Requiem per i fotogiornalisti in UK: addio copyright e rischi per gli scatti nei luoghi pubblici?

| 6 marzo 2010 |

Requiem

Un disegno di legge del ministro Mandelson prevede che per conservare i diritti sulle proprie immagini il fotografo debba registrarle presso una apposita Agenzia, altrimenti scatterà il cosiddetto  “orphan work”. Le immagini potranno essere rubate e usate dovunque e da chiunque, dando per scontato che il “ladro” cercherà di fare il minimo sforzo per trovare il vero autore delle foto – Intanto l’ Information Commissioner’s Office (ICO) sostiene che una fotografia scattata in luogo pubblico possa contenere dei “dati privati” e un orientamento in questo senso potrebbe stravolgere completamente il lavoro del fotogiornalista dando una carta straordinaria nelle mani di politici disonesti e pubblici ufficiali corrotti

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Monta nel Regno Unito l’ allarme dei fotogiornalisti per due diversi provvedimenti governativi che si profilano all’ orizzonte e che potrebbero radicalmente modificare il quadro della professione. In peggio naturalmente.

1 – I fotografi perderanno la protezione del copyright sul loro lavoro?

Questa allarmante e offensiva proposta – commenta Philip Dunn* sull’ Online Journalism Blog, invitando i colleghi alla mobilitazione –  diventerà legge dello Stato (in UK) se passerà il Digital Economy Bill, che attualmente è in discussione in Parlamento. La legge è sponsorizzata da un ministro non eletto, Lord Peter Mandelson, primo Segretario di Stato e responsabile per l’ innovazione e le professioni, uno dei principali esponenti del New Labour.

Ecco, spiega Dunn, come la legge colpirà il copyright:

L’ idea che l’ autore di una fotografia abbia i diritti pieni sul suo lavoro – come prevedono le norme internazionali e  il Copyright Act del 1988 – sarà completamente superata. Se l’ autore vorrà mantenere ogni controllo sul suo lavoro, dovrà registrare quell’ opera (e ciascuna versione di essa) presso una nuova Agenzia che ancora non è stata realizzata.

Particolari su come questo organismo verrà costituito – e quanto costerà ciascuna registrazione – vengono lasciati deliberatamente nel vago dal progetto di Lord Mandelson.

Se non verranno registrate presso questa quasi-ong che dovrebbe essere l’ Agenzia, quelle immagini potranno essere rubate e usate dovunque e da chiunque, dando per scontato che il “ladro” cercherà di fare il minimo sforzo per trovare il vero autore delle foto.

E’ il sistema del cosiddetto orphan work: cioè di un’ opera coperta da copyright ma di cui è difficile o impossibile individuare e quindi contattare chi ne detiene i diritti.

Attualmente, la legge internazionale – attraverso la Convenzione di Berna per la Protezione del lavoro letterario e artistico – , riconosce i diritti di proprietà del creatore. Questo consente ai proprietari dell’ immagine di controllare come il loro lavoro venga usato.

Ora le norme internazionali vengono ignorate dal governo britannico e questa Legge spazzerà via più di 150 anni di legislazione Britannica sul copyright.

Se ci sarà un grosso passo verso uno stato di polizia e la soppressione dell’ informazione – osserva ancora Dunn -, sarà proprio questo progetto. Gran parte del progetto di legge infatti non passerà per il Parlamento visto che un articolo del Digital Economy bill (Section 42, sections 16a, 16b, 16c) prevede che la gestione del settore venga affidata direttamente agli uffici di Mandelson, senza bisogno di norme specifiche. Nessuna norma verrà quindi discussa e votata.

Lord Mandelson manovra nell’ ambiguità, è uno che ci sa fare.

E il governo è determinato a far passare questa legge senza emendamenti ed entro il 6 maggio, data delle elezioni generali.

Su Copyright Action si può trovare un’ analisi più dettagliata approfondita della questione. Così come sulla seconda questione che Philip Dunn pone.

2) I fotografi potrebbero perdere la libertà di scattare fotografie nei luoghi pubblici?

Non contenti di aver cancellato il copyright sulle fotografie, un’ altro ramo del Governo sta pensando a introdurre delle limitazioni disastrose alla libertà di fare foto nei luoghi pubblici.

L’ Information Commissioner’s Office (ICO) sostiene infatti ora che una fotografia scattata in luogo pubblico possa contenere dei “dati privati”.

Questo significherebbe che se scatti una foto per strada e c’ è qualche privato cittadino nell’ immagine, quest’ ultimo avrebbe il diritto di chiedere un compenso o di impedire la pubblicazione di quella foto.

Se venisse applicata ai fotografi professionali l’ interpretazione dell’ ICO, sarebbe naturalmente una splendida carta che politici, ladri e pubblici ufficiali corrotti potrbbero usare per impedire che qualcuno li fotografi in pubblico e utilizzi quelle immagini. Quanti fotografi saranno chiamati in tribunale? Quanto verranno mostrati ai cittadini i comportamenti scorretti dei politici? Quanti innocente appassionati di fotografia verranno minacciati e infastiditi dalla gente per strada?

Non importa che l’ UK abbia più telecamere a circuito chiuso nelle strade di qualsiasi altro paese al mondo: in futuro, se scatti una foto in un luogo pubblico e questa immagine, per esempio, viene pubblicata su Flickr, potrai essere perseguito.

Siti utili:

Copyright Action
Royal Photographic Society
Digital Economy Bill

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* Philip Dunn è un ex fotografo del Sunday Times, professionista da 40 anni. Ora dirige corsi di Fotografia a Minorca e in Scozia e produce DVD didattici.

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