Twitter, droga pesante per i giornalisti

| 31 marzo 2010 |

Droga

Il racconto di Jean-Christophe Féraud, capo del settore high-tech di les Echos e twitter-addict, come egli stesso ammette, in una intervista a Owni.fr. in cui parla a lungo anche di blog e della nuova era dell’ “Internet-in-tempo-reale” – “Ho sempre un occhio su Twitter sul mio pc, al giornale o a casa, sul mio iPhone nel metro o al ristorante, dalla mattina alla sera. I miei colleghi e i miei familiari sono sbigottiti. Quando vado in vacanza mi ci vogliono almeno due o tre giorni per staccare” – “Twitter ha condotto l’ informazione nell’ era del tempo reale, è senza ritorno. Ma con un po’ di organizzazione e un po’ di distacco si può farne un formidabile alleato per scegliere e filtrare le proprie fonti, e servirsene come di una formidabile sentinella”

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Twitter è “droga pesante per i giornalisti”. Lo sostiene Jean-Christophe Féraud, capo del settore high-tech/media di les Echos, twitter-addict e newsjunkie come egli stesso ammette, in una interessante intervista di qualche giorno fa con Nicolas Celic di Owni.fr.

Féraud cinguetta parecchio, spesso la mattina presto e la sera tardi, e con delle buone dritte pescate qui e là. Il suo blog –  Sur Mon Ecran Radar – ha vinto la Coupe de l’info 2010 nella categoria high-tech.

Ecco l’ intervista (l’ originale è qui)

“Bloggare è un po’ imbrogliare?”: quando Nicolas Celic – consulente media presso SmallTalk dell’ agenzia 3D Communication -, lui stesso blogger e grande utilizzatore di Twitter mi ha proposto una intervista che ruotava attorno a questa questione, ho accettato senza esitazioni. L’ occasione di spiegare un po’ il mio lavoro di giornalista-blogger e di fare un bilancio dopo sei mesi di esperienza evocando l’ impatto dei nuovi media sociali sul mio mestiere…

Twitter sta per trasformarci in veri junkies dell’ informazione, bloggare è schiavitù accettata…

Qual è l’ impatto dei “nuovi media” (blog, Twitter, aggregatori, ecc.) sulle tue abitudini di giornalista?
L’ esplosione dei media sociali e l’ avvento dell’ Internet-tempo reale è prima di tutto una formidabile accelerazione per i giornalisti: siamo sommersi da una valanga di informazioni…(o di intossicazioni) che bisogna analizzare, gerarchizzare, classificare, decidere se trattare o meno. Con Facebook, Twitter, i blog ognuno diventa produttore o convogliatore di informazioni: il nostro mestiere è più che mai fare da filtri, da mediatori per raccontare una vicenda interessante, interagire con i lettori che rischiano di perdere il filo e il senso dell’ attualità.

L’ informazione sulla Rete è è terribilmente ridondante e nello stesso tempo non si sa dove sbattere la testa.

Per esistere in questo flusso, il giornalista deve molto più di prima verificare quello che gli viene raccontato, mettere a fuoco meglio i propri articoli, curare la scrittura, raccontare una storia che non è mai stata vista altrove e, naturalmente, sulla base di informazioni vere. Con il digitale che fa della stampa una sorta di siderurgia 2.0, la carta che diventa poco a poco obsoleta, anche il giornalismo deve fare la sua rivoluzione. E’ darwiniano: evolvere, integrare le nuove tecnologie, o morire…

Twitter : un amico, un concorrente, una perdita di tempo?

Una droga pesante! Un giornalista del New Yorker ha scritto un articolo che ha fatto il giro della blogosfera: “Twitter è come del crack per media-dipendenti”. Confermo. Ho sempre un occhio su Twitter sul mio pc, al giornale o a casa, sul mio iPhone nel metro o al ristorante, dalla mattina alla sera. I miei colleghi e i miei familiari sono sbigottiti. Quando vado in vacanza mi ci vogliono almeno due o tre giorni per staccare. Twitter ha spinto l’ informazione nell’ era del tempo reale, è senza ritorno.

Ma con un po’ di organizzazione e un po’ di distacco si può farne un formidabile alleato per scegliere e filtrare le proprie fonti, e servirsene come di una formidabile sentinella. Twitter è diventato per me quasi più importante che le notizie di AFP o di Reuters perché conosco chi mi avverte e quale sia la sua credibilità. Si può anche riuscire a discernere l’ informazione e le voci in 140 battute e ci sono dei post o degli articoli che non avrebbero  mai visto la luce senza Twitter. E’ una vera mietitrice di link, che ha portato la raccolta di informazioni su internet nell’ era industriale.

