WikiLeaks: la quantità delle informazioni sul web non porta automaticamente alla ‘Verità’

| 22 dicembre 2010 |

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Uno dei pionieri del movimento ‘hacker’, Jason Lanier, prende spunto dalla vicenda dei Cablegate per riproporre le sue dure critiche ai rischi della ‘’supremazia dei nerd’’, dell’ utopia tecnicistica secondo cui il web sarebbe una “forma di vita superiore, nuova, singolare, globale, post umana”, oppure che ‘’aggiungere più informazioni a internet renda in modo automatico il mondo migliore e le persone più libere”

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La tempesta provocata dall’ ultima ondata di documenti più o meno confidenziali diffusi da Wikileaks ha riportato alla ribalta le preoccupazioni che un esponente di punta della rivoluzione digitale come Jaron Lanier da qualche tempo va esprimendo in relazione alla presunta deriva dell’ inyernet attuale rispetto alle aspettative iniziali dei pionieri.

In un lungo articolo su The Atlantic, Lanier, ex hacker e teorico della realtà virtuale, autore del celebre saggio dal titolo ‘’Tu non sei un gadget’’, prende spunto dalla vicenda WikiLeaks per rafforzare la sua critica del presente digitale: ‘’I rischi della supremazia nerd’’, è il titolo del suo intervento. Dove in questo caso – spiega Luca Dello Iacovo sul Sole24ore – ‘nerd’ indica soprattutto gli attivisti tecnologici.

Al cuore della durissima critica di Lanier la convinzione, molto diffusa, che la crescita della quantità di informazione disponibile produca automaticamente un salto nel livello della qualità dell’ informazione, diventando Verità.

E’  una convinzione che, secondo Lanier – osserva Dello Iacovo –  porta gli “estremisti” a credere in una “forma di vita superiore, nuova, singolare, globale, post umana”, identificata nel web. I più moderati, invece, sono portati a credere che “aggiungere più informazioni a internet renda in modo automatico il mondo migliore e le persone più libere”.

Al contrario, secondo Lanier, “un problema è che l’ informazione in magnitudini oceaniche può confondere e confonde tanto facilmente quanto può chiarire e attribuire potere, anche quando l’informazione è corretta”.

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