Internet: la inarrestabile marcia verso lo zero del valore dei contenuti

| 14 giugno 2010 |

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La “legge” di Scott Adams, famoso disegnatore satirico Usa (nella foto una strip di Dilbert, un suo personaggio),  conferma le osservazioni empiriche secondo cui sulla Rete, come osserva Giuseppe Granieri, “il valore dei contenuti giornalistici ha difficoltà ad essere venduto, e sempre più anche a garantire una retribuzione per chi li produce” – Per Adams, autore di alcune riflessioni che Lsdi presenta, “la gente nel futuro potrebbe arrivare a scrivere libri interi, anche buoni, solo a scopo pubblicitario, magari per promuoversi come consulenti, docenti o simili” – Qualcuno dirà che “ il contenuto rintracciabile sui media sarà una schifezza perché non ci saranno professionisti a produrlo”, ma “sono convinto che questo basso livello qualitativo sarà compensato dalle migliori capacità di ricerca. Da qualche parte là fuori ci sono artisti talentuosi che non ci aspetteremmo di trovare e che hanno voglia, per una serie di motivi, di creare contenuto gratuito. E così, più la nostra abilità di cercare contenuto mediatico migliora e più il valore di quel contenuto si avvicinerà allo zero”

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“Man mano che la nostra abilità di cercare nei contenuti dei media diventa più efficace, il valore economico dei contenuti  tende a zero”.

Giuseppe Granieri, su Bookcafè, cita questa ‘’legge”  – battezzandola “Legge di Adams”, dal nome di Scott Adams, uno dei maggiori disegnatori satirici americani (creatore delle strisce di  Dilbert- nell’ immagine), che l’  ha formulata -, per dare spessore alle osservazioni empiriche che – spiega – facciamo quotidianamente sulla Rete secondo cui, sempre più, “il valore dei contenuti giornalistici ha difficoltà ad essere venduto, e sempre più anche a garantire una retribuzione per chi li produce”.

“Nei diversi ambiti artistici (a partire dalla musica) e dell’industria culturale – osserva ancora Granieri -, da tanti anni ormai si cercano i quasi mitologici modelli di business in grado di restituire un valore commerciale alla creazione di content.

Scott Adams, autore di Dilbert, formula una legge apparentemente dirompente che ratifica questa nostra osservazione empirica: «Man mano che la nostra abilità di cercare nei contenuti dei media diventa più efficace, il valore economico dei contenuti tende a zero».  E,  a supporto della formulazione, mette un breve ragionamento che apre a riflessioni ulteriori e che merita una lettura: The Adams Theory of Content Value”.

Che Lsdi propone in traduzione italiana.

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The Adams Theory of Content Value
di Scott Adams

(da Dilbert)

“Man mano che la nostra abilità di cercare nei contenuti dei media diventa più efficace, il valore economico dei contenuti  tende a zero”.

Ho sentito da qualche fonte, benché non del tutto affidabile, che il 90% del totale della musica ascoltata dalle persone per uso personale è rubato. Poniamo per un secondo che questo dato sia vero. D’ altra parte da internet  possiamo ottenere gratuitamente qualsiasi film, telefilm e best seller, se non ci dà fastidio contaminare il nostro shopping con un’ abbuffata di violazioni del copyright. Giornali, riviste e fumetti come Dilbert sono disponibili gratuitamente su Internet da anni.

Al momento, molte persone continuano a pagare per i contenuti dei media. Ma i motivi per cui sono spinte a farlo presto evaporeranno. Pensiamo ai libri. La maggior parte delle persone continua a preferire i vecchi libri di carta, ma il Kindle e gli altri e-reader stanno velocemente prendendo piede. Non mi è ancora capitato di trovare qualcuno che abbia comprato il Kindle e sia poi tornato sui suoi passi ai normali libri cartacei. Sembrerebbe un viaggio a senso unico. Il Kindle e apparecchiature simili sono stati progettati per poter comprare copie legali di libri, vano tentativo per prevenire l’inevitabile: evitare che tutti i contenuti mediatici diventino gratuiti.

Ora è arrivato l’iPad, che sembra destinato ad essere utilizzato prima di tutto come uno strumento per “rubare”: porterà ad un cambiamento della nostra società allo stesso modo in cui l’ampia diffusione illegale di alcol  riuscì a cambiare le leggi proibizionistiche. Questo non vuol dire che il cambiamento sarà negativo, ma sto dicendo che sarà inevitabile.

L’iPad ha una capacità di navigazione che ti permette di trovare su Internet qualsiasi contenuto, sia esso legale o non;  e, soprattutto, di sfruttarlo da dovunque tu sia. Una volta acquistato un iPad, gli unici motivi per continuare a comprare libri, giornali e riviste di carta saranno:

1)       vuoi leggere all’aperto, dove l’iPad non li legge tanto bene

2)       non vuoi infrangere la legge

3)       è ancora un po’ difficile cercare contenuto illegale

4)       il Kindle è più economico dell’iPad.

Ma mi immagino che prima o poi l’iPad sarà facile da leggere anche alla luce naturale, magari anche in combinazione con qualche nuovo tipo di occhiali da sole del futuro. E quando i possessori del Kindle inizieranno a rendersi conto dell’inutile costo dei libri, cominceranno a vedere l’iPad come un affare.

Poi c’è il tema del non voler infrangere la legge. Anche i più giovani sanno che rubare è sbagliato, ma prova a chiedere ad un ragazzino di dieci anni cosa ne pensa della legge sul copyright e come risultato otterrai uno sguardo perso nel vuoto.

Agli studenti viene permesso di scaricare gratuitamente da Internet materiale protetto da copyright per poter fare le ricerche e ovviamente, considerando il contesto educativo, capisco che sia legale. Contemporaneamente però ogni ragazzo sta imparando dai suoi amici che scaricare musica o film da Internet è una pratica comune. Pagare per il contenuto su Internet è una cosa strettamente generazionale e svanirà.

Quelli tra di voi che leggono questo blog sono già abbastanza esperti da trovare e scaricare gratuitamente qualsiasi cosa. Ma potrei scommettere che gli internauti intorno ai quarant’anni di età ancora non sanno come fare per trovare illegalmente contenuto gratuito. Forse, ad un certo punto, una ricerca su Google di qualsiasi libro famoso reindirizzerà ad una fonte illegale in cima alla pagina. Quando questo succederà, Amazon.com venderà principalmente elettronica, utensili domestici e vestiti.

Prevedo che la professione dell’autore, così come è successo per i maniscalchi e i cowboy, andrà in pensione nei prossimi anni. Nel futuro, chiunque sarà uno scrittore e alcuni saranno più prolifici e migliori degli altri. Ma nessuno pagherà per leggere il lavoro creato da un altro. La gente nel futuro potrebbe arrivare a scrivere libri interi, anche buoni, solo a scopo pubblicitario, magari per promuoversi come consulenti, docenti o simili. Ma nessuno fra quelli nati oggi è il prossimo autore super best seller. Questo lavoro non esisterà più.

In quanto autore, la mia reazione d’impulso è quella di presupporre che il contenuto rintracciabile sui media sarà una schifezza perché non ci saranno professionisti a produrlo. Comunque sono convinto che questo basso livello qualitativo sarà compensato dalle migliori capacità di ricerca. Da qualche parte là fuori ci sono artisti talentuosi che non ci aspetteremmo di trovare e che hanno voglia, per una serie di motivi, di creare contenuto gratuito. E così, più la nostra abilità di cercare contenuto mediatico migliora e più il valore di quel contenuto si avvicinerà allo zero.

(traduzione di Giulia Dezi)


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