WikiLeaks ‘mollata’ dai democratici Usa

| 5 agosto 2010 |

wikileaks

I senatori americani che stanno lavorando al “Media schield”, il progetto di legge che dovrebbe assicurare un’ ampia protezione ai giornalisti che rifiutano di far identificare le proprie fonti confidenziali, hanno preso le distanze da Wikileaks, elaborando un emendamento per chiarire che la norma protettiva si applica solo alle tradizionali forme di attività giornalistica e non ai siti web che si prefiggono la diffusione di massa di documenti segreti

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I senatori democratici americani che stanno lavorando al “Media schield”, il progetto di legge che dovrebbe assicurare un’ ampia protezione ai giornalisti che rifiutano di far identificare le proprie fonti confidenziali, hanno preso le distanze da WikiLeaks, il sito web che ha diffuso nei giorni scorsi migliai di documenti segreti sulla guerra in Afghanistan.

Lo osserva il New York Times, spiegando che i  senatori Charles E. Schumer e Dianne Feinstein, Democratici di New York e della California, stanno infatti elaborando un emendamento per chiarire che la norma protettiva si applica solo alle tradizionali forme di attività giornalistica e non ai siti web che si prefiggono la diffusione di massa di documenti segreti. Il progetto di legge chiamato “Media schield” è in attesa del voto al Senato Usa.

“WikiLeaks non potrebbe in alcun modo evitare di essere perseguita pienamente”  ha precisato Schumer in un comunicato. “Il nostro progetto di legge include delle eccezioni in caso di soffiate che rischiano di colpire la sicurezza nazionale, e non garantirebbe alcuna protezione a un sito web come quello, ma pensiamo di fare questo ulteriore passo proprio per eliminare qualsiasi ombra di dubbio”.

La norma consentirà ai cronisti, quando verranno perseguiti nel tentativo di costringerli a rendere note le loro fonti, di chiedere a un giudice federale di impedire la possibilità di essere denunciati o arrestati per oltraggio alla corte se si rifiutassero di eseguire l’ ordine.

Il progetto prevede che i giudici federali debbano decidere sulla richiesta di sospendere la notifica di una corte di primo grado bilanciando l’ interesse pubblico con  la necessità di identificare una fonte, stabilendo diversi livelli di protezione a seconda della natura del caso.

Non è chiaro comunque secondo il NYT, se Wikileaks possa essere soggetta a una intimazione federale, che non dovrebbe avere giurisdizione su una struttura di quel genere.

Tra l’ altro, WikiLeaks sostiene di usare tecnologie che rendono impossibile risalire alle fonti dei documenti che vengono a loro sottoposti e quindi se all’ organizzazione venisse intimate di rendere nota la fonte non sis a se essa sarebbe in grado di farlo.

Ancora, nel caso in cui Wikileaks o organizzazioni analoghe  dovessero invocare la legge “scudo”, gli estensori del progetto stanno cercando di fissare il principio che con quella norma il Congresso non intenderebbe coprire tali strutture. L’ idea sarebbe di aggiungere un paragrafo in cui si definisce chi, come i giornalisti, potrebbero beneficiare della legge – una soluzione troppo complicate in un momento di grande sviluppo dei blog e di proliferazione degli strumenti di Informazione online.

Paul J. Boyle, primo vicepresidente della NAA (Newspaper Association of America), che sostiene il progetto di legge, osserva che, paradossalmente, il caso Wikileaks potrebbe aiutare a far avanzare l’ iniziativa legislative. Si potrebbe sostenere infatti che l’ aumento dei procedimenti per costringere i Cronisti a rivelare le fonti, creerebbe un incentivo a fare delle ‘soffiate’ di documenti riservati a strutture come Wikileaks piuttosto che alle testate giornalistiche tradizionali.

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