Internet: dopo Wikileaks un campo di battaglia per il controllo dell’ informazione

| 27 ottobre 2010 |

Julian

Mentre Julian Assange in una intervista accusa la stampa americana di ‘’gornalismo tabloid’’, dalla Svezia, il titolare dell’ azienda che ospita i server del sito, un ex militante di Pirate Bay, assicura che continuerà a garantire al lavoro del sito il massimo dell’ anonimato, in linea con le norme svedesi che assicurano una assoluta protezione alle fonti di informazioni giornalistiche

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Al di là delle rivelazioni contenute nei quasi 400 mila nuovi documenti appena pubblicati, l’ irruzione di Wikileaks sulla scena dell’ informazione mondiale ha trasformato internet in un ‘’ campo di battaglia di una nuova zona di guerra’’, dove ‘’ad essere conteso è il controllo completo sull’ informazione’’.

Le questioni di scenario sollevate dall’ attività di Julian Assange e del suo sito sono al centro di una serie di interessanti riflessioni su Myweb2.0.it.

Intanto, il titolare dell’ azienda che ospita Wikileaks spiega che continuerà ad assicurare al lavoro del sito il massimo dell’ anonimato, in linea con le norme svedesi che assicurano una assoluta protezione alle fonti di informazioni giornalistiche. Mentre Assange, in un’ ampia intervista a Democracy Now, accusa i giornali Usa di fare giornalismo ”da Tabloid” e conferma che ”le minacce ricevute da parte del Pentagono non fermeranno Wikileaks dal diffondere altri documenti militari rrelativi alla guerra in Afghanistan”.

> Internet – osserva Myweb2.0 – si è trasformata nel campo di battaglia di una nuova zona di guerra, dove da una parte c’è un’associazione, i cui membri agiscono protetti dall’anonimato, che pubblica rapporti segreti crittografati e protetti da qualsiasi tipo di accesso esterno, mentre dall’altra ci sono soggetti governativi (non soltanto americani) che provano (finora inutilmente) a censurare (mettendo al bando la criptatura adottata da Wikileaks) e decrittografare questi documenti nonché a dare la caccia a quel Julian Assange che si definisce “editor in chief” di Wikileaks.

Si tratta – aggiunge – di una ‘’battaglia etica, dove ad essere conteso è il controllo completo sull’informazione; non è quindi quel genere di battaglie che spesso in passato hanno visto l’esercito più forte del mondo uscire vittorioso’’.

Non a caso anche la logistica e le basi tecnologiche di Wikileaks fanno riferimento a un contesto di forte impegno politico e culturale. Lo conferma una intervista di qualche giorno fa di Backcich.info al responsabile dell’ azienda che ospita la rete di server di Wikileaks e che fornisce loro la connettività.

ViborgSi tratta di Mikael Viborg (nella foto), ex membro dell’ equipe del sito di file sharing Pirate Bay, oggi proprietario dell’ azienda di  hosting svedese PRQ. Che, dalla Svezia, rivendica una posizione militante sui temi della libertà di espressione, delle protezione delle fonti giornalistiche e dell’ anonimato degli internauti. L’ azienda di Viborg ospita i siti di Wikileaks, di Pirate Bay ma anche di alcuni gruppi di ribelli ceceni e, ancora, di forum sospetti di pedofilia.

Noi – spiega Viborg – offriamo una moltitudine di servizi. Più spesso i nostri clienti sistemano i loro server nei nostri locali e noi forniamo loro elettricità e connessione internet senza alcuna forma di censura e di implicazione da parte nostra. E non siamo noi – aggiunge – a contattare i nostri potenziali clienti, ma sono loro a farlo, e il più delle volte anonimamente.

La legge svedese, continua Viborg, offre una forte protezione per la libertà di espressione, ma non ci sono grosse differenze con quelle degli altri paesi occidentali. In più, però, abbiamo una fortissima protezione delle fonti che rende illegale per tutte le autorità ogni tentativo di accertare da dove proviene una informazione giornalistica. La protezione maggiore è senza dubbio quella dei fornitori di accesso ad internet che non hanno nessun obbligo di verificare e di registrare i dati dei loro clienti. Che non hanno l’ obbligo di registrare la loro attività… per il momento. PRQ rifiuta semplicemente di chiedere i documenti e conserva, malgrado le richieste, l’ anonimato dei suoi clienti.

Viborg esclude nell’ intervista (che è però del 13 ottobre) di aver ricevuto pressioni da parte degli Usa o della Svezia a proposito di Wikileaks e sostiene di non aver mai incontrato Assange.  Rifiuta qualsiasi commento sui presunti contrasti interni al gruppo che anima il sito a proposito della gestione di Assange e della sua concezione della libertà di espressione.

Quanto ai protocolli di sicurezza che la sua azienda osserva, ‘’tocca ai clienti – precisa – assicurare la propria sicurezza attraverso i loro sistemi di hardware e software e gestire l’ aggiornamento e la scelta dei sistemi di utilizzo. Noi assicuriamo l’ anonimato’’.

Wikileaks è nato dalla sconfitta della stampa tradizionale? In parte – risponde Viborg -. Ma penso anche che Wikileaks sia uan conseguenza inevitabile di internet. Un forum in cui tutti possono dire quello che vogliono in forma anonima, senza curarsi troppo di quello che dicono i media tradizionali.

I progetti futuri di PRQ?  Consacriamo la maggior parte del nostro tempo – osserva Viborg – a migliorare i nostri servizi e a cercare i mezzi per garantire ancora meglio l’ anonimato dei clienti. Cerchiamo di anticipare le nuove leggi e di adattarci. Il nostro scopo è continuare ad offrire in futuro i servizi che già offriamo oggi.

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