Quotidiani: i ricavi da paywall sono solo un quarto di quelli del cartaceo

| 7 settembre 2010 |

Times

Anche se tutti i lettori della carta accettassero di pagare per l’ edizione online dei quotidiani, questi ultimi registrerebbero ugualmente delle grosse perdite – L’ intervento di un esperto di Ender Analysis

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Anche se tutti i lettori della carta accettassero di pagare per l’ edizione online dei quotidiani, questi ultimi registrerebberougualmente delle grosse perdite. Secondo uno studio della Enders Analysis, il ricavo medio per un abbonato all’ edizione online del Times.co.uk o del WSJ.com è esattamente un quarto di quello degli abbonamenti alle loro edizioni a stampa.

In una nota – osserva Robert Andrews su Paidcontent.org -, Benedikct Evans, l’ autore della ricerca, sostiene che la chiusura delle rotative, dopo l’ ipotetico raggiungimento della soglia di passaggio stampa-digitale, potrebbe salvare solo il 25% dei costi totali – ma non sarebbe abbastanza per colmare il gap con il minore introito dell’ online.

Anche aggiungendo ai paywall dell’ online le entrate derivanti dagli iPad, si raggiungerebbe solo la metà dei ricavi che i quotidiani registrano attualmente dalla stampa.

E’ essenzialmente questo – rileva Andrews – il dilemma della trasformazione dei dollari ‘fisici’ in monete da 10 centesimi digitali. Editori come Rupert Murdoch potrebbero cominciare a immaginare un giorno, almeno in teoria, in cui strumenti a pagamento come l’ iPad o prodotti online diventeranno tanto popolari da poter spegnere le rotative…

Ma il problema è che, come i numeri sembrano suggerire, anche se tutti i lettori digitali pagassero, gli editori avrebbero bisogno di raddoppiare i ricavi annui per ogni utente online (per esempio, da 2 a 4 sterline alla settimane per TheTimes.co.uk, e da 9,99 a 19,99 sterline al mese per l’ edizione iPad).

E tutto ciò come si porta dietro come corollario: se le cose suonano male così, immaginate quale può essere la situazione per gli editori che non hanno ancora cominciato a far pagare i propri siti web.

Alla fine questi refusenik – continua Andrews – continuano a basarsi sulla pubblicità esistente… Ma un acquirente pubblicitario della media agency MEC ha spiegato  a Independent.co.uk che gli inserzionisti hanno risposto negativamente all’ istituzione del paywall da parte di TheTimes.co.uk.  “In questo momento non lavoriamo con loro. Se lì c’ è poco traffico, non c’ è motivo per metterci inserzioni. Online abbiamo ben altre opzioni che i soli siti web dei giornali: non è davvero una gran perdita per nessuno. E se stiamo valutando se usare qualche sito online di quotidiani, il Times non è fra di essi”.

I giornali hanno affrontato un problema analogo in precedenza, spiega Evans – nell’ ultimo decennio, quando è cominciato il calo della diffusione, gli editori hanno aggiunto il 20% di pagine, consentendo che il prezzo di copertina dei quotidiani di qualità crescesse del 112% in termini reali.

“Ma gonfiare i giornali alla lunga non funziona: in agenda ora c’ è la deflazione”, osserva l’ analista di Ender, indicando il recente ridimensionamento delle redazioni. “Che cosa sembrerà un grande giornale con 200 giornalisti? Delane (John Thadeus Delane, 1817–1879), direttore del Times, ndr) aveva gestito un giornale ‘Tonitruante’ con sole 16 pagine: un paragone un po’ scorretto, ma forse abbastanza rilevante”.

Due stime diverse, realizzate da me stesso e da Francois Nel, un ricercatore della University of Central Lancashire, hanno rilevato che la strategia a pagamento del Times.co.uk potrebbe ridurre in maniera significativa le perdite dell’ azienda, ma non interamente.


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