Il 44% degli internauti francesi si rifiuta di pagare per i prodotti culturali su internet

| 9 novembre 2010 |

LeMonde

(da lemonde.fr )

La cultura del gratuito sembra essere ben ancorata negli internauti francesi, se si crede a ciò che dice lo studio BVA-Orange presentato in occasione degli incontri internazionali della cultura, dell’economia e dei media a Avignone.

Quasi la metà degli intervistati (44%) non vuole pagare per “nessun contenuto culturale su internet”, una percentuale che si alza quando si parla di stampa, video giochi e serie tv.

Il 74% degli intervistati afferma che grazie a internet, il loro accesso alla cultura è “aumentato in modo importante”, un sentimento ancora più forte tra le giovani generazioni (82% di chi ha meno di 25 anni). Il fatto di dover pagare per dei beni ottenuti gratuitamente (legalmente o no), è largamente rifiutato. Senza grandi sorprese, sono le famiglie più abbienti (più di 3000 euro di stipendio mensile) ad essere le meno refrattarie a pagare per della musica o dei film su internet (solo un terzo si rifiuta di pagare).

La volontà o il rifiuto di pagare per un bene culturale varia secondo la natura del bene. Campione del sondaggio sono le serie tv: solo l’8% degli intervistati dice di essere disposto ad acquistare un episodio. Il costo unitario elevato (dai 2 ai 3 euro a episodio, la stagione completa diventa così più cara di un cofanetto DVD) e le limitazioni per la visione (il file può essere aperto solo entro 48 ore in alcune offerte) possono spiegare questo risultato.

La gente si rifiuta di pagare anche per i video giochi (12%) e la stampa (14%). L’acquisto di musica e film, invece, è leggermente più accettato, con rispettivamente il 27% e il 26% degli intervistati che dice di essere disposto a pagare per alcuni di questi contenuti.

Se l’internauta si rifiuta di pagare, chi deve finanziare la cultura? Per più del 60% degli intervistati, di sinistra e di destra, è allo Stato e alle comunità locali che spetta mettere mano al portafogli.

Un quarto degli intervistati sostiene che anche le imprese dovrebbero partecipare allo sforzo, assieme allo Stato.

(traduzione a cura di g.l.m.)

I commenti sono chiusi.