Il giornalismo e la Rete: ma la legge-bavaglio nega ai cittadini anche il diritto di informare

| 8 agosto 2010 |

Bavaglio

Su Apogeonline Giovanni Boccia Artieri rilancia l’ appello di Massimo Mantellini al mondo del giornalismo a un impegno sulla “legge bavaglio” che vada oltre il parziale risultato pro domo ottenuto e si estenda al diritto di parola più allargato – E il post di accompagnamento ad alcuni articoli di Repubblica “La legge-bavaglio nega ai cittadini il diritto di essere informati”, simbolo di contestazione visibile, andrebbe rivisto per ampliarne il senso anche sul lato dei lettori-potenziali-scrittori: “La legge-bavaglio nega ai cittadini il diritto di informare”

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Ai giornalisti il diritto di informare e ai cittadini il diritto di essere informati?

E invece no, non è più così. Con la Rete quel diritto dei cittadini si è sdoppiato: diritto ad essere informati (correttamente) ma anche diritto a produrre informazioni.

Quello che una massa crescente di soggetti (non più solo oggetto delle comunicazioni di massa e quindi audience per i media, consumatori per il mercato e cittadini rispetto alla sfera pubblica – osserva Giovanni Boccia Artieri su Apogeonline) sta facendo ormai da tempo  “esprimendo valutazioni nei nostri blog, difendendo posizioni con commenti nei gruppi su Facebook, caricando messaggi video che raccontano il presente attraverso i mezzi semplici e quotidiani che abbiamo a portata di mano”.

La questione è particolarmente importante in relazione alla campagna poltiico-culturale contro la Legge bavaglio, visto che per  il comma 29 dell’articolo 1 della legge sulle intercettazioni – spiegato molto bene da Elvira Berlingieri – le cose sono abbastanza chiare. Tenere un blog equivale ad avere una testata giornalistica. L’estensione dell’obbligo di rettifica entro 48 ore a tutti i siti informatici equipara di fatto organizzazioni come i giornali solidamente tutelate da consulenti giuridici, denaro e solidarietà di “casta”, quando non politica, con l’espressione di opinioni in pubblico di un singolo cittadino attraverso il suo blog personale.

Ed è su questo piano che – prosegue Boccia Artieri – mi sembra appropriato il richiamo che fa Massimo Mantellini al mondo del giornalismo richiedendo un impegno sulla “legge bavaglio” che vada oltre il parziale risultato pro domo ottenuto e si estenda al diritto di parola più allargato:

Visto che i giornalisti chiesero a gran voce a suo tempo la mobilitazione della blogosfera al loro fianco contro il decreto Intercettazioni ora mi aspetto che ci sia spazio per un’altra inedita virtuosa sinergia. I blogger lanceranno alte grida al cielo contro l’obbligo di rettifica e i giornalisti compatti scenderanno in strada al loro fianco.

Il fatto che la discussione sulla legge slitti a settembre o forse che sia addirittura ritirata non toglie la necessità culturale, fuori da ogni corporativismo, di sostenere il cambiamento di senso della posizione nella comunicazione che stiamo sviluppando e ampliare il diritto democratico alla presa di parola in pubblico.

Il post di accompagnamento degli articoli de La Repubblica “La legge-bavaglio nega ai cittadini il diritto di essere informati”, simbolo di contestazione visibile, andrebbe rivisto per ampliarne il senso anche sul lato dei lettori-potenziali-scrittori: “La legge-bavaglio nega ai cittadini il diritto di informare”.

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