Il Sindacato cronisti romani festeggia 100 anni di storia

| 30 marzo 2010 |

Cronisti Il Sindacato dei cronisti romani festeggia a fine aprile i 100 anni di storia. Venne infatti fondato il 5 agosto del 1910 da una sessantina di giornalisti dei quotidiani, “Il Messaggero”, “La Tribuna”, “Il Popolo romano”, “Il Giornale d’Italia”, “L’Osservatore romano”, “ Corriere d’Italia” e “Idea nazionale”, che si riunirono in assemblea costituente in via Due Macelli 12 in alcune stanze al pianterreno concesse da Costanzo Chauvet proprietario dell’omonimo palazzo e direttore de “Il Popolo romano”.

Per l’ occasione – spiega una nota del Sindacato – sono state organizzate diverse iniziative, che prenderanno il via il 23 aprile con un un confronto pubblico tra amministrazione cittadina, l’ attuale sindaco Alemanno e l’ex sindaco Clelio Darida, e tra Gigi Proietti e cronisti doc sul tema del “come eravamo ieri e come siamo oggi” attraverso la presentazione di due libri editi dal SCR e di un film/documentario curato dalla Teche Rai.

La centenaria vicenda del Sindacato cronisti offre lo spunto alla prima delle due pubblicazioni all’insegna di “Cento anni di Roma, cento anni di cronaca, cento anni di Sindacato cronisti romani”, una cavalcata secolare dentro la cronaca e le cronache giornalistiche e le attività del SCR. Il volume è dotato di un appendice storica di documentazione. La seconda pubblicazione è un libro/documento sull’informazione oggi e sul come è cambiata “Guida all’universo comunicazione” : nuovi modelli di giornalisti, il boom dell’elettronica ecc. con l’inedita appendice di leggi, codici, norme, regole ecc.

In progettazione figurano tre Premi/concorso: “Il Premio Roma del cronista”, “ Il Premio giovane fotoreporter romano” e il “Premio il cittadino cronista” con il coinvolgimento degli esponenti della città e del mondo della comunicazione. In cantiere, poi, una rassegna cinematografica retrospettiva di film su Roma e la cronaca d’intesa con la Cineteca nazionale. Da novembre e per tre mesi, infine, mostra/rassegna multimediale al Museo di Roma in Trastevere messo a disposizione dal Comune di Roma. La mostra è realizzata in collaborazione con gli archivi di generazioni di fotografi. In esposizione foto, cinegiornali d’epoca, documenti e curiosità su 100 anni di vita romana e di cronaca cittadina. Nel periodo della mostra, convegni sull’informazione e visite guidate per le scuole, per quelle di giornalismo, per associazioni culturali e ricreative.

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Nella nota dei cronisti la storia del Sindacato
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CENTO ANNI DEL SINDACATO CRONISTI ROMANI

Il Sindacato cronisti romani nasce il 5 agosto del 1910. L’evento è annunciato il giorno prima da “Il Messaggero”. Le cronache e i documenti dell’epoca raccontano che una sessantina di giornalisti dei quotidiani, “Il Messaggero”, “La Tribuna”, “Il Popolo romano”, “IL Giornale d’Italia”, “L’Osservatore romano”, “ Corriere d’Italia” e “Idea nazionale”, si riunisce in assemblea costituente in via Due Macelli 12 (tel 12-34), intorno a mezzogiorno, in stanze al pianterreno concesse da Costanzo Chauvet proprietario dell’omonimo palazzo e direttore de “Il Popolo romano” (ancora oggi il nome della testata appare in bella vista nel fronte dell’edificio).

La riunione in via Due Macelli si apre sulle ali dell’entusiasmo per la conquista di un posto al sole della cronaca cittadina. Proprio all’inizio di quella estate trova una collocazione fissa, in genere in quarta pagina, con una propria testata di riferimento. “Il Messaggero” inaugura la pagina della “Cronaca di Roma” il 21 giugno 1910, con l’apertura dedicata “Ancora sulla malaria” e con altri titoli significativi “Gli impiegati e le elezioni amministrative”, “La festa degli ascolani”, “Il grave ferimento di via dell’Armata”. E sono le notizie di cronaca e le cronache giudiziarie dei grandi processi (allora non c’erano i patteggiamenti a sottrarli all’opinione pubblica) a decretare il successo dei giornali di una città all’avanguardia in Italia nel numero dei quotidiani stampati, e in particolare le fortune di tre: “La Tribuna” con 60mila copie, “Il Messaggero” con 45mila e “Il Popolo romano” con 35mila.

Quando scatta la censura fascista, la prima vittima è la cronaca. Ai fini della moralizzazione e dell’educazione delle masse, in altre parole con l’intento di cloroformizzare l’opinione pubblica, Mussolini in persona riduce le pagine dei giornali, ordina la smobilitazione della nera, niente più notizie su fattacci, suicidi, tragedie passionali, violenze e stupri contro minori, costringe la bianca a trasformarsi in esaltazione delle opere di regime.

Abolito dal fascismo il Sindacato cronisti si ricostituisce nel 1945 con la passione e la voglia di rinascita che caratterizzano il periodo dell’immediato dopoguerra. La cronaca riscatta la ribalta con il ritorno della libertà, ampliando i propri orizzonti specialmente con la fine della grande stagione della stampa politica in auge fra il 1945 e il 1947. Nonostante la dittatura delle immagini imposta dall’avvento della televisione, e nonostante la rivoluzione tecnologica senza uguali dall’epoca di Gutemberg, la cronaca conserva lo smalto di mestiere di punta del giornalismo, contribuendo, come nel caso di quella romana, alla crescita civile e democratica della comunità cittadina.

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