Nella giungla delle offerte di lavoro spunta anche il ‘blogger professionista’

25 settembre 2010

blogger

di Marco Renzi

A proposito di manodopera “giornalistica” on line allo sbando,  curiosando in rete potreste imbattervi nella seguente offerta di lavoro:

“Vuoi raccontare una notizia, non perdere l’occasione di far sentire la tua voce e dare la tua notizia. Fare il reporter/web reporter/speaker, è un lavoro in crescita”.

Il “prestigioso” annuncio di ricerca personale mi è apparso automaticamente aprendo la home page di Google. Un trafiletto a pagamento sulla pagina di partenza del megamotore di ricerca.

Il presunto annuncio di ricerca personale nel settore giornalistico arriva da New Faces.

La pagina specifica del sito dell’agenzia  nella quale è inserito l’annuncio per la ricerca di giornalisti risponde all’indirizzo di rete :  http://www.newfaces.it/conduttore-speaker.php?gclid=CNWOm5qHm6QCFcqQ3wodhWoKEQ.

Ma come direbbe un noto personaggio della politica, “sto annuncio  che c’azzecca col giornalismo?”.

Nulla, niente,  anzi…senza voler essere maligni ci pare essere anche un “tantinello” fuorviante, soprattutto nei confronti del pubblico più giovane, magari fresco di studi e con velleità informative.

Nell’ annuncio si parla di giornalisti/reporter e blogger professionisti! E nasce spontanea la domanda che giriamo live ai titolari della NewFaces: chi sono i blogger professionisti e soprattutto quanto guadagnano e per chi lavorano?

Perché per quello che ci riguarda né all’Ordine dei Giornalisti né alla Federazione Nazionale della Stampa Italiana non sanno nulla di codesta categoria di professionisti dell’informazione!

E ancora, senza alcun intento polemico, vorremo chiedere ai titolari dell’agenzia di recruiting di talenti  che ha sedi a Milano, Bologna e anche a Costanza e Miami, come sia possibile accedere alla professione giornalistica attraverso un’agenzia di spettacolo.

E’ indubbiamente vero che nella nostra professione sono in molti a dare spettacolo, ma i passaggi necessari per formare un professionista  dell’informazione, per quello che ci riguarda,  non hanno molto a che fare con la bella presenza, la voce impostata o il guardaroba firmato.

Per il momento a fare la differenza ci sono cosette non trascurabili come   l’iscrizione ad un albo professionale, un congruo percorso di studi e un doveroso periodo di apprendimento e di lavoro in una testata giornalistica depositata e registrata e provvista di un direttore responsabile.

Come direbbe un noto personaggio del mondo della spettacolo:  “Meditate gente, meditate!”

4 Risposte “Nella giungla delle offerte di lavoro spunta anche il ‘blogger professionista’”

  1. pmagrass

    Anch’io aborro il dilettantismo, e quindi non sono un entusiasta a oltranza del citizen journalism. Tuttavia inviterei anche lei a essere meno tranchant, soprattutto se riflette su tre punti essenziali, che credo non le sfuggano:

    1) Gli organi di stampa oggi si reggono sulle spalle di giornalisti e pubblicisti free-lance ingaggiati a cottimo;

    2) Non è un Albo Professionale, bensì il mercato a discriminare tra professionisti buoni e professionisti mediocri (lei non cerca il chirurgo sull’Albo, vero?);

    3) Quando al «congruo percorso di studi», consideri che la maggior parte dei giornalisti di oggi (e parlo di testate nazionali) non distinguono il debito pubblico dal deficit di bilancio, la scala Mercalli dalla scala Richter, l’inflazione dal costo della vita; ignorano i più elementari costrutti dell’italiano (dai Tg nazionali: «Onorevole, le chiedo questa domanda»; «Io credo che Bersani ha ragione quando dica così»; «Sia in Italia ma anche all’estero»; «L’economista milanese diffida dalla crescita drogata»; «Dell’ambiente se ne parlerà oggi al G8»); scrivono (Corriere della Sera): empasse invece di impasse, chardonney invece di chardonnay, Sarkò invece di Sarko (o Sarko’ o al limite Sarkó); non sanno pronunciare “couture” anche se si occupano di moda, “brut” anche se si occupano di vino, “tour de France” (mi riferisco al “de”) anche se lo seguono come inviati, “Villeneuve” anche se coprono la Formula Uno, Deutsche Bank anche se si occupano di economia; G. W. Bush (mi riferisco alla “W”), management, performance, export, import, iTunes, iPod, van Basten, Seedorf.

  2. alacarte

    Il citizen journalism è un fenomeno da studiare con molta attenzione e che sta portando una ventata di innovazione nel mondo del giornalismo.
    Altra cosa sono le agenzie di spettacolo che reclutano giornalisti sventolando lo specchietto della facile fama e dei guadagni multi milionari sotto il naso di giovani e giovanissimi.
    Altro ancora è il dibattito su un’auspicabile e, purtroppo, fuori tempo massimo riforma dell’Ordine dei giornalisti nel nostro Paese!
    Purtroppo non è il mercato, almeno non in Italia, a fare la differenza fra professionisti più o meno dignitosi nello svolgere le proprie mansioni, ahimè!
    Sono altre le ragioni, leggi: nepotismo, clientele politiche, raccomandazioni; a dettare le condizioni per le assunzioni, e non solo nel settore dell’informazione.
    Quello che volevamo sottolineare e che ci spiace non sia stato ben compreso, per colpa nostra evidentemente, non era l’uso dei precari anche nel mondo del giornalismo, situazione deprecabile e legata alla necessaria e improcrastinabile riforma della professione, bensì lo sfruttamento indiscriminato e massiccio di neofiti della professione che grazie al web, personaggi
    di dubbia moralità riescono facilmente a perpetrare.

  3. pmagrass

    Alacarte,

    sul potenziale e l’interesse costituiti da certo citizen journalism siamo d’accordo (personalmente ne ho già scritto in due libri, nonostante mi occupi d’altro).

    Tuttavia il termine è di quelli nei quali ognuno infila il significato che gli pare.
    Una cosa è l’agenzia giornalistica nella quale il pubblico funge da editore (come Spot.us), un’altra il blogger analfabeta e sprovveduto che si improvvisa autorevole reporter (e qui non faccio nomi per non offendere nessuno).
    Speriamo che dalle ibridazioni tra i due modelli (per esempio, Spot.us utilizza dilettanti) emergano le proposte interessanti.

    Nel frattempo, però, cala a vista d’occhio la professionalità dei giornalisti… professionisti (come dicevo nel mio commento precedente), sicché la puzza sotto il naso nei riguardi del citizen journalism si trova a essere sempre meno giustificata.

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