La ‘’redazione G’’

| 19 gennaio 2010 |

G1
Non si tratta più di convergenza fra carta e web, ma di andare in massa sulla rete, dove batte il cuore dell’ informazione – La ‘’bi-medialità’’ blocca e fa diventare schizofrenici, dice Benoit Raphael, delineando un nuovo modello di redazione (la ‘’Google Newsroom’’, appunto) fatta per l’ 80% di ‘’giornalismo che crea valore’’ e per il restante 20% di supersegretari di redazione e di community manager incaricati della ‘’messa in scena’’ dei contenuti sulla carta e sugli altri supporti

———-

Révolutionner la presse: la ”Google Newsroom”
di Benoit Raphael
(
da Demain tous journalistes?)


E’ da diverso tempo che vengono proposti modelli di redazione integrata (il modello più noto è quello proposto dall’ Ifra, vedi anche qui). Un esempio è la redazione integrata del Daily Telegraph, anche se al primo approccio fa venire un po’ di strizza.

Il problema è che, molto spesso, questi modelli troppo teorici si scontrano con la realtà delle redazioni: che sono fatte di giornalisti stampa-centrici con una debolissima agilità web. Ma soprattutto di giornalisti divisi fra ‘’due media’’ a cui si dice: dovete scrivere per due media. Cosa che provoca due tipi di blocco:

1) Il web non è un tubo in cui si fa passare qualsiasi contenuto e gli articoli per la carta sono molto spesso inadatti al web e al mobile (per esempio, a Monde.fr gli articoli dei giornalisti del cartaceo costituiscono il 30% della produzione ma meno del 15% del traffico). Non basta quindi scrivere e infilare nel tubo. Ma bisogna produrre un contenuto in funzione di un ambiente.

Oggi si fa lo stesso errore col mobile, spingendo semplicemente i con tenuti web nelle applicazioni nomadi.

2) I giornalisti diventano schizofrenici. Diventano ‘’bi-mediali’’ e hanno l’ impressione di ‘’bi-lavorare’’, cosa che per loro vuol dire ‘’due volte di più’’… Conseguenza: continuano a produrre con un punto di vista cartaceo.

Bisogna invece dimenticare questa vecchia nozione di fusione delle redazioni e fare una scelta, andare là dove l’ informazione respira, dove i lettori/utenti sono connessi e coinvolti, creare una sola redazione ‘’lì dove le cose accadono’’, e cioè sulla rete. E’ il cuore dell’ informazione. Tutto il resto non è altro che messa in scena.

Perché la rete? Perché l’ era Google ha rivoluzionato tutto. E ha determinato l’ emergere (e la necessità) di quello che si chiama giornalismo in rete. Un giornalismo che abbandona la semplice produzione di contenuti per diventare processo, e che si appoggia sulla forza della rete (frammentazione dell’ informazione, nuovi ritmi, media sociali, contenuti generati dall’ utente…) per produrre e distribuire l’ informazione.

Non vi troverete allora più con una redazione ‘’bi-media’’, né con due redazioni (una web, una cartacea), ma con tre redazioni che suddivido in due sottogruppi:

1 giornalismo di produzione di valore (la redazione Google)
1 giornalismo di messa in scena (community management e segreteria di redazione)

Come vedete non uso la parola ‘giornalista’’ ma ‘’giornalismo’’. Il giornalismo inteso come una funzione (cosa che implica la condivisione di competenze giornalistiche con dei non professionisti del settore) e non come un mestiere.

Facciamo l’ esempio della redazione di un giornale cartaceo, che chiameremo “L’ espoir”.
– 100.000 copie/giorno
– 1€
– 36 pagine.
– Redazione stampa: 85 giornalisti + 7 della segreteria di redazione.
– Redazione web: 7 giornalisti + 1 community manager.

Quindi 100 giornalisti.
Una bella redazione. Anche se è un po’ sbilanciata. Troppo pochi sul web e troppo stretti sulla carta.

Immaginiamo ora una nuova redazione. Sempre con i nostri 100 giornalisti. Ma una redazione che mettiamo quasi interamente sul ‘’digitale’’, cosa che ci consentirà di essere primi sull’ informazione web e mobile.

Pubblicando anche un giornale di qualità maggiore, che ci permetterà di far alzare le vendite, e quindi il prezzo. E, nello stesso tempo, di guadagnare più soldi.

G2

Giornalismo di produzione di valore: la Redazione Google

Composta di 80 giornalisti e comprende alche le altre produzioni giornalistiche (attraverso il giornalismo di link), i blog e più in generale l’ attività degli utenti che fanno capo alla testata.

