Il segreto dell’ innovazione: puntate…, mirate…, fuoco!

| 10 giugno 2010 |

Tiro-a-segno

In una delle sue Riflessioni, Alan Mutter, noto blogger ed esperto  di strategie per l’ innovazione, sintetizza in una sorta di piccolo vademecum il meccanismo che dovrebbero seguire le testate giornalistiche nel loro processo di cambiamento

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Puntate, mirate, fuoco! E’ questo, second Alan D. Mutter – un esperto di strategie dell’ innovazione dei media e autore del famoso blog Reflections of a Newsosaur – il meccanismo che dovrebbero seguire i giornali nel loro processo di cambiamento.

Puntate – Prima di tutto identificate l’ audience e il flusso di ricavi che volete raggiungere. Allora, e solo allora, pensate a quale prodotto realizzare e alla piattaforma appropriata (stampa, web, mobile, tablet, ecc.) su cui diffonderlo.

Questo approccio è diverso dal comportamento sbagliato, di molti giornali, di realizzare dei prodotti e pensare ai mercati a cui destinarli solo in un secondo momento. Nel caso peggiore, i giornali fanno dei prodotti ma dimenticano nello stesso tempo di individuare i mercati. La mancanza di successo per prodotti fuori mercato o poco studiati ha l’ effetto di spegnere l’ entusiasmo organizzativo per eventuali future imprese innovative. E questo non  sarebbe un buon risultato in un momento in cui i giornali hanno bisogno di essere più creativi che mai per attrarre nuovi lettori e nuovi ricavi.

Mirate – Appena avete identificato potenziali lettori, flusso di ricavi e prodotto, dovete passare alla realizzazione mettendo a punto un business plan dettagliato e raffinato che include, ma che non si limiti ad esso, un obbiettivo economico e una valutazione demografica del potenziale mercato;  una proiezione solida; una minuziosa analisi dei costi e un piano generale per lo sbarco del prodotto sul mercato.

Dopo aver completato questo lavoro, dovrete sapere chi nell’ organizzazione del progetto farà che cosa, quando lo dovrà fare e – soprattutto – quanto tutto questo costerà. Se questo esercizio vi sembrerà troppo complicato  o troppo costoso e vi darà l’ idea che non ne valga la pena, quello sarà il momento chiave per abbandonare il progetto. Se andrete avanti, l’ insieme delle aspettative determinate da un piano economico ben congegnato dovrebbe assicurare una realizzazione ragionevolmente agevole. E dovrebbe impedire discussioni imbarazzanti su eventuali costi di produzione non previsti.

Fuoco. Questa è la fase in  cui  realizzare un prototipo da testare sul mercato per verificare il suo appeal in modo da poter regolare l’ offerta per ottimizzare l’ accettazione da parte dei consumatori. Molti giornali inciampano in questo nodo perchè spendono troppo tempo e troppi soldi per cercare di fare un prodotto perfetto.

Se la perfezione può essere l’ obbiettivo finale, il lancio (o versione beta) di un prodotto deve essere “abbastanza buono” per consentirvi di approvare o respingere il concetto. Se il prodotto ha successo, avete tutto il tempo di aggiungere i lustrini che vi pare. Ma non c’ è motivo di sprecare tempo e risorse per qualcosa che dovreste buttar via. Dunque, non andate troppo per il sottile. Mettete il prodotto sul mercato, raccogliete in maniera oggettiva gli input dei clienti e raffinatelo se ce n’ è bisogno.

Una volta che avrete una valutazione onesta delle sue potenzialità, o lo agghindate con un po’ di servizi eleganti, e lo sostenete con un buon budget di marketing – oppure lo togliete di mezzo se non decolla.

L’ insuccesso non è auspicabile, naturalmente, ma è una possibilità.Molte start-up a Silicon Valley hanno fatto fiasco invece di diventare  Netscape, Silicon Graphics o Friendster. Ma, pensateci un momento, anche di queste aziende, una volta grandi, negli ultimi tempi non abbiamo più sentito parlare.

Potete aumentare le vostre probabilità di successo sviluppando e lanciando un prodotto mirato per un mercato selezionato con cura. Se il vostro primo progetto  non ha successo, fate un onesto esame dei vostri errori e provate, provate, provate di nuovo.

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