Monthly Archives: maggio 2011

I ‘’misteri’’ economici del giornalismo online

18 maggio 2011
Columbia

Quale tipo di giornalismo digitale è in grado di sostenere il mercato Usa, e come? E’ la domanda chiave al centro del recente Rapporto sul giornalismo online realizzaro da tre docenti della Columbia Journalism School  col titolo "The Story So Far: What We Know About the Business of Digital Journalism" – In attesa della traduzione integrale della Ricerca, a cui Lsdi sta lavorando, presentiamo un’ ampia sintesi del primo capitolo, dedicato alle questioni economiche che dominano il nuovo ecosistema mediatico digitale

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Quale tipo di giornalismo digitale è in grado di sostenere il mercato Usa, e come?

E’ la domanda chiave al centro del recente Rapporto sul giornalismo online pubblicato dalla Columbia Journalism Revue col titolo "The Story So Far: What We Know About the Business of Digital Journalism", che Lsdi presenterà fra una decina di giorni in traduzione integrale (ne abbiamo già parlato due giorni fa in relazione alla commistione fra giornalismo e pubblicità).

Il lavoro, curato da Bill Gueskin, Ava Seave e Lucas Graves, docenti e ricercatori della Columbia journalism School, affronta tutti gli aspetti del giornalismo digitale, a partire dai problemi economici

Per un giornalismo interculturale

18 maggio 2011 Tag:,
Dante1 Pur di fronte a una fase di ridimensionamento dei media multiculturali, le esperienze in corso in Italia (soprattutto online) fanno sperare che si stia compiendo un primo passo verso un giornalismo aperto agli stranieri, specie se di seconda generazione, che possa fornire alla professione un nuovo punto di vista sulle notizie a tema immigrazione – Una tesi di laurea, che Lsdi pubblica, analizza il fenomeno indicando come sbocco auspicabile quello di un giornalismo interculturale, capace di parlare a un pubblico sia italiano che straniero e di aiutare a comprendere la realtà, promuovendo l'incontro e la discussione e recuperando così anche un ruolo attivo all'interno della società ---------- Dopo un periodo di forte espansione e di iniziative crescenti, anche con il sostegno di contributi pubblici, negli ultimi anni sul fronte dei media multiculturali si è registrato un certo ridimensionamento, con la scomparsa di molte realtà. E’ quanto emerge da una tesi di laurea dedicata ai media multiculturali in Italia. Il lavoro, che Lsdi pubblica, è stato realizzato da Elena Dante*, una studentessa e giornalista vicentina (di cui nel 2007 avevamo già pubblicato la tesi triennale, dedicata a "La stampa

Vera Politkovskaja, in Russia sempre peggio per la libertà di stampa

17 maggio 2011
[caption id="attachment_8147" align="alignleft" width="300" caption="Vera Politkovskaja durante l' incontro a Vittorio Veneto (foto di Paolo Barbuio)"]Vera Politkovskaja (foto di Paolo Barbuio)[/caption] In una intervista a Lsdi la figlia della giornalista russa uccisa nel 2006, cronista come la madre,  fa il punto sulla situazione cupa del suo paese, ma segnala come anche lì internet offra grandi opportunità – ‘’Le persone iniziano a capire che si può essere seduti al computer e vedere cosa succede in Africa. Si può non guardare solo Pervyj kanal (il primo canale), che riporta un solo punto di vista, ma si può seguire una notizia in decine di varianti e provare a tirare le proprie somme’’ – Il pricolo della crescente statalizzazione dei media ----- Il 14 maggio scorso a Vittorio Veneto (TV) si è tenuto l’incontro “Libera stampa!”, organizzato dall’associazione Mondo in Cammino e patrocinato da Lsdi. In occasione della serata, che ha visto protagonisti Vera Politkovskaja, figlia di Anna Politkovskaja, e Leonardo Coen, inviato di Repubblica, abbiamo incontrato la figlia della giornalista uccisa il 7 ottobre del 2006 a Mosca e le abbiamo posto alcune domande sullo stato del giornalismo in Russia. Ecco l’ intervista, a cura di Valentina Barbieri. Pensa

