Wikileaks: Chomsky, grande lavoro di trasparenza

| 1 dicembre 2010 |

Assange

In una intervista ad Alternet, un sito online Usa di tendenza radical, il grande linguista spiega come il lavoro del sito stia svolgendo ‘’un grande ruolo di trasparenza’’,  rivelando ‘’la profonda  avversione per la democrazia da parte della nostra leadeship politica’’ – Dagli Stati Uniti un’ accusa di spionaggio per Julian Assange? – Il Guardian: ‘’ il mestiere dei media non è quello di proteggere il potere dalle situazioni imbarazzanti: è il governo che deve conservare i segreti’’ –  Perché i giornalisti odiano Wikileaks? – Un appello in Italia a sostegno di Assange

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* Mentre l’ Interpol conferma l’ esistenza di un mandato di cattura internazionale nei confronti di Julian Assange, per violenza sessuale, negli Stati Uniti comincia a circolare persino l’ ipotesi di un’ accusa di spionaggio per il fondatore di Wikileaks (Associated Press) e dall’ Islanda si rifanno vivi ufficialmente alcuni ex collaboratori del sito, annunciando la prossima nascita di un sito rivale, in polemica con il suo fondatore, che a suo dire “agisce come un imperatore” e avrebbe ‘’tradito lo spirito originario del sito’’ (Agi), dagli Stati Uniti risuona un giudizio seccamente favorevole al lavoro di Wikileaks da parte di un prestigioso analista del mondo contemporaneo, Noam Chomsky.

* In una intervista ad Alternet il grande linguista sostiene infatti che il sito ha svolto un grande ruolo di trasparenza,  rivelando ‘’la profonda  avversione per la democrazia da parte della nostra leadeship politica’’.

* Alternet ripubblica anche un lungo articolo di Simon Jenkins, del Guardian (che ha lavorato con Wikileaks all’ analisi e alla pubblicazione dell’ ultima ondata di documenti insieme a NYT, Spiegel, El Pais e leMonde), secondo cui ‘’ Il mestiere dei media non è quello di proteggere il potere dalle situazioni imbarazzanti: è il governo che deve conservare i segreti’’.

* Ma il mondo era meglio prima? Ai vari internauti che nutrono perplessità di fronte alla pubblicazione dei documenti della diplomazia Usa, chiedendosi: ‘’ma domani il mondo non sarà più pericoloso?’’, Owni.fr, il sito francese che da domenica scorsa sta dedicando alla vicenda un grande lavoro, ribatte con un’ altra domanda: ‘’Ma il mondo era meglio prima?’’.

Comunque, osserva Owni, ‘’più che un lavoro di trasparenza, gli Statelog offrono materia per un formidabile lavoro di profondità, che porteremo avanti nelle prossime settimane’’.

* Libertà di informazione. Una questione rimane centrale in questo tema, che assomiglia ad un campo minato in cui la vittima è sempre la democrazia – afferma  ComunicLab.it, il magazine online di comunicazione e media del Dipartimento di Comunicazione e Ricerca Sociale della Sapienza di Roma – è giusto pubblicare video, foto, informazioni militari e dati, sensibili per la sicurezza nazionale di paesi coinvolti in guerra? Il diritto ad essere informati, caposaldo di ogni democrazia occidentale, è davvero un diritto assoluto, che prevale su tutti gli altri?

Nelle ore successive alla pubblicazione dei documenti riservati dei diplomatici Usa, le maggiori testate on-line italiane («Corriere.it» e «Repubblica.it», su tutte) hanno proposto, ai lettori, un sondaggio per testare il favore o la contrarietà alla decisione di Wikileaks di pubblicare questi documenti. Ebbene, anche se il campione non è statistico ed è composto da un pubblico che utilizza internet (si ipotizza, quindi, che sia “affamato” di notizie), si rileva che per il 65-70% degli internauti “il comportamento di Wikileaks è corretto e garantisce la trasparenza nei rapporti diplomatici”. Sarà contento Assange.

* Perché i giornalisti odiano Wikileaks. Lo spiega Massimo Mantellini, sul suo blog:

‘’quello che i giornali producono ogni mattina è il risultato di una gigantesca e continua mediazione fra migliaia di cablogrammi, il cui principale gestore è il sistema mediatico stesso che in questo modo sostenta se stesso. Come avviene spesso in questi casi i peggiori hanno molto da perdere, quelli che hanno per anni utilizzato le informazioni come merce di scambio proclamandosi contemporaneamente orgoglioso ingranaggio del sistema democratico.

Per il grande giornalismo Wikileaks è un valore aggiunto (e anche una formidabile complicazione) ma stiamo parlando di una frazione miserrima delle parole ogni giorno inchiostrate nel pianeta. E se vi siete chiesti come mai nessuno in Italia ha accesso ai dati in questione avete già la risposta.

La seconda reazione pavloviana del sistema mediatico rintracciabile nei commenti di questi giorni è un corale: chi c’è dietro Wikileaks? Lo hanno scritto tutti, ancora una volta con qualche patetica preoccupazione per il destino democratico del pianeta. Evidentemente l’ipotesi che ci siano soggetti animati da sentimenti di altruismo e trasparenza non appartiene più nemmeno all’orizzonte del possibile. Dal punto di vista dei cittadini lettori di giornali la medesima domanda poteve essere applicata fino a ieri ai giornali stessi, con gli stessi angiosciosi dubbi. Fidarsi di Wikileaks o del Wall Street Journal? Il candidato argomenti a piacere’’.

*Un appello per Wikileaks. Uno psicologo e psicoterapeuta, Ennio Martignago, ha lanciato un appello per una mobilitazione in sostegno di Wikileaks.

‘’Che cosa possiamo fare noi altri, maggioranza silenziosa – si chiede Martignago, come riporta sul suo blog Antonella Beccaria  – ? Non perdiamo di vista WikiLeaks, non facciamoci obnubilare dal gossip mediatico (dal calcio, allo sciacallaggio sui delitti, alla prostituzione delle celebrità…) e continuiamo senza sosta a seguire le vicende, gli aggiornamenti di prima mano! Dentro potrebbero esserci proprio tutti i livelli, da quelli delle mafie, quelle russe, le cinesi e le nostrane, agli affari, dalle Isole Vergini, al Lussemburgo agli accordi dei Marchionne del mondo’’.

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