Infine, e non è poco nel momento in cui i vecchi media vacillano, Twitter è anche un formidabile acceleratore di diffusione dei propri articoli, in grado di far conoscere il proprio lavoro o di ricercarlo. Non ci credevo al  “giornalismo brand”, perché mi ripugnava culturalmente. Ma bisogna rassegnarsi, perché i lettori chiedono: su internet seguono dei media ma anche dei giornalisti e dei blogger, che diventano essi stessi dei micro-media

Il tuo blog: Una scelta? Un obbligo? Quale libertà nella sua linea editoriale?

Une rivelazione. Io faccio qualcosa di nuovo ogni 3 anni: prima quotidiani, poi riviste, ora il quadro. Quest’ ultima cosa mi è caduta addosso nel settembre scorso: avevo bisogno di scrivere in modo più libero, superare la cornice tradizionale del giornale e della rubrica high-tech/media che dirigo. Sul mio blog posso sperimentare un sacco di cose: post di sensazioni, articoli meno economici e più sociali, reportage, ritratti, vicende di affari, cronache culturali, dibattiti sulle idee… con una penna necessariamente più personale e un po’ più delicata. Sono io il regista della mia informazione, decido io la titolazione, le immagini e soprattutto non ho obblighi di pagina! Contrariamente a quello che si racconta su internet, non bisogna per forza scrivere pezzi brevi per essere letti: bisogna cercare di scrivere meglio, raccontare una storia, toccare il lettore…

Per quanto riguarda la libertà editoriale, non  mi faccio troppe domande in quanto la mia informazione è seria, confermata, validata. Niente sussurri e voci, nessuna accusa personale gratuita… Come blogger, non lavoro diversamente da quando facevo il giornalista alle Echos.   Anche se è vero che come giornalista-blogger mi permetto di dare qualche mia opinione in più. In ogni modo l’ oggettività giornalistica non esiste, conta solo l’ onestà o quello che le si avvicina…


Bisogna essere schizofrenici per mandare avanti un blog e il lavoro da giornalista?

Completamente schizofrenici ! Ma cerco di tenere le due cose separate: in redazione ho delle responsabilità e ragiono in termini collettivi, quando bloggo gioco ovviamente sul personale. Ho l’ emisfero destra che pensa giornale e quello sinistro che pensa blog… senza retro pensieri. Riservo le mie informazioni esclusive alle Echos, di cui sono dipendente, e i miei umori a Mon écran radar. E scrivo i post a casa mia la mattina prima di andare a lavorare, la sera tardi oppure nel week-end, dal momento che questo blog non fa (ancora?) parte dei miei compiti al giornale


Quali sono state le reazioni della redazione dopo il lancio del tuo blog?

Diciamo che passo senza dubbio per un un po’ bizzarro perché sono uno dei primi giornalisti ad aver lanciato un suo blog personale alle Echos. Il giornale è un lavoro d’ equipe svolto da un insieme di ego che si manifestano fino a un certo punto. Quando qualcuno esce dai ranghi e diventa un po’ il so proprio media, ciò può disturbare qualcuno. Ma ho avuto più incoraggiamenti che rimproveri. E i giornalisti sentono bene oggi che è sul digitale che si giocano le cose.


Qual è il tuo rapporto con i lettori dopo l’ apertura del blog?

Finalmente ho trovato quel contatto con i lettori che cercavo da 20 anni: le persone reagiscono, ti sgridano o ti fanno i complimenti. Bisogna rispondere, argomentare. Interagire aiuta anche a imoparare ancora, a correggere i propri errori, a migliorare un articolo, a tornare sulla notizia…


Che sarà questo blog fra cinque anni? Un giocattolo rotto, la tua attività principale, un bel ricordo?

La mia attività principale, penso. Ma sotto un’ altra forma, più collettiva. Vedrei molto bene questo blog aprirsi, diventare un aggregatore di notizie e di contributi. Sur mon écran radar potrebbe diventare “Sur Notre écran radar”, una specie di rete sociale giornalistica che io potrei dirigere come un despota illuminato.


Ultima domanda: di quale personalità, vivente o scomparsa, contemporanea o no, ti piacerebbe leggere il blog?

Senza nessun dubbio: Hunter S. Thompson, l’ inventore del “gonzo journalisme”, per la sua scrittura allucinata, selvaggia e totalmente libera. Thompson utilizzava delle sostanze per liberare la sua scrittura ma era soprattutto allo stesso tempo un ribelle e un poeta nel suo modo di lavorare. Si definiva lui stesso come giornalista e fuori legge. E questa definizione mi sembra un po’ più simpatica di quella di “forzati dell’ informazione” o di “Operai Specializzati del web”, vero? Thompson è conosciuto soprattutto  per l’ adattamento cinematografico di “Fear and Loathing in Las Vegas” (Paura e delirio a Las Vegas, ndr) ma ha scritto dei testi formidabili, più vicini al romanzo giornalistico che al giornalismo da catena di montaggio che conosciamo oggi. E’ morto nel 2005, ma sarebbe un sogno per me sapere che cosa penserebbe delle nostra epoca e della sua attualità.

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