Il fondatore di WikiLeaks dichiara guerra a Wired

| 22 ottobre 2010 |

Wiki

Durissime dichiarazioni di Julian Assange su Twitter: la rivista ‘’ha una sua precisa agenda, non verifica i fatti ed è inaffidabile’’- Un articolo del Guardian – Secondo Assange la notizia diffusa da Wired secondo cui il suo sito starebbe per pubblicare una enorme quantità di dossier sulla guerra in Iraq sarebbe ‘’un’ altra bufala’’

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Il fondatore di WikiLeaks, Julian Assange, ha sferrato un duro attacco verbale contro la rivista Wired US, sostenendo che la pubblicazione “ha una sua precisa agenda, non verifica i fatti e non è affidabile”.

Assange, che guida il controverso sito al centro della pubblicazione di numerose fughe di notizie – riporta il Guardian -, ha spiegato che la testata edita da Condé Nast è in costante e netta opposizione ed è una “fonte di ogni sorta di disinformazione nei confronti di WikiLeaks”. In particolare, il riferimento è alle anticipazioni (giudicate ‘’false’’) secondo cui il sito sarebbe stato in procinto di pubblicare 500.000 documenti riservati degli Stati Uniti relativi alla guerra in Iraq.

Kevin Poulsen, senior editor di Wired, sarebbe poi “responsabile di un numero incredibile di altre informazioni false [circa] WikiLeaks”, continua Assange su Twitter.

Qualche ora dopo l’agguerrito dispaccio di WikiLeaks, Poulsen – prosegue il quotidiano britannico – ha risposto al fuoco con un post sul sito di Wired: “Assange è notoriamente permaloso con la  stampa critica … Ha una forte personalità e, a volte, le sue reazioni riflettono questo suo aspetto”.

La disputa ha origine da un articolo di Wired in merito alle circostanze dell’ arresto del 22enne soldato statunitense Bradley Manning, accusato di aver fatto trapelare a WikiLeaks il materiale riservato relativo alla guerra in Iraq. Assange ha richiesto che fosse aperta un’ indagine sul ruolo giocato da Wired nell’arresto, e adesso dichiara che la diffusione della “disinformazione” da allora “è incrementata vertiginosamente”.

Assange ha inoltre sostenenuto che l’indiscrezione pubblicata lunedì 18 ottobre sul blog di Wired – secondo cui WikiLeaks starebbe preparando la pubblicazione di centinaia di migliaia di documenti riservati sulla guerra in Iraq – “è un’altra bufala”.

Poulsen ha difeso Wired dalle accuse di Assange, affermando che la rivista ha trattato sia “i successi che le battute d’arresto” di WikiLeaks, e che non sono stati pubblicati “errori sostanziali” senza le adeguate correzioni.

“Non posso dire che non sono stato colpito dalle accuse rivoltemi da Assange lo scorso giugno – per lo più via proxy – secondo cui avrei auto un ruolo nell’arresto della presunta fonte di WikiLeaks, Bradley Manning”, ha dichiarato Poulsen. “Ma Assange sbaglia a pensare che quelle false rivelazioni abbiano alterato il nostro approccio alle vicende di WikiLeaks… Siamo contenti di essere tra le poche realtà a fornire notizie in merito, e pensiamo di proseguire su questa strada, senza favoritismi né animosità”.

Nei giorni scorsi – prosegue il Guardian –  il Pentagono ha richiesto pressantemente che i media non pubblichino i documenti riservati che WikiLeaks intende rendere pubblici, riferendosi al sito come ad “un’organizzazione poco raccomandabile”.

Il colonnello David Lapan ha chiesto a WikiLeaks di “consegnare i documenti sottratti al governo degli Stati Uniti e (…) di non pubblicarli”, aggiungendo: “La preoccupazione è che WikiLeaks possa continuare a fare quello che fa approfittando della credibilità delle testate giornalistiche che ne facilitano l’ accreditamento”.

(a cura di Andrea Fama)

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