L’ esplosione dell’ informazione locale in Usa vanifica i progetti di pay wall sull’ online

| 1 settembre 2010 | Tag:, , , , , ,

Patch

Mentre i manager dei quotidiani si sono tormentati  per quasi due anni per capire se e come applicare l’ accesso a pagamento ai loro contenuti online, ora, secondo Alan Mutter (Reflexions of a Newsosaur), tutto sta ad indicare che i grandi portali, le emittenti radiotelevisive e le altre aziende di media non hanno nessuna intenzione di chiedere ai lettori di pagare per accedere ai siti locali sempre più ambiziosi che stanno costruendo

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Local news rivals doom publisher pay walls

di Alan D. Mutter

I siti di informazione locale che stanno realizzando Yahoo, AOL, Huffington Post e un numero crescente di altri protagonisti del web sono destinati a distruggere le speranze di molti editori di giornali di far pagare l’ accesso ai propri contenuti online.

Mentre i manager dei quotidiani si sono tormentati  per quasi due anni per capire se e come applicare l’ accesso a pagamento, tutto sta ad indicare che i portali, le emittenti radiotelevisive locali e le altre aziende di media non hanno nessuna intenzione di chiedere a chicchessia di pagare per accedere ai siti locali sempre più ambiziosi che stanno costruendo.

Con un numero sempre più ampio di rispettabili siti locali che diffondono informazioni per costruire traffico destinato agli inserzionisti, i quotidiani semoplicemente non potranno essere in grado di far pagare l’ accesso – specialmente quando i loro articoli nel giro di pochi minuti si potranno consultare gratuitamente su un gran numero di siti concorrenti.

La corsa all’ informazione locale ha guadagnato in questi giorni un nuovo protagonista quando è diventato chiaro che Yahoo si sta preparando a lanciare un grande sito locale a San Francisco. Come detto qui e qui, Yahoo ha investito circa 90 milioni di dollari per rilevare Associated Content in modo da riempire i suoi siti locali con tonnellate di contenuti prodotti senza spese.

Yahoo si aggiunge agli sforzi che stano facendo AOL con Patch.Com, MSNBC  con Everyblock.Com, Huffington Post (per esempio, HuffPost-New York) e varie emittenti radiotelevisive (fra cui  NBC Philadelphia).

Per non parlare delle centinaia di siti locali gestiti da singoli (West Seattle Blog), finanziati da filantropi (MinnPost) o sostenuti da venture capital (Outside.In). Nella sola area di San Francisco la Graduate School of Journalism di Berkeley ha identificato più di 250 siti locali.

Anche i succosi scoop pubblicati dai giornali su carta od onloine non potranno restare esclusivi per molto tempo. Ci vorranno solo pochi minuti per mettere in moto  la macchina che controlla ogni articolo comparso sui giornali locali. La tecnica del “QuickRead” sviluppata dall’ Huffington Post è solo un esempio di come sia facile rubacchiare i contenuti .

Oltre a setacciare gli articoli dei quotidiani, AOL e Yahoo puntano a spingere i citizen journalist a riempire i loro siti con contenuti originali prodotti senza costi. Nelle sue mail di ricerca di collaboratori a San Francisco Associated Content promette 10 dollari per il primo articolo.

Schiere di ‘giornalisti’ sottopagati potranno fare come quello che ha raccolto  storie come questa, producendo contenuti locali in quantità tale da soddisfare anche i più voraci e attenti consumatori di notizie.

Con la pubblicità sui giornali che dovrebbe raggiungere quest’ anno  meno della metà della cifra record di 49,4 miliardi di dollari raccolti nel 2005, gli editori si sono trastullati con l’ idea di far pagare per l’ accesso ai loro siti web.

Dato che anche i quotidiani più parsimoniosi pagano più di 10 dollari ad articolo, non si possono rimproverare gli editori se vogliono recuperare i costi della creazione dei contenuti facendo pagare le notizie online che gran parte di loro ha diffuso gratuitamente per un decennio e mezzo.

Tuttavia, i pochi editori coraggiosi che hanno cercato di far pagare i contenuti hanno ottenuto risultati meno che incoraggianti.

Newsday è diventato famoso per essere riuscito a convincere solo 35 persone quando inizialmente decise di imporre una tassa per entrare nel suo sito(…)

Il Valley Morning Star di Harlingen, Texas, ha operso quasi la metà del suo traffic web quando ha cominciato a imporre I pagamenti, nel luglio 2009, secondo i dati pubblicati da Quantcast.Com. E sebbene il giornale sia tornato all’ accesso gratuito sul suo sito web nell’ aprile scorso, il suo traffico solo reecentemente ha recuperato.

E’ stata ampiamente dimostrata la resistenza degli utenti a pagare in presenza di una pletora di possibili alternative gratuite e non ci sono dubbi che far pagare la copertura giornaliera dell’ informazione – anche quella locale – non è una via fruttuosa per la maggioranza dei quotidiani generalisti.

Invece di perdersi in esercizi come mettere a pagamento  l’ accesso ai necrologi, gli editori hanno bisogno di di concentrarsi sul loro potere di mercato, sulle loro risorse per la creazione di contenuti e sulle loro capacità di vendere pubblicità, sviluppando prodotti unici per stampa, web e mobile che possano essere giudicati validi dagli utenti e dagli inserzionisti.

Per qualsiasi altro editore che non si occupi di economia o di governo, come il Wall Street Journal e per certi versi il New York Times, I opay wall non funzioneranno. Per tutti gli altri è tempo di muoversi su dei programmi più produttivi.

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