L’ informazione? Un pessimo business, anche per Google

| 12 marzo 2010 |

Afghanistan

Secondo Chris Dixon, un noto esperto di start-up, l’ idea che l’ azienda di Mountain View tragga profitti direttamente dai giornali è solo cattiva informazione – In realtà internet ha mostrato l’ informazione giornalistica per quello che è: un pessimo affare e Google ha contribuito a questo risultato in molti modi, per esempio aiutando gli utenti a trovare delle fonti sostitutive di notizie – E anche Google non ci fa sopra i soldi

(via Luca De Biase)

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C’ è un mito molto diffuso secondo cui i motori di ricerca hanno guadagnato sui siti web di informazione. Qualche mese fa Rupert Murdoch ha detto che Google si era inventato un brillante business model evitando di pagare per le notizie prodotte da altri ma da cui ricava pubblicità.

La verità – giura l’ imprenditore-investitore Chris Dixon* – è che l’ informazione è un pessimo business. Punto. Anche Google non ci fa sopra i soldi.

Dixon pubblica come esempio i risultati di una ricerca su Google sulla frase: “afghanistan war” (in alto).

Come vedete – rileva Dixon – non c’ è nessuna pubblicità sulla pagina. E questo perché le inserzioni accanto a “afghanistan war” genererebbero ricavi così bassi che Google ritiene che non valga la pena. Google si può permettere di farlo con le ricerche sulle notizie (così come con  altre categorie di richieste) perché il vero business è vendere inserzioni nelle pagine di ricerche in cui l’ utente ha intenzione di comprare. Sono quei settori che fanno molti soldi, come viaggi, elettronica di consumo e problemi legali. Le ricerche nel campo dell’ informazione sono uno spreco.

E’ solo un “accidente” storico che categorie di informazioni “pesanti” come le vicende internazionali e la cronaca investigativa abbiano fatte parte di un business redditizio. Internet ha rovesciato questo modello perché: 1) ha fornito un nuovo metodo di distribuzione della piccola pubblicità (vedi Craiglist); 2) ha moltiplicato la fornitura di giornali da 1 o 2 per abitazione a migliaia per abitazione, e ha quindi ridotto drammaticamente la voglia di pagare per avere notizie; e 3) ha disaggregato i settori dell’ informazione, rendendo sempre più difficile la cosiddetta “cross subsidization”.

Internet alla fine ha mostrato l’ informazione giornalistica per quello che è: un pessimo affare. Google senza dubbio ha contribuito a questo risultato in molte maniere indirette, fra cui l’ aver aiutato gli utenti a trovare delle fonti sostitutive di notizie. Ma l’ idea che Google tragga profitti direttamente dai giornali – conclude Dixon – è solo cattiva informazione.

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* Dixon, noto per aver finanziato realtà come Skype e Milo.com, è il numero 1 della classifica dei 25 top angel investor del 2010 stilata da YouNoodle



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