Segreti: Wikileaks chiude (temporaneamente) per raccogliere fondi

| 31 gennaio 2010 |

Wikileaks

Il sito Usa, che ospita documenti classificati o riservati e che in questi anni per il suo lavoro ha vinto vari premi giornalistici di grande rilievo, ha sospeso le pubblicazioni per mancanza di soldi e lancia un appello ai cittadini a sostenerlo con donazioni – ‘’Non possiamo accettare fondi governativi o di gruppi industriali per mantenere la nostra assoluta integrità’’

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Centinaia di migliaia di pagine con informazioni relative a episodi di corruzione bancaria, al sistema carcerario Usa, alla Guerra in Irak, alla Cina e all’ Onu si stanno accumulando nei cassetti perché Wikileaks non ha in questo momento le risorse per pubblicarle. E per concentrare tutte le proprie forze sulla raccolta di fondi che consentano di andare avanti per il 2010 il sito è costretto a sospendere ogni operazione. ‘’Ma torneremo presto’’.

Wikileaks – che ospita documenti classificati e riservati e che, come ricorda Pino Bruno sul suo blog, secondo The National (19 novembre 2009) ‘’ha probabilmente prodotto nella sua breve vita più scoop che il Washington Post negli ultimi 30 anni ” – ha lanciato una campagna di sostegno finanziario rivolgendosi direttamente ai cittadini.

Wikileaks spiega sul suo sito di aver raccolto 130.000 dollari per l’ anno in corso, ma che il suo budget per il 2010 va da un minimo di 200.000 dollari (senza i compensi alla redazione) a 600.000 dollari.

Anche se il lavoro del gruppo raccolto attorno a Wikileaks ha prodotto in poco più di due anni risultati di grande rilievo ed ha ricevuto premi importanti, come  l’  Economist Freedom of Expression Award (2008) e l’ Amnesty International New Media Award (2009), ‘’questi riconoscimenti non ci coprono le fatture. Né – aggiungono – possiamo accettare fondi governativi o di gruppi industriali per mantenere la nostra assoluta integrità. E’ solo il sostegno forte dei cittadini – concludono – che può preservare la nostra indipendenza e la nostra forza’’.

L’ appello è stata già ripreso da alcuni siti italiani, fra cui, appunto, il blog di Pino Bruno che, in un post dal titolo  Libertà di stampa: aiutiamo Wikileaks a riaprire i battenti, invita a sostenere gli sforzi del gruppo.

Siti come Wikileaks – rileva Bruno – si rendono ancora più necessari in quei paesi che negano o ostacolano l’accesso ai documenti ufficiali. Proprio in questi giorni il presidente della Federazione Nazionale della Stampa Italiana, Roberto Natale, ha annunciato un’iniziativa del sindacato dei giornalisti per sollecitare una legge ispirata al Freedom of Information Act (Foia) statunitense (vedi Lsdi, Troppi segreti,la Fnsi lancia una campagna…).

Si tratta di “una legge fondamentale anche per l’attività giornalistica, perché consente l’accesso totale o parziale ai documenti della pubblica amministrazione, permettendo a chiunque di sapere come operano governo, regioni, comune, asl e scuole, solo per fare degli esempi”.

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