In soli cinque paesi il 46% degli internauti di tutto il mondo

| 20 novembre 2010 |

Internet

Uno studio della Morgan Stanley sottolinea fra l’ altro il grosso gap ancora esistente fra tempo dedicato ad internet e volume di investimenti pubblicitari – L’ autore dello studio lo vede in termini di “stratosferica opportunità” (50 miliardi di dollari) ma sarebbe troppo semplicistico pensare che questa grande occasione continui a non essere colta solo per miopia – Manca invece una vera e profonda riflessione sull’efficacia della pubblicità on line, sulla fruizione e sui livelli di attenzione che essa genera in termini di permanenza e memorabilità del messaggio

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Il 46% degli 1,8 miliardi di internauti che si contano sulla faccia della Terra si concentrano in 5 paesi: Cina (348 milioni), Usa (240 mln), Brasile (76 mln), India (61 mln) e Russia (60 mln). E alcuni di essi stanno crescendo in maniera molto intensa: in Russia il tasso di aumento è stato del 31% anno su anno, in Cina il 29% e il 18% in India, contro il 4% di crescita in Usa e il 3% in Cina.

Negli Stati uniti il livello di penetrazione di internet ha raggiunto il 76% della popolazione, contro il 39% di Brasile, il 42% in Russia, il 29% in Cina e solo il 5% in India.

L’ aumento degli internauti a livello globale è stato del 13%, mentre quello del tempo dedicato a internet – pari a 18.800 miliardi di minuti – è aumentato del 21%.

Sono alcuni dei dati contenuti in uno Studio della Morgan Stanley, presentato martedì a San Francisco in occasione del ”Web 2.0 summit”.

Lo studio propone un’ ampia gamma di dati, dallo sviluppo e la penetrazione dei sistemi ‘mobili’ alla crescita di iPhone e iPad – illuminante l’ andamento del rapporto fra pagine viste su desktop e pagine viste su apparecchi mobili: da 17 a 83% del 2006 al 16 a 84% del terzo trimestre 2010

Curioso il confronto fra i paesi di lingua inglesi e la Cina, dove nel terzo trimestre del 2010 si registravano 673 milioni di utenti attivisu Tencent, il social network più diffuso nel paese (con un tasso di crescita del 31% nel solo terzo trimestre e 1,4 miliardi di dollari di ricavi attraverso l’ acquisto di avatar, di giochi, ecc.) e i paesi di lingua inglese dove Facebook raccoglie 620 milioni di visitatori, con una crescita del 51% (ma anno su anno).

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Molto interessante il grafico qui sopra, dove vengono comparati il tempo globale dedicato a ciascuna piattaforma e gli investimenti pubblicitari su di esse. Mentre la stampa occupa il 12% del tempo speso, ottiene il 26% della pubblicità, mentre all’ estremo opposto internet registra il 28% del tempo ma ottiene solo il 13% degli investimenti pubblicitari. Nel mezzo la radio (16 contro 9%) e la tv (31 contro 39).

Il grafico è al centro di alcune osservazioni di Pier Luca Santoro che, sul suo Giornalaio, sottolinea come emerga ‘’con chiarezza ancora una volta il forte sbilanciamento a cui è ancora soggetto internet, con un rapporto tra tempo speso dall’utenza e budget pubblicitari apparentemente non corretto.

Secondo la direttrice del gruppo di ricerca sulle tecnologie di Morgan Stanley, questo gap, con un valore stimano di 50 miliardi di dollari Usa, rappresenta un’ opportunità importantissima.

Personalmente ritengo che questa considerazione sia eccessivamente meccanicistica e ottimista.

(…) Sotto il profilo della comunicazione pubblicitaria, le imprese sono costantemente alla ricerca di nuovi mezzi e modalità di comunicare, al fine di influenzarla a proprio vantaggio, con l’utenza. Ritenere che questa “stratosferica opportunità” continui a non essere colta per miopia è sicuramente un errore.

Se da un lato è infatti necessario continuare  la ricerca di nuove, e più efficaci, modalità di comunicazione e relazione, dall’altro si impone una riflessione sull’efficacia della pubblicità on line, sulla fruizione e sui livelli di attenzione che essa genera in termini di permanenza e memorabilità del messaggio.

Diceva Arthur Schopenahauer – conclude Santoro -: “la vita e i sogni sono fogli di uno stesso libro: leggerli in ordine è vivere, sfogliarli a caso è sognare”. E’ una costatazione sulla quale vale la pena di riflettere attentamente applicandola anche a questo contesto.

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