Solo il 2,8% del fatturato dall’ online: doccia fredda sugli editori francesi

| 15 maggio 2010 | Tag:, ,

Francia Nel 2009 il fatturato dei siti web di informazione è stato pari a 410 milioni di euro contro 14,3 miliardi di euro di fatturato complessivo – Secondo una ricerca della società Precepta sui modelli di business dell’ online, “i siti dei media francesi sono dei nani pubblicitari ” rispetto ai giganti del web

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I ricavi del web hanno rappresentato nel 2009 solo il 2,8% della cifra totale d’ affari di tutti i media francesi: 410 milioni di euro su 14,3 miliardi di fatturato complessivo.

La doccia fredda per gli editori – racconta Mediawatch – è venuta dai risultati di uno studio specifico della società Precepta sui modelli di business dei media online d’ oltralpe.

I dati – osserva Mediawatch – sono molto lontani da quell 10% che ancora qualche anno fa si sperava di raggiungere o dal 20% che addirittura qualcuno annunciava nelle settimane scores…

Dopo crescite fino al 30% all’ anno dal 2000, il volume d’ affari dell’ online è sceso su livelli di incremento del 6% nel 2009.

E le prospettive non sono buone, secondo la ricerca.

Dopo un rilancio tecnico del mercato pubblicitario (+4%) atteso per il 2010, ci si aspetta un rallentamento nel 2011 (+0,5%). “E anche cifre peggiori se non si adottano delle politiche di rigore”, commenta Precepta. Per quanto riguarda l’ online le previsioni parlano di una progressione dell’ 8% nel 2010 e nel 2011.

Queste minacce sulla pubblicità sono legate specialmente alla crescita debole del mercato dopo il 2001 e alla lotta per gli spazi di mercato che si intensificando con l’ arrivo delle reti sociali e delle piattaforme video.

E anche la redditività del settore è in calo dopo il 2007, che per un abbaglio era stato considerato un miodello dai costi fissi.

Al contrario, i costi crescono con l’ aumento dell’ attività: con i salari, l’ evoluzione dei siti (web 2.0, video, iphone…), la complessità crescente e l’ acquisizione dell’ audience. Con l’ eccezione di alcuni ‘pure players’ – come AuFeminin.com, Doctissimo e AlloCiné -, che sfruttano le rendite di posizione, funzionano in “low costs” e registrano la migliore redditività.

Precepta ne conclude che i media online devono uscire dal modello “publicità/audience” perché la pubblicità non è sufficiente (tranne che per alti livelli di audience e delle frequenze ricorrenti). Tanto che i banner, principale fongte di finanziamento dei media online perde delle fette di mercato (17,3% ora contro il 35% nel 2003) ed ècalata del 6% nel 2009, mentre I link sponsorizzati (Google) sono  cresciuti del 10%.

Le vie da seguire, secondo Precepta, passano attraverso l’ arricchimento dell’ offerta da parte dei media, la creazione di nuovo valore aggiunto, dei modelli a pagamento freemium, lo sfruttamento di risorse diverse o di competenze rare, il ricorso alle donazioni e alle sovvenzioni. E passano anche attraverso una migliore valorizzazione dell’ esistente per gli inserzionisti, delle diversificazioni tematiche e lo sfruttamento dei canali del mobile. Infine, bisognerebbe puntare a delle soluzioni collettive per creare dei rapporti di forza diversi.

Nel campo dei ricavi dall’ online, “i siti dei media francesi sono dei nani pubblicitari su internet” rispetto ai giganti del web (Google, Yahoo, MSN, ma anche Page Jaunes o Orange).

I principali gruppi editoriali – sottolinea David Targy, di Precepta –  raccolgono fra i 15 e i 20 milioni di euro dal web, e cioè 60 volte meno di Google in Francia. E tutti insieme, i media francesi, registrano tre volte meno dell’ indisme dei grandi aggregatori e due volte meno del solo Google.

Attualmente la ripartizione degli introiti dei media online è la seguente: 63% viene dalla pubblicità, 18% dai contenuti a pagamento, 6% da B2B e syindication e il 5% dall’ e-commerce.

Attenzione però, la stessa Precepta ha sottolineato chiaramente che le varie misure del’ audience in Francia sono “incoerenti” e “poco credibili”.