Il giornalista del futuro e l’ arte di scrivere il codice

| 20 gennaio 2010 |

codice Dopo i blog, Facebook e Twitter, i giornalisti dovranno imparare anche a usare direttamente il linguaggio per la ‘’scrittura’’ delle pagine web – Un articolo del sito web del Guardian, secondo cui alla fine l’ importante è non aver paura dei nuovi media ma abbracciarli seguendo sempre l’ ispirazione dell’ etica del giornalismo

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Prima si parlava tanto di blog. Poi sono sbarcati su Facebook e Twitter. Ora l’ ultima moda fra i giornalisti sarà saper ‘’scrivere’’ il codice?

Se lo chiede un articolo sul sito online del Guardian, in cui agli aspiranti giornalisti di oggi si consiglia di imparare a saper usare i codici per la ‘’scrittura’’ delle pagine web.

‘’E c’ è una certa logica in questo – commenta il quotidiano londinese -. Fino ad ora un giornalista cercava notizie e fatti che venivano poi confezionati e passati al lettore. Nel mondo digitale però ci sono piattaforme diverse che un giornalista può usare per diffondere quelle informazioni – dalle mappe alle applicazioni per il mobile, fino alla ‘’augmented reality’’ (vedi Lsdi, Realtà potenziata…). E per farlo bisogna che sia in grado di usare il codice.

Di fatto  sempre più giovani giornalisti stanno cominciando a imparare. Il trend, rileva il Guardian, è stato avviato da Ryan Tate per Gawker, e ha poi convinto anche altri giornalisti di varie testate, fra cui il New York Times e Forbes.

Per loro scrivere il codice è semplicemente un sistema per trattare le notizie nel miglior modo possibile e può a volte portare anche a qualche avventura multi-milionaria.

Come l’ ex giornalista del Daily Mail Greg Hadfield, che ha fondato Soccernet vendendolo poi quattro anni dopo per 40 milioni di sterline. Qualche giorno fa ha annunciato che sta per lasciare il suo incarico di capo del settore Sviluppo digitale del Gruppo Telegraph Media per diventare direttore dei progetti strategici dell’ agenzia di design digitale Cogapp di New York. “Io credo che quello futuro sarà un nuovo tipo di giornalismo – ha detto -. Si tratta di sviluppare un diverso atteggiamento nei confronti della propria audience’’. E in questo la conoscenza del codice è di grande aiuto.

Tutti i giornalisti allora dovranno imparare come si scrive del codice? Certamente no, risponde il Guardian. Ci saranno sempre dei modi diversi di fare il lavoro giornalistico. Una strada resterà quella di uscire in strada o prendere il telefono e chiedere delle cose, trovare le informazioni corrette e scrivere. Un’ altra strada sarà invece quella di trovare le notizie e costruire una piattaforma intorno ad esse.

Quindi non tutti i giornalisti hanno bisogno di sapere come si elabora del codice, ma scrivere o registrare non sono i soli modi di diffondere informazioni.

L’ importante – sottolinea il Guardian – è non aver paura di questi nuovi media e abbracciarli seguendo sempre l’ ispirazione dell’ etica del giornalismo.

C’ è già e ci sarà sempre di più un dibattito du questo fronte. Alan Rusbridger, il direttore del Guardian, già ha affrontato questo aspetto chiedendo: ‘’E’ digitale…ma è giornalismo?’’ nel suo discorso al Media Standards Trust sul tema “Why journalism matters”. In cui, a proposito dei nuovi esperimenti digitali, ha detto: ‘’Credo che sia futile negare che c’ è qualcosa di realmente interessante ed eccitante in tutto questo, ma la sfida vera sarà su cosa potremmo considerare giornalismo professionale’’

In questo periodo – conclude il Guardian – le testate giornalistiche si trovano a dover affrontare grossi problemi economici e quindi molte persone saranno d’ accordo sul fatto che è una buona cosa guardare a nuovi modelli di raccolta e distribuzione di notizie importanti. Ma alla fine, i valori etici sono quelli che danno forma al giornalismo. Perché non bisognerebbe applicarli anche ai nuovi format?

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