Giornalismo e pubblicità, una miscela pericolosa

17 maggio 2011
Columbia Più i media digitali si affermano e più le questioni etiche perdono terreno: lo denuncia in una sua Mondaynote Frédéric Filloux, a proposito di quanto emerge dal Rapporto "The Story so Far", della Columbia School of Journalism, una recente analisi dello stato del giornalismo digitale contemporaneo - Nelle testate che hanno maggior successo, come l’ Huffington Post, vengono investite più risorse nella valutazione dell’ audience che nella creazione dei contenuti: una ‘’ossessione per i dati’’ che, sottolinea Filloux, ‘’viene pompata dalla cultura della pubblicità che ha finito per diventare dominante in internet’’ – In questo quadro, l’ etica giornalistica viene vista come un relitto del passato, tanto che ‘’oggi, ogni prodotto può, letteralmente, comprare recensioni positive in una blogosfera che, essendo senza un soldo, può cadere facilmente nella corruzione… nel mondo della tecnologia, ‘blogger influenti’ spesso significa ’blogger influenzati’ ---------- Filloux

Dangerous blend


di Frédéric Filloux (MondayNote) Qualche giorno fa la Columbia School of Journalism ha diffuso un Rapporto dal titolo "The Story so Far" (il Pdf è qui). Per i fanatici dell’ informazione è come se il

Udienze in streaming su internet da un tribunale Usa

15 maggio 2011
OpenCourt E’ il primo esperimento di accesso totale via internet all’ attività in un’ aula di giustizia ed è stato chiamato OpenCourt La trasmissione in streaming sarà continuativa e relativa a tutti gli appuntamenti processuali di ogni giornata e sarà predisposto anche uno spazio apposito, dotato di connessione WiFi, per i rappresentanti del giornalismo partecipativo ------ Chiunque sia collegato ad Internet può seguire da qualche  giorno i processi che si svolgono nella Corte distrettuale di Quincy, una cittadina del Massachusetts a sud di Boston. E’ il primo esperimento del genere avviato negli Stati Uniti, ed è stato realizzato da WBUR, una delle testate radiofoniche della rete pubblica NPR,  con i fondi del Knight News Challenge. Tutti i dibattimenti giudiziari vengono diffusi in diretta attraverso streaming. Mentre molti stati ammettono le telecamere all' interno delle sedi giudiziarie e alcuni dispongono di una trasmissione in streaming dei dibattimenti della Corte Suprema – osserva PuntoInformatico -  quest’ ultimo progetto ha delle caratteristiche diverse dal momento che la trasmissione in streaming sarà continuativa e relativa a tutti gli appuntamenti processuali di ogni giornata. E sarà quindi predisposto anche uno spazio apposito, dotato di connessione WiFi, per i

Ai lettori non piace personalizzarsi l’ informazione

15 maggio 2011
Donne-giornali I risultati del Rapporto del Pew Research Center dimostrano una certa riluttanza delle persone di fronte alla crescente offerta di servizi di personalizzazione dei siti web di alcune grandi testate giornalistiche – Roy Greenslade: ‘’i lettori vogliono ancora essere sorpresi’’ ----- Nonostante la convinzione che il mondo digitale sia per sua natura ‘’attivo’’, determinando una partecipazione istintiva e convinta da parte degli utenti, la constatazione del ruolo ‘’mediocre’’ dei social media sul piano del traffico convogliato verso i siti di informazione farebbe pensare piuttosto a un atteggiamento fondamentalmente passivo da parte delle persone. Almeno per quanto riguarda le grandi testate giornalistiche. L’ osservazione è di Pier Luca Santoro che in un articolo sul Rapporto sull’ informazione online pubblicato da Pew Research Center pochi giorni fa,  cita a sostegno di questa impressione anche la convinzione in questo senso di Roy Greenslade, giornalista del Guardian ed acuto osservatore di

Il tramonto dei titoli intelligenti nell’ era della SEO

14 maggio 2011
Seo La titolazione basata sulla fantasia, sui giochi di parole, sulle battute è spesso in contrasto con i principi della Search Engine Optimization, che domina l’ attività editoriale online e si basa sull’ interpretazione letterale dei terminiIn un articolo sull’ Atlantic, David Wheeler affronta la questione partendo da un intervento che Matthew Crowley ha svolto alla Conferenza annuale dell’ American Copy Editor’s Society e con cui ha lanciato un allarme ampiamente condiviso: la titolazione arguta resterà relegata sulla carta o è addirittura destinata a sparire, visto che i giovani giornalisti ormai crescono in un mondo in cui la SEO è legge ----------
'Google Doesn't Laugh': Saving Witty Headlines in the Age of SEO
di David Wheeler (The Atlantic) (a cura di Claudia Dani) Se i motori di ricerca lavorano sul senso letterale dei termini, che cosa succederà ai titoli  che contengono giochi di parole? I redattori dei giornali che ‘’passano’’ gli articoli temono che questo tipo di titolazione possa fare la fine degli annunci economici. Secondo Matthew Crowley, - copy editor della sezione economia del Las Vegas Review-Journal - i titoli divertenti fanno parte del più serio fra i business.

