Parte da Torino una nuova rete di siti di informazione online
12 marzo 2011
Basta schedature online attraverso i cookie
12 marzo 2011
L' Unione europea ha stabilito che, dal 25 maggio, i titolari dei siti web saranno tenuti a chiedere il consenso degli utenti alla registrazione dei loro comportamenti sul web – In allarme i principali protagonisti del business digitale, prime fra tutte le agenzie pubbilcitarie, che ipotizzano gravi danni economici e chiedono di ridiscutere la questione – Mentre gli utenti correrebbero il rischio di trovarsi sommersi da continui e noiosi avvertimenti per ogni sito che viene aperto all’interno del browser
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L' attività di tracciamento delle caratteristiche personali degli internauti attraverso l' analisi dei loro movimenti sul web sarà possibile solo col loro consenso.
Dal 25 maggio, nei paesi dell' Unione europera, tutti coloro che gestiscono siti web saranno obbligati a chiedere l’ esplicito assenso agli utenti prima di immagazzinare informazioni sulla loro identità, o sull’attività online, attraverso i cookie. L' obbligo viene dalla direttiva europea chiamata ''ePrivacy'', che ha concluso il suo iter.
Ma si tratta davvero di un nuovo passo in avanti nel nome della tutela della privacy? Sì, secondo il legislatore, ma le conseguenze - osserva Webnews in un articolo di Cristiano Ghidotti - potrebbero rivelarsi deleterie per tutte le
Quotidiani: con i ‘’mi piace’’ di Facebook l’ Independent dà ai lettori contenuti personalizzati
11 marzo 2011
In un articolo su Poynter Damon Kiesow, ricercatore del Digital media Institute di St. Petersburg, analizza le scelte del quotidiano londinese e la sua crescita di popolarità su Facebook - I lettori digitali preferiscono notizie disaggregate dalle rispettive testate e organizzate in modo da poter essere un prodotto autonomo - Il programma adottato dall’ Independent ha accresciuto la partecipazione su FB e sta spingendo molto più traffico verso il sito web della testata
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How The Independent uses Facebook “Likes” to push specialized content to readers
di Damon Kiesow
(Poynter.org)
(traduzione di Claudia Dani)
Robert Fisk, il famoso corrispondente dal Medio oriente per l’Independent, sta crescendo in popolarità su FaceBook, con più di 13.000 ‘mi piace’ a partire da metà gennaio. Mentre, la pagina ufficiale del quotidiano britannico è a quota 39.000 ‘mi piace’, ma in circa un anno.
Cosa c’ è dietro questa crescita impetuosa di Fisk? Due cose: la grande quantità di notizie di attualità dal Medio Oriente e un grosso sforzo da parte dell’ Independent nell’ utilizzo del bottone ‘mi piace’ di FB in modo da spingere contenuti specializzati verso gli utenti.
Secondo il responsabile dell’edizione digitalizzata dell’Independent, Jack Riley, la popolarità
Informarsi mentre si lavora
9 marzo 2011
Il processo di acquisizione delle notizie, che una volta era concentrato nelle ore libere e a casa, si sta spostando sempre di più nell’ arco delle ore lavorative, modificando il rapporto fra individui e informazione – Un articolo di Mediawatch analizza gli studi di un sociologo della Northwestern University di Chicago, autore di un libro intitolato proprio ‘’News at work’’
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Il tempo dedicato all’ informazione, una volta tradizionalmente concentrato nelle ore libere trascorse in casa, si va spostando sempre di più nell’ arco del tempo dedicato al lavoro e questo processo modifica il rapporto fra individui e informazione.
Un sociologo argentino che lavora alla Northwestern University di Chicago, Pablo J. Boczkowski, ha dedicato a questo fenomeno – finora poco analizzato – un saggio dal titolo "News at work", pubblicato negli Stati Uniti (‘’News at Work: imitation in an age of information abundance’’, The University of Chicago Press).
