Dal 28 febbraio 2011 le reti televisive del Regno Unito potranno utilizzare il sistema pubblicitario del ‘product placement’, il riferimento esplicito a prodotti o servizi durante le trasmissioni di intrattenimento. Lo ha deciso la Ofcom, l’ autorità di controllo delle comunicazioni in UK, spiegando che la misura ‘’consentirà alle reti televisive commerciali di accedere a una nuova fonte di ricavi, mantenendo però la protezione del pubblico’’.
Resteranno infatti alcune restrizioni –come spiega la Bbc, a cui questa pratica sarà vietata – per quanto riguarda le trasmissioni per bambini, quelle di carattere religioso e i servizi di informazione.
Ma saranno esclusi anche alcuni tipi di prodotti: tabacco, alcool, latte per bambini, medicinali, gioco d’ azzardo, cibo e bevande a forti contenuti di grassi, sali o zuccheri, lasciando fuori quindi grandi marchi come Coca-Cola, Pepsi, McDonald e Burger King. Sono bandite anche agenzie di escort e venditori di armi (che in ogni caso non possono fare neanche inserzioni classiche).
Negli Stati Uniti il ‘product placement’ in televisione è consentito da tempo. In Italia è stato introdotto col cosiddetto ‘’Decreto Urbani’’ del luglio 2004.

In Italia il Product Placement in tv è stato introdotto solo lo scorso anno dal nuovo Testo Unico dei Servizi di Media Audiovisivi (c.d. Decreto Romani) in vigore dal 30 marzo 2010.
Esso autorizza l’inserimento di prodotti (Product Placement) in opere cinematografiche, film e serie per la tv, programmi sportivi, programmi di intrattenimento leggero con esclusione di quelli per bambini. Non fa discriminazioni tra tv commerciali e tv pubblica.
Prevede inoltre che l’inserimento possa avvenire dietro corrispettivo monetario o dietro fornitura gratuita di beni e servizi.
Stabilisce altresì il principio di salvaguardia dell’integrità del programma e
vieta l’inserimento dei soli prodotti a base di tabacco e di prodotti medicinali o cure ottenibili esclusivamente su prescrizione.
Impone infine che i telespettatori siano chiaramente informati dell’esistenza dell’inserimento di prodotti medianti avvisi all’inizio e alla fine della trasmissione, nonché alla ripresa dopo un’interruzione pubblicitaria.
Alessandro Donato
Consulente StageUp
Grazie Alessandro per la tua interessante integrazione. Hai per caso anche qualche dato sull’ uso di questo meccanismo e gli eventuali ”benefici” che esso avrebbe portato?
la redazione
Le prime sperimentazioni in Italia sono recenti e risalgono all’autunno 2010. I casi più interessanti ritengo siano quelli di Aprilia e Eni all’interno dei “Cesaroni4″. Anche Rai ha fatto uso del Product Placement, ad esempio nell’ambito di “La prova del Cuoco” e “XFactor”.
StageUp stima che gli investimenti in Product Placement televisivo raggiungeranno i 130 milioni di euro entro il 2013. Del resto le potenzialità di questo strumento, come dimostrano anche le nostre analisi di mercato, sono molto ampie.
Tra i benefici per le aziende ne ricordiamo alcuni: l’alto coinvolgimento emotivo del pubblico; il fatto che non sia necessario risvegliare l’attenzione dello spettatore, perché è già alta; l’elevata credibilità (il prodotto è inserito in situazioni di vita normale, per cui viene assorbito dai consumatori per riaffiorare poi al momento dell’atto di acquisto); il grande impatto sulle decisioni di acquisto, specie tra i più giovani; il “celebrity endorsement” da parte dei protagonisti del programma televisivo; la generale buona accettazione da parte del pubblico; la possibilità di caratterizzare l’immagine del Brand.
Alessandro Donato
Consulente StageUp – Sport & Leiaure Business
Grazie di nuovo, Alessandro. Molto interessante. La redazione