Sperimentazioni umane illegali sui detenuti di Guantanamo

| 9 giugno 2010 |

Torture Secondo l’ Associazione Usa dei Medici per i diritti umani, il programma di interrogatori “duri” dei presunti terroristi di Al Qaeda (su cui Lsdi a gennaio pubblicò un ampio Dossier) costituiva, al di là di possibili accuse di tortura, una violazione delle norme federali e internazionali che vietano di compiere esperimenti sugli esseri umani – Le polemiche sul ruolo dei medici che monitoravano gli interrogatori per conto della CIA – La richiesta di una indagine federale su tutta la vicenda

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Il ruolo dei medici nel programma di interrogatori “duri” a cui vennero sottoposti dalla Cia i detenuti di Guantanamo è al centro di forti polemiche sulla stampa Usa. Nel dibattito è intervenuta l’ Associazione dei Medici per i diritti umani (Physicians for Human Rights), che, in uno studio appena diffuso , osserva come, affidandosi al monitoraggio degli interrogatori da parte dei medici nel tentativo di dare un velo di legalità a quel programma di interrogatori “rafforzati”, in realtà l’ amministrazione Bush avrebbe infranto la legge, in particolare le norme che vietano di compiere esperimenti sugli esseri umani (in questo caso i detenuti), senza il loro consenso.

Secondo lo studio di PHR, che sollecita con forza una Commissione di indagine federale su tutta la vicenda, il governo Usa – osserva Motherjones in un ampio articolo – , “nel tentativo di stabilire che quelle brutali tattiche di interrogatorio non costituivano torture, aveva compiuto degli esperimenti sui detenuti per terrorismo”, violando varie norme e trattati, comprese quelle sulla sperimentazione sulle persone adottate dopo l’ Olocausto.

Il Rapporto dei medici Usa, che si basa su numerosi documenti segreti, sottolinea come “personale medico professionale che lavorava per conto della CIA” avevano frequentemente monitorato gli interrogatori dei detenuti, raccogliendo dati sugli effetti delle varie tecniche di interrogatorio e sull’ intensità delle sofferenze dei detenuti.

Informazioni che, secondo i PHR, venivano usate per “rafforzare” gli interrogatori successivi.

Come risulta dal Dossier pubblicato da Lsdi nel gennaio scorso (con la traduzione dei 4 Memorandum che Obama aveva deciso di rendere pubblici), il ruolo dei medici era stato ripetutamente sottolineato dal Dipartimento della giustizia – a cui la CIA si era rivolta per ottenere un “parere” secondo cui non si trattava di torture -, come una sorta di “garanzia” per la salute fisica e psichica dei detenuti interrogati.

Nei Memorandum – scrivevano Mark Mazzetti e Scott Shane sul New York Times – “i funzionari del Dipartimento di Stato hanno enfatizzato le precauzioni proposte dalla C.I.A. (incluso il monitoraggio medico)”.

Nel Memorandum numero 2, che escludeva la possibile applicazione del titolo 18 del Codice penale Usa (contro la tortura) alle tecniche di interrogatorio dei presunti appartenenti ad Al Qaeda, il Dipartimento della giustizia a pagina 3 scriveva:

“…prima dell’interogatorio, ogni detenuto viene esaminato a livello medico e psicologico da professionisti dell’ Ufficio per i servizi medici della CIA (in breve, OMS) per  assicurare che il detenuto non tenda a soffrire per gravi dolori fisici o mentali o sofferenze come risultato di un interrogatorio.

In particolare:

La specifica approvazione di ogni tecnica è richiesta per tutte le misure “rafforzate” ed è condizionata al controllo da parte di personale psicologico e medico sul posto, che conferma – dall’esame diretto del detenuto – che non si preveda che le tecniche rafforzate producano “gravi sofferenze o dolori, a livello fisico o mentale”. In pratica, la condizione fisica del detenuto deve essere tale che questi interventi non possano avere un effetto permanente, e che il suo stato psicologico è abbastanza forte che non ne risulterà alcun danno psicologico. (brano tratto da OMS Guidelines on Medical and Psychological Support to Detainee Rendition, Interrogation and Detention, 9 – dicembre 2004)

I nuovi detenuti sono anche sottoposti ad un esame generale, che include ‘’un controllo medico iniziale… con una anamnesi completa e documentata, che stabilisca ogni precedente problema medico. Questo controllo deve soffermarsi, soprattutto, su problemi cardio-vascolari, polmonari, neurologici o muscolo-scheletrici. Segni vitali e peso dovrebbero essere registrati, così come la pressione sanguigna”. In più, “i successivi controlli medici durante l’interrogatorio dovrebbero  continuare in modo regolare”. Come precauzione addizionale, e per assicurare l’obiettività del controllo medico e psicologico, il personale dell’OMS non partecipa all’ applicazione delle tecniche di interrogatorio: la sua funzione è di monitorare gli interrogatori e la salute del detenuto. (…).”

Ora, secondo PHR, questo complesso di comportamenti rappresenerebbe un evidente caso di sperimentazione umana. Ma – osserva il Rapporto – la sperimentazione sull’ uomo senza il suo consenso è una violazione delle norme internazionali sui diritti umani; delle leggi federali;  della Common Rule (le norme deontologiche mediche degli Stati Uniti), che comprende anche la normativa federale per la ricerca sulle persone e si applica quindi a 17 agenzie federali, comprese CIA e Dipartimento della difesa; e la deontologia professionale universalmente accettata, compreso il Codice di Norimberga. E in alcune circostanze la sperimentazione umana sui detenuti può costituire un crimine di guerra e un crimine contro l’ umanità.

Paradossalmente – osserva Motherjones – uno degli obbiettivi di questa “sperimentazione” sembrava diretta a rendere immuni i rappresentanti dell’ amministrazione e gli uomini della Cia addetti agli interrogatori da potenziali imputazioni per torture. I legali del Dipartimento della giustizia ritenevano che il monitoraggio medico avrebbe dimostrato che gli addetti agli interrogatori non intendevano far del male ai detenuti; la “mancanza di intenzioni lesive” doveva servire come strumento chiave di difesa nel caso qualcuno degli addetti fosse stato perseguito.

Naturalmente, il Rapporto di PHR – osserva Motherjones – non porta la prova evidente del delitto: non c’ è nessu  documento che inviti esplicitamente a “fare esperimenti sui detenuti”. L’ organizzazione lo riconosce, ammettendo tra l’ altro che nessuno dei dati raccolti dai medici nel corso degli interrogatori è stato reso pubblico.

Ma in ogni caso i Medici per i diritti umani sollecitano una “indagine federale globale” per rispondere alle questioni poste nel Rapporto.

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