Russia: anniversario Markelov-Baburova, l’ opposizione si fa sentire

| 26 gennaio 2010 |

Mosca

Nell’ anniversario dell’ uccisione di Stanislav Markelov e Anastasia Baburova centinaia di cittadini sono scesi in piazza a Mosca – Duro intervento delle truppe antisommossa e decine di arresti fra cui anche Lev Ponomarev, leader del movimento “Per i diritti umani”, – Iniziative in varie altre città – Secondo il Kommersant si è trattato di ‘’una delle più sentite azioni di opposizione degli ultimi tempi’’ – Ma si sono registrate anche polemiche all’ interno delle opposizioni

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di Valentina Barbieri

La manifestazione per Stanislav Markelov e Anastasia Baburova é stata per il Kommersant una delle più sentite azioni di opposizione degli ultimi tempi. Centinaia di persone il 19 gennaio hanno voluto ricordare l’avvocato dei diritti umani e la giovane giornalista con fiori, slogan e manifesti. Centinaia di voci che chiedevano alle autorità di risolvere il caso, condannare i colpevoli e modi più efficaci per contrastare i neonazisti.

Hanno partecipato antifascisti, attivisti dei diritti umani, rappresentanti di organizzazioni sociali, media, semplici moscoviti, coadiuvati dal Comitato 19 gennaio, dal leader del movimento “Per i diritti umani” Lev Ponomarev e da Ljudmila Alekseeva, direttrice del gruppo per i diritti umani “Mosca Helsinki”.

Un’azione corale, potente, rovinata dagli arresti e dagli scontri con la polizia e le forze speciali (i cosiddetti OMON).

La storia di questa manifestazione, come già spiegato nel precedente articolo, è stata lunga e tortuosa. Dopo il permesso negato alla marcia, il comitato organizzatore ha presentato una nuova richiesta per due presidi, accolta all’ultimo momento dalla Prefettura del distretto centrale di Mosca.

Anche in altre città russe si è voluto ricordare l’assassinio di Markelov e Baburova.

A S.Pietroburgo si é tenuta “Azione autonoma”, una grande esposizione organizzata da anarchici e attivisti presso il Museo di storia politica di S.Pietroburgo. Nel territorio del museo sono stati affissi i poster del maggiore Evsjukov e del colonnello Bodanov come personaggi significativi dell’attualità russa. Entrambi si sono resi colpevoli di stragi di civili, il primo in un supermercato di Mosca, il secondo in Cecenia. Oltre ai loro ritratti, erano presenti quelli di attivisti politici e antifascisti, di Stanislav Markelov e Anastasia Baburova. “Dedichiamo la nostra manifestazione a Stanislav Markelov e Anastasia Baburova, perché riteniamo che la loro vita e la loro morte siano stati un momento importante della recente storia politica russa” si legge  nel comunicato degli organizzatori.

Le iniziative autorizzate di Mosca prevedevano invece due presidi nella zona centrale della città. Il primo sarebbe iniziato alle 18.45 di fronte a Petrovskij bul’var №4, il luogo dell’omicidio, mentre il secondo si sarebbe tenuto alle 20.00 a Čistye Prudy, presso il monumento a Griboedov, autore di una famosa opera intitolata significativamente “Che disgrazia l’ingegno”.
L’autorizzazione includeva anche il passaggio dei partecipanti dal luogo del primo presidio al secondo, a condizione che non venissero esposti manifesti o scanditi slogan. Nell’autorizzare i due presidi, le autorità hanno voluto precisare fin da subito che qualora l’autorizzazione fosse stata impiegata per  manifestazioni pubbliche non autorizzate, le forze dell’ordine avrebbero agito “attenendosi rigidamente alla legislazione della Federazione Russa”. Una premessa che alla luce dei fatti successivi diventa molto significativa. Ancora prima dei presidi, il sito di radio Echo Moskvy formulava così un timore diffuso: “I partecipanti vogliono poter passare da un luogo all’altro. Senza simboli politici e bandiere di partiti o movimenti. E si spera che le autorità non impediscano loro di farlo. Nelle mani dei manifestanti ci saranno solo le fotografie delle due vittime, l’avvocato e la giornalista della Novaja Gazeta”. Purtroppo così non é stato.