Giornalisti e PR, in Usa un rapporto sempre più stretto

14 maggio 2011
Pr Sebbene molti giornalisti non vogliano ammetterlo, gli addetti alle Pubbliche relazioni spesso giocano un ruolo chiave nel giornalismo e in maniera crescente questa interazione avviene ormai attraverso il canale dei media digitali, dalle email ai social media - Un recente Libro bianco esplora che cosa funziona, e cosa no, nel modo con cui giornalisti e comunicatori si incontrano onlineIl 55% dei giornalisti seguono su FB o Twitter (come amici o follower) le società di comunicazione o i loro addetti stampa e ritengono che i social media siano ‘’un accettabile canale di comunicazione con le fonti e i loro rappresentanti’’ – Nonostante questo la stragrande maggioranza dei giornalisti interpellati (il 94% circa) preferisce però ricevere i comunicati stampa via mail ----- MyPRGenie, un sito online che si occupa di social media, ha realizzato un sondaggio interrogando più di 2400 giornalisti per capire abitudini e preferenze nel loro lavoro in campo digitale per trovare notizie, idee, arricchire servizi e contattare le fonti. Il Report scaturito da questa ricerca (disponibile dopo una semplice registrazione) è diretto soprattutto ai professionisti delle PR, ma – rileva il KnightDigitalMediaCenter - offre anche dei punti di

La ‘rivoluzione’ di Twitter contagia anche i Taliban

14 maggio 2011
Taliban @alemarahweb pubblica diversi messaggi ogni giorno e ha raccolto finora quasi 4.000 follower ---------- Quando i Taliban governavano l’ Afghanistan, avevano bandito tutti i nuovi strumenti tecnologici, compresi televisione e apparecchi per ascoltare musica. Ma negli ultimi tempi, in un progressivo avvicinamento ad alcuni segmenti del mondo moderno, hanno abbracciato il microblogging. Il loro Twitter feed, @alemarahweb – ricostruisce un articolo del  Guardian riportato dall’ Ejc -  pubblica diversi messaggi ogni giorno e ha raccolto finora quasi 4.000 follower, che seguono le ricostruzioni, spesso assolutamente esagerate, delle vittorie contro le ‘’forze infedeli’’ e il ‘’regime fantoccio di Karzai’’. Gran parte dei messaggi sono in lingua Pashtu, con  link ad articoli e servizi pubblicati sul sito dell’ Emirato Islamico dell’ Afghanistan, come il governo ombra dei Taliban ama definirsi. Da qualche giorno il sito pubblica però anche una edizione in lingua inglese, aperta con un tweet relativo a un attacco a un posto di polizia nella provincia di Farah: "Nemico attaccato a Khak-e-Safid, 6 morti." Non c’ è molto scambio fra l’ ‘’emirato’’ e i suoi follower su Twitter, tranne uno scherzoso ‘’asalam

Ma Google è social senza crederci davvero?

12 maggio 2011
+1 Google sta lavorando a un suo social network, ma, sembra, non tanto perché è convinta di poterlo fare meglio, ma solo perché non ne può fare a meno – Il numero due di Google, Amit Singhal, è esplicito: “I social sono solo uno dei tanti fattori. Un fattore molto piccolo” --------- Google sta lavorando a un suo social network, ma, sembra, non tanto perché sia convinta di poterlo fare meglio (come è accaduto per tanti altri suoi ‘’oggetti’’), ma solo per stare al passo, perché lo fanno gli altri e non se ne può fare a meno. E’ quanto ipotizza Davide “Tagliaerbe” Pozzi, sul suo TagliaBlog. Dopo aver ricordato come Google abbia già inserito diverse funzionalità sociali nei suoi prodotti, e già fatto in passato vari tentativi nella direzione dei social network (vedi Friend Connect, Buzz e l’ultimo arrivato +1), Pozzi spiega che l’ ultimo brevetto della casa di Mountain View (pubblicato il 28 Aprile 2011) ‘’fa un passo oltre, e parla espressamente di Social Messaging User Interface, delineando nell’ abstract il concetto di ‘hub per l’interazione sociale attraverso dispositivi elettronici’ ‘’. (continua...)