Usa: a Groupon si assume, ma il giornalismo è un’ altra cosa

| 21 dicembre 2010 |

Groupon

Il portale specializzato in web coupon ha una redazione di 100 persone, come un quotidiano medio, ma è veramente il caso di festeggiare? Scrivere inserzioni per vendere buoni di risparmio per un dolce o un capo di abbigliamento può essere considerata davvero formazione al giornalismo?

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Groupon –il portale dominante nel mercato dei  web coupon che aveva attirato l’ attenzione di Google, con la sua offerta di acquisto da 6 miliardi di dollari – ha nel suo staff più di 100 redattori , un numero maggiore di quelli di un quotidiano medio. In un articolo intitolato ‘’Dimenticate le scuole di giornalismo e registratevi alla Groupon Academy’’, la rivista progressista Usa The Atlantic nota come le istituzioni del giornalismo dovrebbero felicitarsi per il fatto che l’ azienda stia assumendo giornalisti e redattori.

Ma, si chiede Mathew Ingram su GigaOm, è veramente il caso di festeggiare?

L’ articolo di The Atlantic, osserva Ingram, cita le impressioni di alcuni osservatori secondo cui il portale verrebbe accreditato come uno dei maggiori canali di ‘’narrazioni alternative’’ dell’ industria dei media, grazie fra l’ altro all’ impegno dell’ azienda nell’ insegnare ai suoi redattori il modo con cui creare delle descrizioni interessanti e a volte spassose per invitare i lettori a sottoscrivere le varie offerte speciali. Mentre il manuale di scrittura che devono seguire gli addetti di Groupon avrebbe vari suggerimenti sul modo con cui rendere la propria scrittura più interessante, come usare un linguaggio di tutti i giorni e non i soliti cliché, oppure  ricorrere a meccanismi teatrali.

Detto questo, tuttavia, ciò che Groupon fa non è neanche lontanamente vicino a ciò che i giornalisti – sia online che su carta – dovrebbero fare. L’ idea che sta dietro a Groupon è convincere un lettore a comprare qualcosa, in modo che l’ offerta venga accettata da un numero di persone sufficiente a convincere il venditore a fare lo sconto promesso. In parole povere si tratta di pubblicità, scrivere opuscoli o curare campagne di marketing.  Una cosa che ovviamente richiede talento, anche se lo scopo di quel lavoro di scrittura è del tutto diverso dal giornalismo, almeno fino a quando non si vede il giornalismo come strumento per vendere qualcosa (e non si può considerare tale diffondere una idea o un modo particolare di valutare un problema).

Non c’e dubbio che i media online stiano diventando sempre più orientati al marketing – con i redattori per testate come Gawker Media che si devono preoccupare di ‘’vendere’’ i loro articoli e

realizzare quanto più traffico è possibile. La capacità di scrivere in maniera coinvolgente e spiritosa ovviamente torna comoda sia nei processi giornalistici tradizionali che nello stile Groupon. Ma questo significa che dovremmo essere contenti del fatto che i giornalisti desiderino conservare il posto andando da Groupon invece che fare del vero giornalismo?

L’ articolo del The Atlantic punta molto sul fatto che i redattori dell’ azienda – il 40% dei quali hanno esperienza di giornalismo –  hanno aderito perché ‘’sono stufi della teoria e desiderano fare pratica’’.

Ma scrivere una decina di inserzioni pubblicitarie per ‘’vendere’’ dolci o capi di abbigliamento è davvero una grande formazione al giornalismo? Certo sembrerà una buona opportunità tenendo conto che le testate tradizionali stanno tagliando tanto sugli organici e che l’ unica altra testata che assume in questo momento è Patch.com di Aol – dove ci si può attendere un discreto lavoro con un compenso di 50 dollari ad articolo se si è freelance e 40.000 dollari l’ anno se si fa il redattore.

E quindi, se la cosa che interessa sono soprattutto i soldi, allora Groupon può sembrare la pentola d’ oro alla fine dell’ arcobaleno.

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