L’ Islanda diventerà un santuario della libertà di espressione?

| 10 gennaio 2010 |

Wikileaks, il sito web specializzato nella pubblicazione di informazioni e documenti coperti da segreto o comunque riservati, sta facendo opera di lobbying in Islanda per convincere il Parlamento a trasformare il paese in una sorta di ‘’paradiso’’ offshore dell’ informazione offrendo alle fonti e ai giornalisti un grosso ventaglio di protezioni legali

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WikiLeaks, un sito web specializzato nella pubblicazione di informazioni e documenti coperti da segreto o comunque riservati, ha annunciato che imboccherà una strada senza precedent per sostenersi. Alla fin e del 2009 l’ organizzazione ha cominciato a fare azione di lobbying col Parlamento islandese in relazione a una serie di norme che, se passassero, finirebbero per trasformare una nazione con 300.000 abitanti in un faro della libertà di espressione globale.

Ne parla Alexander Hotz su Journalism2.0 , spiegando che, secondo i rappresentanti di WikiLeaks, le nuove leggi dovrebbero essere modellate sulla base di quelle che regolano i centri finanziari offshore o i cosiddetti paradisi fiscali. Come le Isole Vergini per esempio, che attraggono i ricchi con una serie di misure tolleranti che non esistono in altri paesi.

L’ Islanda, secondo la proposta di WikiLeaks, dovrebbe offrire alle fonti e ai giornalisti un grosso ventaglio di protezioni legali, trasformandosi così in un santuario della libertà di parola.

“Pensiamo di prendere le leggi a protezion e delle fonti dalla Svezia… il Primo Emendamento dagli Stati Uniti e le norme per la protezione dei giornalisti esistenti in Belgio’’, ha spiegato Daniel Schmitt, portavoce di WikiLeaks al Chaos Communication Congress (26C3) che si è tenuto la settimana scorsa a Berlino.

Perché l’ Islanda?

L’ anno scorso quel paese ha visto tre delle sue principali banche collassare sotto una montagna di debiti, la sua moneta – la corona – precipitare e i risparmi di moltissimi islandesi andare in fumo in una vicenda analoga all’ affare Madoff. Di fronte a questi avvenimenti il governo islandese, considerate in precedenza il più stabile in Europa, è crollato. E Forbes si è spinta fino a definire l’ Islanda un ‘’paese senza economia’’.

Come si può immaginare i cittadini sono furiosi contro i vecchi poteri e WikiLeaks vorrebbe cavalcare questo spirito.
Anche se non è ancora diventato un nome familiare negli Stati Uniti, Wikileaks ha tirato fuori diverse grosse storie. Fra cui alcuni aspetti del “Climate-gate,” lo scandalo relative al global warming che ha toccata alkcuni scienziati dell’ University of East Anglia, ad esempio. Oppure la pubblicazione delle centinaia di migliaia di messaggi lanciati dalle vittime delle Torri Gemelle prima di morire, o ancora il sabotaggio del sito di Sarah Palin nel 2008..

Se in Islanda dovessero passare le leggi sostenute da WikiLeaks, si riuscirebbe ‘’ad adattare i bisogni della libertà di espressione alla società dell’ informazione’’ e ad assicurare a WikiLeaks il ruolo di potente strumento di aiuto per i giornalisti.

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