni fa: dopo aver rilasciato un'intervista al canale russo Rossija 1, Elena Urlaeva, direttrice in Uzbekistan di Human Rights Alliance, è stata raggiunta nel suo appartamento da tre donne che l'hanno aggredita verbalmente e fisicamente. L'accusa: aver diffamato il proprio paese riportando le condizioni