Gli 80 giornalisti sono raggruppati in 10 ‘’unità operative’’, cioè in poli tematici. Un po’ come dei media indipendenti (che potrebbero anche avere dei marchi diversi) guidati  (o meno) da un responsabile di settore, attorno a cui si polarizzano 8 giornalisti, dei blogger, una comunità, oltre a 1 addetto al marketing e 1 addetto al commerciale (che piotrebbe comunque operare per più poli). Ogni polo potrebbe avere il suo segretario di redazione e il suo community manager.
(Si potrebbero comunque immaginare anche 3 grossi poli di 16 giornalisti ciasscuno e 3 politi di 10 giornalisti, ecc.)

Ciascun polo si organizza per produrre del giornalismo di valore aggiunto. Dove viene costantemente posta la seguente questione: poiché tutti trattano più o meno le stesse notizie sulla rete, quale sarà il mio valore aggiunto?

Vi ritroverete dunque:

– dei cronisti (giornalisti+blogger): essi non ‘’coprono’’ l’ attualità, non ribattono le agenzie, ma riportano informazioni
Vanno sul terreno del web, il terreno ‘’reale’’. Pubblicano a diversi ritmi: live tweeting, articoli, video, dati, inchieste… Possono anche animare una comunità di blogger/lettori con cui co-produrre dell’ informazione.

– dei ‘’curatori’’ (giornalisti+appassionati): che, al contrario, ‘’coprono’’ l’ attualità, setacciando, verificando e ‘’passando’’ tutto quello che di meglio si fa sul web e sui media. Fanno del giornalismo di link o l’ organizzano, rendono l’ informazione più accessibile.

– degli ‘’storici’’ (blogger, giornalisti, esperti): aprono conversazioni e mettono in prospettiva.

Giornalismo di messa in scena:

– Una equipe di 10 supersegretari di redazione, incaricati di mettere in scena l’ informazione nelle 36 pagine. Lavorano solo su 3-4 pagine ciascuno ma devono fare un vero lavoro di segretaria di redazione ‘’all’ anticas’’. Recuperano i contenuti pubblicati dalla ‘’redazione Google’’ e li fanno vivere in modo diverso. Il loro compito è di rendere l’ informazione più leggibile, più visuale, di fare tutto quello che il web non sa fare. Possono anche chiedere ai giornalisti, o recuperare sul web, via agenzie, dei contenuti complementari.

Un bell’ esempio di quello che la carta è in grado di fare: il quotidiano portoghese ‘’I’’.

G3 Ovviamente, con l’ aiuto degli addetti alla SdR ogni unità operativa digitale può decidere anche di produrre delle pubblicazioni extra su carta.

Una equipe di 10 community managers e giornalisti specializzati nei dati (data journalists), incaricati di mettere in scena l’ informazione suol web e il mobile. Di fatto devono soprattutto curare il versante degli utilizzatori dell’ informazione e occuparsi della qualità del coinvolgimento (nel senso del termine americano ‘’engagement’’) dell’ utente rispetto ai contenuti proposti.

E lavorano anche sulla messa in scena dell’ informazione sotto forma di data-base (come fa ad esempio il New York Times).

Oltre che sulla costruzione di pagine di argomenti specifici (‘’topics’’) che mettono assieme, sulle pagine web, l’ essenziale di quello che bisogna sapere su un determinato argomento di attualità (post, link, tweet, dati d’ archivio, ecc.). Una cosa che fanno molto bene all’ Huffington Post con le loro “big news pages” (come quella qui sotto).

G4

Risultato, una Redazione in rete, potente, completamente riorganizzata. La Redazione Google.

80 Google Journalists, sarebbe la principale Redazione online di Francia.

Immaginate la stessa cosa con i 200 giornalisti delle grandi redazioni dei quotidiani nazionali.

Mi chiederete: ma gli 80 giornalisti del cartaceo saranno in grado di andare sulla rete? In molte redazioni il livello web è vicino allo zero.

Io penso di sì. Quello che blocca è il bi-media, la schizofrenia. Ora, se il messaggio e l’ ambiente sono chiari, un buon giornalista farà del buon giornalismo.

I più restii avranno la possibilità di spostarsi su una funzione di segreteria di redazione non più polverosa ma creativa.

E’ un modello che naturalmente si può facilmente riprodurre per la televisione e la radio. Che ne pensate?

I commenti sono chiusi.