Verso le ore 18 ha iniziato a raggrupparsi nel luogo del primo presidio una folla di giovani con i volti coperti da sciarpe. Duecento persone secondo le forze dell’ordine, oltre il doppio secondo gli organizzatori. Contemporaneamente nelle strade circostanti sono comparsi tutti i reparti di polizia. Un dispiegamento di forze massiccio considerando che la manifestazione era autorizzata. E già nel percorso verso il secondo presidio la tensione è iniziata a salire.

Tra i manifestanti si trovavano l’incaricato per i diritti umani Vladimir Lukin, il redattore capo della Novaja Gazeta Dmitrij Muratov, il presidente di Memorial Oleg Orlov, Sergej Mitrochin del partito Jabloko e anche il capo del “Fronte di sinistra” Sergej Udal’cov.

La polizia ha ordinato al megafono ai manifestanti di ripiegare i manifesti, gli striscioni, di smettere di ripetere slogan e di procedere a gruppi non più numerosi di 50 persone.

E qui, come spiega il Kommersant, ha avuto inizio una seconda fase.
“Due piccoli gruppi di persone in effetti sono usciti dal blocco, ma si sono fermati e hanno iniziato ad aspettare i loro compagni. In quel momento le file davanti degli antifascisti hanno puntato dritti verso il cordone della polizia scandendo la sigla ACAB (“аll cops are bastards”). La folla ha iniziato ad avanzare, ripetendo “Restate più compatti. Tenete le fila!”, “Il fascismo non andrà avanti”, “I fascisti uccidono, lo stato copre!” e “Esci in strada, restituisci la città a te stesso!”.”
Il corteo é arrivato fino a piazza Trubnaja, dove le forze speciali hanno bloccato la strada ai manifestanti, li hanno afferrati, trascinati sull’asfalto, caricati nelle camionette. In pochi minuti sono state trattenute 40 persone.
A mediare con la polizia, raffreddare gli animi e guidare le colonne tenendo in mano la foto di Jurij Ščekončin (un giornalista ucciso) è stato Sergej Mitrochin, ma il ruolo di garante di Vladimir Lukin è innegabile. I manifestanti hanno potuto quindi proseguire verso il secondo presidio in piccoli gruppi, ma l’operazione è durata circa un’ora e mezza e, come dichiarato dagli organizzatori, “non tutti sono arrivati a destinazione”.
Il secondo presidio, più numeroso del primo, vedeva tra i partecipanti anche l’ex leader di Jabloko Grigorij Javlinskij, l’attivista per i diritti umani Sergej Kovalev e molte donne con i ritratti di Anna Politkovskaja, Natalja Estemirova e altre vittime.
Anche in questo caso, l’atmosfera è stata da subito tesa. L’inizio del secondo presidio è stato posticipato perché la polizia non lasciava passare la macchina degli organizzatori con il megafono, l’accesso al monumento di Griboedov era sbarrato e la folla (che secondo l’organizzazione superava le 1000 persone) entrava nella piazza attraverso due stretti metal detector. Non tutti i manifestanti sono riusciti ad entrare nella piazza. Inoltre, il consiglio rionale ha vietato all’ultimo momento la visione del filmato sulle due vittime e di usare altoparlanti. La situazione é degenerata quando ha preso la parola Aleksandr, attivista del Comitato 19 gennaio. La sua lettura del comunicato (momento ufficiale e concordato con le autorità) è stata interrotta dalle forze dell’ordine, che gli hanno tolto di mano i fogli con il discorso. E’ iniziata una rissa, e qui la manifestazione in memoria di Markelov e Baburova si é conclusa.
La folla ha iniziato a urlare “Vergogna!”, ha sfondato il blocco, abbattuto con le gambe le transenne e fatto cadere nella neve alcuni poliziotti.  Contro la polizia sono volati pugni, fumogeni, spray da autodifesa, palle di neve, pezzi di ghiaccio. La polizia a risposto con arresti in massa. L’uso di gas lacrimogeni, negato ufficialmente dalla polizia, é riportato invece in alcune cronache di manifestanti sui blog.
Alle 21 circa Lev Ponomarev, leader del movimento “Per i diritti umani”, ha convinto la folla a concludere l’azione e andarsene per non peggiorare ulteriormente la situazione e cercare di ragionare con le forze dell’ordine sulle persone arrestate.
In tutto, sono state arrestate oltre 30 persone, tra cui lo stesso Ponomarev.
In un’intervista telefonica a Interfax dalla procura del distretto Basman di Mosca, Ponomarev ha dichiarato di essere stato trattenuto in quanto organizzatore del presidio, in quanto il numero delle persone presenti all’azione ha superato il numero previsto dichiarato alle autorità.

