Wales, Wikileaks e il New York Times: ma la funzione giornalistica non era sepolta?

| 20 novembre 2010 |

Wales

Se Jimmy Wales, co-fondatore di Wikipedia (nella foto), avesse ‘’informazioni importanti’’, l’ ultima cosa che ci farebbe ‘’sarebbe mandarle a Wikileaks”. Wales lo ha detto in una videointervista rilasciata al popolare giornalista americano Charlie Rose.

Ma, quel che è più interessante – secondo quanto segnala Alessio Di Domizio su Appunti digitali – è che Wales preferirebbe inviare informazioni scottanti a testate giornalistiche qualificate e responsabili, come per esempio il New York Times.

L’ osservazione di Wales è interessante e non del tutto infondata, commenta Di Domizio, ricordando come ‘’fin dall’ alba dei social media, schiere di visionari hanno costruito una filosofia – dai marcati risvolti populisti – poggiata essenzialmente su due pilastri:

1) l’intelligenza della massa nella produzione e selezione di informazioni e notizie come opposta al gatekeeping culturale del giornalismo tradizionale;

2) l’assoluta e incondizionata libertà di espressione (una versione ammodernata e amplificata della “dichiarazione d’indipendenza” di Barlow)’’.

Ora, osserva l’ articolo, ‘’mentre la gran parte dei social network ha preso una deriva commerciale – preferendo di lucrare sull’abolizione de facto della privacy o sulla trasformazione di tanti entusiasti blogger in content farm a costo zero, dimenticando i suoi principi e anzi mantenendoli in vita col solo scopo di legittimare le proprie intenzioni di profitto – tanto Wikipedia quanto Wikileaks hanno in un certo senso spinto questi principi alle estreme conseguenze, entrambe al di fuori degli schemi del lucro.

Wikipedia lo ha fatto creando un modello che lascia all’intelligenza collettiva la verifica dell’attendibilità e dell’accuratezza delle informazioni inserite, in questo abolendo di fatto il ruolo dell’esperto in qualsivoglia materia. Con una volontaria, convinta e sistematica violazione della segretezza, Wikileaks ha invece portato la libertà d’espressione ad un punto tale da scatenare dubbi anche nei più convinti sostenitori delle libertà digitali.

In effetti quel che più mi sorprende della dichiarazione di Wales – conclude Di Domizio – non sono i comprensibili “mixed feelings” circa Wikileaks ma piuttosto il ruolo che il fondatore di Wikipedia attribuisce al giornalismo professionale nella gestione di informazioni delicate. Una funzione, quella giornalistica, che la sua organizzazione e più in generale il movimento 2.0 che l’ha eletta a simbolo, si avviano a seppellire nel tripudio dei più’’.

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