Il declino della carta stampata si allarga ai magazine

| 8 maggio 2010 |

Newsweek

Newsweek, una delle maggiori riviste americane, è stato messo in vendita e rischia di chiudere – L’ approccio di nicchia non ha funzionato e l’ anno scorso i ricavi pubblicitari sono scesi del 30%, mentre per quest’ anno si profila una emorragia di circa 20 milioni di dollari – Nei mesi scorsi era toccato a Gourmet e Portfolio, due grandi nomi della Condé Nast, chiudere i battenti, mentre Business Week è stato acquistato per 5 milioni di dollari da Bloomberg – Con Newsweek potrebbe succedere lo stesso visto che sembra interessata all’ acquisto un’ altra importante agenzia, la Reuter’s

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diMatteo Bosco Bortolaso

New York – Newsweek, uno dei maggiori magazine americani, è in vendita, e rischia di chiudere. La società che controlla la rivista, proprietaria anche del Washington Post, ha gettato la spugna. Un paio di anni fa aveva tentato il rilancio con un approccio “di nicchia”, avvicinandosi a modelli più “intellettuali” come il britannico The Economist o gli americani The Atlantic e The New Yorker, rimanendo pur sempre con un taglio generalista. Le email spedite costantemente dal team di Newsweek – importanti quanto lo erano gli articoli nella lontana era della carta stampata – puntano sempre più alle opinioni, o rimandano a lunghi saggi di portata ambiziosa come “Il declino e la caduta dell’America cristiana”.

Il magazine andava male dal 2007. L’anno scorso le vendite pubblicitarie erano calate del 30%. Quest’ anno, l’emorragia dovrebbe essere di 20 milioni di dollari. Cosa è andato storto? Già nella “trasformazione di nicchia” si scorgevano le prime avvisaglie di come sarebbe andata a finire: Newsweek aveva “garantito” meno lettori del solito agli inserzionisti, riducendo le stime da 2,6 a 1,5 milioni (nel secondo semestre del 2009 erano un po’ di più, 1,9 milioni).

“Per decenni, la rivista ha avuto successo perché la pubblicità raggiungeva molti lettori – si leggeva in una nota aziendale dai toni ottimisti – ma questa strategia non funziona più: gli inserzionisti cercano gruppi demografici più selezionati”. Una strategia scelta – o imposta dal pubblico – anche per il concorrente principale di Newsweek, Time, che nel 2007 poteva contare su un bacino di lettori ridotto (-20%).

La rivista concorrente, di proprietà della Time Warner, non sembra preoccupata dalla triste sorte del magazine “cugino” (sono come L’Espresso e Panorama in Italia). “Time – dicono i responsabili aziendali – rimane in buona salute, fa profitti ed è una fonte credibile di notizie, cronaca ed analisi, per milioni in America e nel mondo, su carta stampata, online, e iPad”. Quest’anno, continuano i rappresentanti di Time Warner, “abbiamo avuto profitti”.

Newsweek è l’ultimo a cadere sotto la scure della crisi della carta stampata: nei mesi scorsi era toccato a Gourmet e Portfolio, due grandi nomi della Condé Nast che hanno dovuto chiudere i battenti. Business Week, invece, è stato acquistato per cinque milioni di dollari da Bloomberg (era di proprietà della McGraw Hill e LSDI ha raccontato il passaggio di consegne qualche tempo fa). Il caso più umiliante è stato quello di TV Guide, venduto nel 2008 per la cifra simbolica di un dollaro.

Newsweek fu fondato nel 1933 ed è passato alla società del Washington Post nel 1961. Che accadrà ora? Difficile dirlo. La rivista potrebbe chiudere per sempre. Oppure potrebbe essere acquistata da un fondo, rilanciata, avere nuova vita. Potrebbe essere interessata la potente agenzia giornalistica Thomson Reuters.

Sarebbe un’ ipotesi interessante: sarebbe la replica di Bloomberg, potente agenzia, che prende il timone di Businessweek, rivista boccheggiante. Altri osservatori puntano su un futuro tutto online: contenuti e firme potrebbero essere inglobate in una testata telematica già controllata dal Washington Post, The Slate.

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