Partendo dal dato di un forte aumento della frequentazione dei siti dei giornali online durante le ore di lavoro – racconta su Mediawatch Denis Teyssou in un articolo dedicato all’ evoluzione del consumo di informazione -, lo studioso ha condotto una serie
Gli Usa stanno perdendo la ”guerra dell’ informazione”
9 marzo 2011
In un discorso, molto preoccupato, alla Commissione Esteri del Senato Usa Hillary Clinton sollecita nuovi finanziamenti al Dipartimento di Stato per 'tornare a giocare la partita' – Un' analisi di Peacereporter – Il mondo arabo, la Russia e la Cina hanno spezzato il monopolio americano – I ritardi nel progetto ''Internet Censorship Circumvention Technology'' (Icct) hanno permesso a Pechino di spezzare il dissenso
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''C'è una guerra dell'informazione, e noi la stiamo perdendo''. L' allarme è del Segretario di Stato americano Hillary Clinton che alla Commissione Affari Esteri del Senato ha sollecitato nuovi finanziamenti per 'tornare a giocare la partita'.
La partita, come osserva Luca Galassi su Peacereporter, ruota anche attorno all' ipotesi di tagli del 16 percento al suo ministero, che la Clinton sta cercando di evitare. Si tratta di un budget di 79 miliardi di dollari destinati per il 2012 a 'diplomazia e sviluppo'.
Dietro questa cifra – rileva Peacereporter - si celano finanziamenti a vario titolo, compresi quelli per la Bbg (Broadcasting Board of Governors), agenzia responsabile di tutti i media non-militari sponsorizzati dal governo Usa.
Chi sta vincendo la guerra, secondo Clinton, è invece al Jazeera, mentre i
Uk, giornalista si dimette da tabloid accusandolo di islamofobia
8 marzo 2011
Un giornalista del Dalily Star si è dimesso dal giornale accusandolo di aver assunto una posizione spiccatamente anti-mussulmana.
Il giornalista, Richard Peppiatt, ha spiegato la sua decisione – racconta il Guardian – in una lettera all’ editore, Richard Desmond, in cui (il testo integrale è qui) accusa il giornale di fomentare l’ islamofobia.
In particolare Peppiatt cita alcuni servizi (uno dei quali sosteneva che i soldi dei contribuenti erano stati utilizzati per realizzare dei bagni riservati ai mussulmani, mentre un altro appoggiava apertamente l’ English Defence League, un movimento di estrema destra), accusando la direzione di pubblicare coscientemente delle storie artefatte.
Sugli articoli al centro delle proteste sono state presentate delle denunce alla Press Complaints Commission, l’ organismo indipendente di autoregolazione della stampa britannica.
La Tunisia chiede spazio per i nuovi media
8 marzo 2011
Il racconto di Fahem Boukkadous, un giornalista tunisino che ha sfidato a viso aperto la repressione di Ben Alì (tanto da essere spesso imprigionato) e che ora guarda con ansia al futuro dell’ informazione – ‘’E’ vero che gli ex giornali e tv di regime sono cambiati, si sono aperti’’, ha raccontato ad Amisnet, ‘’ma è anche vero che si tratta degli stessi giornalisti di prima. Per cui è una situazione scivolosa: siamo sempre di fronte ai giornalisti populisti di un tempo’’
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“E’ chiaro che la libertà di espressione, la libertà di stampa è il primo risultato di questa rivoluzione. Ma per noi giornalisti la situazione della stampa non è cambiata totalmente …come vorremmo. Ci sono decine di giornalisti che hanno fatto richiesta per l’apertura di nuovi media, giornali, radio, televisioni, ma per il momento non sono ancora riusciti ad ottenerli. Le autorità non hanno dato risposte’’.
E’ il racconto di Fahem Boukkadous, un giornalista televisivo tunisino arrestato più volte durante il regime di Ben Alì per i suoi reportage di denuncia, raccolto da Amisnet in una intervista sull’ evoluzione della situazione dell’ informazione in Tunisia raccolta da Amisnet .