Zoa Svetova del giornale “Novye Izvestija” ha dichiarato che “è stato fatto di tutto per arrestare i partecipanti. (…) Quando sulla neve passa una camionetta piena zeppa di OMON, vuol dire che hanno percorso apposta tutta la strada e si sono messi vicini a piazza Trubnaja. Hanno aspettato lì, in modo che quando gli antifascisti avrebbero camminato o corso in quella direzione li avrebbero fermati lì e infatti li hanno fermati lì. (…) Certo, gli antifascisti hanno violato le disposizioni, perché hanno corso e gridato e durante un presidio non si può, ma penso che la polizia dovesse dimostrare flessibilità”.
Per Nadežda Prusenkova dell’ufficio stampa della Novaja Gazeta “la gente esprime solo la propria protesta per quello che succede e questo non si può fare spostandosi silenziosamente da un luogo all’altro. Certo, sono d’accordo con Zoa che le autorità dovevano e potevano essere più umane e più comprensive”.
Ma Ol’ga Mirjasova dell’Istituto di azione collettiva mette in evidenza un limite insito alla manifestazione, dato dalla giovane età dei partecipanti e dalla difficoltà di stabilire il tipo di manifestazione.
“La marcia che è stata fatta l’anno scorso in memoria di Stas e Nastija (diminutivi di Stanislav e Anastasia, ndT) è stata una marcia funebre. E i giovani sono rimasti insoddisfatti, perché non gliel’avevano venduta così. Non sono ancora in quell’età in cui si va sempre ai funerali e si cammina in silenzio, piangendo, ricordando. E poi viene fuori che vogliono proprio questo da loro. L’idea dei due presidi è emersa perché non c’era accordo sul format dell’iniziativa a cui gli organizzatori, il comitato 19 gennaio (appositamente creato), avrebbe dato vita.”

A prescindere dalle questioni tecniche, rimane comunque l’amaro in bocca per una manifestazione che avrebbe potuto rappresentare una pacifica presa di posizione corale. Effettivamente, non tutti erano d’accordo.

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FONTI

Oggi a Mosca gli attivisti per i diritti umani terranno alcuni manifestazioni in memoria dell’avvocato Stanislav Markelov e della giornalista Anastasia Baburova. Echo Moskvy, 19.01.10

Sono stati autorizzati i presidi in memoria di Markelov e Baburova, Večernaja Moskva, 19.01.10

A S.Pietroburgo si é tenuta una manifestazione in memoria di Markelov e Baburova, svobodanews, 19.01.10

Le autorità della capitale hanno autorizzato i presidi in memoria di Markelov e Baburova, Izvestija 18.01.10

La memoria di Markelov e Baburova é stata onorata dagli scontri con l’OMON, Evgenij Nasyrov, gzt.ru, 20.01.10

A Mosca si sono tenute manifestazioni in memoria dell’avvocato Stanislav Markelov e di Anastasia Baburova, Echo Moskvy, 20.01.10

L’attivista Lev Ponomarev è tra le persone arrestate durante le manifestazioni di Mosca, Interfax, 19.01.10

Il corteo funebre ha fatto troppo rumore, Andrej Kozenko, Danil Turovskij, Kommersant, 20.01.10

Stanislav Markelov e Anastasia Baburova: noi ricorderemo, Vladimir Kara-Murza, Svovodanews,

19.01.2010

Il giorno della memoria di Markelov e Baburova a Mosca non è trascorso senza incidenti, Deutsche Welle, 24.01.10

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